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Vox, pubblicato nel 2018 in Italia da Editrice Nord, è lo sconvolgente esordio letterario di Christina Dalcher, linguista americana laureata in italiano ed esperta di dialetto fiorentino. Questo della Dalcher è un romanzo distopico che ci racconta un futuro spaventoso e terrificante, creando scenari esagerati che ci spingono a riflettere profondamente sul nostro presente e sulla società in cui viviamo.

“Spero che questo libro ti abbia fatto arrabbiare un po’. E che ti abbia fatto riflettere”, scrive l’autrice nei suoi ringraziamenti e sono proprio la rabbia e lo sgomento che ci hanno accompagnato durante la lettura, pagina dopo pagina.”

Il culto della vita domestica

In un futuro pervaso da uno sconvolgente fanatismo religioso, in una versione degli Stati Uniti lontana, ma che così tanto lontana poi non sembra, le donne vengono considerate l’immoralità all’interno di una società che è alla disperata ricerca di una rinnovata purezza.

Segregate in uno stato di prigionia psicologica ed emotiva alle donne è concesso di dire solo 100 parole al giorno, non una di più. Le donne vengono così completamente escluse dalla sfera pubblica, non possono dialogare, leggere, lavorare, scrivere o comunicare con i gesti, il loro unico compito è quello di essere delle mogli sottomesse e delle madri devote.

“Un giorno da mia figlia ci si aspetterà che sappia fare la spesa e gestire le faccende di casa, che sia una moglie devota e diligente, e per queste mansioni serve saper contare e non certo conoscere l’ortografia, né la letteratura. E non serve nemmeno avere una voce.”

Assistiamo a una vera e propria “riesumazione del culto vittoriano della vita domestica” (Cult of domesticity), dove regnava la convinzione che uomini e donne avessero doveri ben separati. La vita politica ed economica era concentrata nelle mani maschili, mentre le faccende femminili erano esclusivamente legate all’ambiente domestico.

I valori imprescindibili per una donna erano la sottomissione e la purezza. Ed è proprio in questo scenario, che rabbrividendo, vediamo come la donna, nel giro di un attimo, perde tutto, non solo la voce, il diritto di parola e di opinione, ma la libertà. Ed è proprio sull’importanza di lottare per quest’ultima che l’autrice si concentra. Che cosa sono disposte a fare le donne per essere ascoltate, per usare la propria voce?

Laggendo Vox

Le tematiche trattate da Christina Dalcher non sono nuove, ma di certo l’autrice è stata brava a far nascere in noi lettori la paura, l’angoscia e l’ansia per una realtà tanto crudele e ingiusta. Il senso di ingiustizia è profondo, viscerale e a tratti ingestibile. Capitolo dopo capitolo, ci rendiamo conto di come l’equilibrio tra il bene e il male sia sottile e costantemente in pericolo. Vediamo anche come davanti al fanatismo i cittadini diventino deboli, impotenti e passivi. Ed è proprio la passività a far trionfare il male.

Con una scrittura semplice e diretta, l’autrice ci dice di stare attenti, di osservare attivamente la società in cui viviamo, e di non smettere mai di far sentire la nostra voce, l’arma più potente che abbiamo. Non è un monito solo al femminile quello della scrittrice, ma anzi, la sensazione che si ha leggendo questo libro è che il messaggio sia diretto con forza anche verso il mondo maschile.

Al di là delle scelte stilistiche e di scrittura della Dalcher, che specialmente nel finale non ci hanno molto convinto, questo romanzo è sicuramente una base interessante per riflettere con attenzione su quale sia il ruolo della donna nella società e sulle sfide che deve ancora affrontare per non perdere la propria identità.

Lo avete letto? Che cosa ne pensate?

6 Replies to “Vox. Christina Dalcher. 2018”

  1. Avevo già sentito parlare di questo romanzo ma non ho avuto il tempo di leggerlo; la vostra bellissima recensione mi ha comunque confermato un’idea che mi ero fatta, cioè che questo libro, nella tematica e nell’approccio, assomigli molto al Racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Voi che ne pensate, lo avete letto? 🙂

    1. Sì, in molti paragonano i due romanzi. Noi il libro della Atwood lo dobbiamo ancora leggere, ma in effetti facendo qualche piccola ricerca sembra proprio che tematica e approccio siano gli stessi. Ce lo consigli?

  2. Se avete la possibilità di leggerlo, ve lo consiglio 🙂 l’ho trovato interessante, anche per il suo finale aperto che lascia spazio all’ambiguità e all’interpretazione! Buon lavoro e buone letture! 🙂

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