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The Game è l’ultimo libro di Alessandro Baricco, pubblicato da Einaudi a ottobre 2018. È un saggio che esplora le origini e gli sviluppi di quella che l’autore definisce insurrezione digitale. Quel fenomeno che negli ultimi anni ha messo al centro della vita delle persone gli smarthphone, il web e i social network. Questo cambiamento ha profondamente rivoluzionato il loro modo di rapportarsi, interagire e perfino di percepire la realtà. L’inevitabile attestazione delle conseguenze anti-comunitarie e individualiste di questa trasformazione non è centrale nel discorso di Baricco. Questo non assume il tono di una riflessione storica o sociologicamente critica, ma piuttosto quasi quello di un’investigazione antropologica.

Il saggio continua il discorso iniziato dalla raccolta di articoli pubblicati da Baricco in trenta puntate su La Repubblica, dal 12 maggio al 21 ottobre 2006, che sono poi diventati il libro I Barbari. Saggio sulla mutazione edito Fandango e Feltrinelli. The Game riprende alcune di quelle idee, attualizzandone la portata e conducendole dritte dritte fino a noi: all’epoca in cui il digitale si sta imponendo quasi come la dimensione privilegiata del reale. La copertina richiama non a caso il tema grafico di quella del Whole Earth Catalog di Stewart Brand, il leggendario eco-catalogo che Steve Jobs ha definito “Google in versione cartacea”.

I Barbari  

Per comprendere a pieno il messaggio di The Game è utile partire quindi proprio dalle riflessioni de I Barbari. L’idea centrale sulla quale Baricco costruisce quell’opera è la presa di coscienza dell’esistenza di una mutazione in atto nella cultura del mondo occidentale. Una mutazione che trascende il normale avvicendamento generazionale per configurarsi come «uno smantellamento sistematico di tutto l’armamentario mentale ereditato dalla cultura ottocentesca, romantica e borghese».

Ed è qui che con una pittoresca metafora entrano in gioco i barbari. Infatti, una crisi dei modelli culturali di tale portata non può che provocare un grande sgomento nella percezione collettiva. Sgomento simile a quello che in tempi antichi seguiva il verificarsi di un’invasione barbarica. In quei momenti tutta la cultura a cui si era abituati rischiava di essere travolta e distrutta.

Le origini di questa moderna mutazione che sgomenta sono rintracciate da Baricco in due processi. Primo nell’affermarsi di alcune innovazioni tecnologiche capaci di comprimere spazio e tempo. Secondo nel riassestamento dello scenario sociale che avrebbe consentito a “homines novi” l’accesso al regno di alcuni privilegi da cui prima erano esclusi. Il punto d’arrivo di questa riflessione è che sarebbe meglio non opporsi all’idea della mutazione per non rinunciare alla possibilità di una qualche governabilità di essa.

Un nuovo illuminismo

Ritroviamo questa stessa convinzione unita a un ottimismo apparentemente incantato in The GameQuesto libro ci presenta delle mappe fisiche del mondo in cui viviamo che si configurano come vere e proprie metafore geologiche. Queste sono usate da Baricco per spiegare quel percorso tecnologico e antropologico che va da Space Invaders, il famoso videogioco Arcade del 1978, a Facebook e all’iPhone, dalle tecnologie cloud alla sharing economy, da Amazon allo streaming.

In questo modo egli cerca di delineare una teoria delle mutazioni tecnologiche dell’era digitale tracciando una cartina del presente digitale in cui viviamo. Ma quello che sta al centro del discorso di Baricco è la volontà di comprendere la mutazione umana che sta alla base di questa rivoluzione digitale: partita dai pionieri “nerd” della contro-cultura californiana è riuscita a diffondersi su scala mondiale. Sono loro che hanno generato e realizzato quell’idea rivoluzionaria di un futuro aperto e intangibile, insofferente verso gerarchie ed élite. Ma in che modo? e che effetto ha avuto questo processo su di loro e su di noi? Baricco risponde a queste domande parlandoci della nascita di un nuovo illuminismo le cui parole chiave sono “movimento” e “strumenti”.

Strumenti e movimento

“Siamo arrivati al punto di valutare le cose a partire dalla loro capacità di generare o ospitare movimento. E non c’è verità o meraviglia che non risulti inutile, ai nostri occhi, se incapace di entrare nella corrente di qualche significativo flusso collettivo. Così, ciò che accade tende a farlo, per esistere veramente, con la forma di una traiettoria, di rado con la compostezza di un punto: sempre più spesso non ha un inizio, non ha una fine, e il suo senso è scritto nella traccia cangiante che lascia dietro di sé. Stelle Cadenti. Cosi ci muoviamo, ininterrottamente, e questo ci dà quell’andatura un po’ nevrotica e dispersiva che ci fa, a tratti, dubitare di noi stessi.”

Questo nuovo illuminismo ha un carattere davvero unico. Sta riusicendo a cambiare gli esseri umani non attraverso idee e principi, ma semplicemente sostituendo gli strumenti e le tecnologie che fanno parte della loro quotidianità, imponendo così in modo quasi naturale un nuovo criterio fondamentale per valutare la realtà: il movimento. Proprio Stewart Brand fu il primo a notare l’origine materialistica e dinamica del nuovo illuminismo cercando di replicarne la portata attraverso il suo leggendario eco-catalogo. Un nuovo modo di accedere alle informazioni, alla cultura, un modo innovativo di organizzare la percezione della vita.

La ricerca di un umanesimo contemporaneo

L’analisi dell’impatto che questo nuovo illuminismo ha avuto e sta avendo sugli umani permette a Baricco di accompagnarci lungo un percorso molto interessante attraverso cui, come al solito, riesce a compiere affascinanti acrobazie intellettuali. Ci spiega la complessità di questo nuovo sistema di gioco digitale attraverso l’interpretazione di una coscienza collettiva non del tutto consapevolizzata. Il Game con le sue contraddizioni e i suoi pericoli si presenta come un tentativo istintivo, mai completamente teorizzato e forse per questo non completamente dimostrabile, di ovviare alle tragedie e agli orrori del Novecento, prodotti dai suoi nazionalismi, ideologie, gerarchie ed élite.

Questo è sicuramente l’aspetto più travolgente e straordinario della rivoluzione digitale. Ha la capacità di abbattere le barriere e di promuovere un sogno di uguaglianza che punta a rendere il mondo e la sua cultura accessibili ovunque e a ogni persona. Il libro ci parla però anche di alcuni dei pericoli che tale rivoluzione nasconde. Cerca di spiegare l’apparente contraddizione dei monopoli economici e il rapporto ambiguo e rischioso tra umano e artificiale.

Contemporary Humanities

I limiti e le contraddizioni del Game sono però sempre trattati attraverso il filtro di un ottimismo entusiasta che verso la fine fa appello alla necessità di quelle che lui definisce, su suggerimento dei suoi alunni, “contemporary humanities”. Con questa espressione Baricco si riferisce a quelle discipline che mirano a una sintesi più armoniosa fra tecnologia e persone, fra innovazione e riflessione. La straordinaria potenza e il reale valore della rivoluzione digitale non giace solo nel progresso e nell’innovazione tecnologica generata da un mondo fatto di regole e ingegneri, per la maggior parte bianchi e uomini.

Il vero fulcro delle sue potenzialità positive e il modo per scongiurare quelle negative potrebbe essere collegato a una sua futura transizione. Un percorso che potrebbe condurla verso una dimensione umanistica. Un nuovo spazio capace di accoglierla e inserirla in un discorso più vasto che attraverso un’evoluta capacità di guardare, sentire e vivere sia in grado di dare spessore significante al suo costante movimento.

Leggendo The Game

Sia che si tratti del romanziere che del saggista, per qualche strana ragione Baricco è uno scrittore che riesce sempre a polarizzare gli umori di chi lo legge. O lo si ama o lo si odia, sembra non ci sia una via di mezzo. Noi amiamo molto i suoi romanzi e troviamo che i suoi saggi siano sempre illuminanti grazie al suo dinamismo intellettuale. Hanno quella grande capacità di vedere e fare collegamenti significativi fra cose e concetti apparentemente scollegati. Dobbiamo però ammettere che nei saggi fra intuizioni davvero brillanti espresse attraverso un linguaggio sempre meraviglioso, ci sono momenti in cui la prosa sembra rimirarsi un po’ allo specchio tralasciando i lati un po’ più oscuri del Game.

The Game, come quasi tutte le sue opere, ha suscitato reazioni molto positive ma anche molte critiche. Fra quelle che abbiamo in parte condiviso c’è il poco spazio dedicato agli aspetti più controversi del Game e della globalizzazione. Questo sistema che ha di fatto creato molta ineguaglianza e sta rischiando di appiattire le differenze culturali. Gli stessi “hippie nerd” californiani sono anche imprenditori e oltre ad aver abbattuto confini ed élite hanno di fatto creato monopoli mostruosi che oggi soli hanno il controllo delle risorse per investire in tecnologie d’avanguardia come l’intelligenza artificiale o la realtà aumentata.

D’altra parte l’interesse di Baricco come abbiamo detto in apertura non è di natura sociologica ma più antropologica. La semplificazione o brevità con cui ha trattato alcuni aspetti sistemici e negativi del Game possono essere lette come conseguenze derivate dall’intento generale del saggio. Il valore del percorso qui proposto non sta nella volontà di spiegare o giudicare le regole del Game quanto in quella di illustrare come esse stiano cambiando la dimensione intellettuale ed emotiva dell’umano.
Quindi ci sentiamo di consigliare questo saggio a chiunque sia interessato a riflettere sulla rivoluzione digitale da una prospettiva umanistica, l’unica secondo Baricco che ci permetterà di apprezzare e consapevolizzare la sua reale portata.

Voi lo avete letto? Vi trovate fra le schiere degli amanti o dei critici dei romanzi e saggi di Baricco?

5 Replies to “The Game. Alessandro Baricco. 2018”

  1. Interessante recensione! I barbari me l’ero letto a suo tempo, ma poi ho perso di vista Baricco e le sue opere per moltissimi anni… però con quello che hai scritto mi hai incuriosito su questo! Grazie!

    1. Siamo contenti di averti incuriosito! Riprende il discorso de I Barbari e lo sviluppa da una prospettiva nuova. È una lettura interessante, in particolare se ti appassionano i temi legati al mondo digitale. Buona lettura!

  2. Ciao! Ho letto Baricco e ho sempre apprezzato solo due cose Novecento e un saggio sulla Milano-Sanremo. Interessante il tema di The Game ma temo di ritrovare analisi già lette in alcuni scritti di Jonathan Franzen o di Pynchon sui Luddisti (non lo comprerò ma posso sempre farmelo prestare da qualcuno) però resto dell’idea che Baricco sia comunque da seguire, non è un innovatore ma fa discutere e le discussioni smuovono il cervello. Ho letto anche il suo articolo sulla Repubblica su l’elité insomma è da seguire nel bene e nel male!

    1. Ciao! Questo saggio secondo me si inserisce proprio in quella linea di dibattito, sia poi sviluppata in forma di romanzo o di saggio. Credo però che l’originalità del suo approccio stia nell’esprimere un punto di vista più Europeo, rispetto ai grandi autori americani che citi. Ho visto un’intervista sui canali di Einaudi in cui Baricco e McEwan si confrontavano proprio sulle diverse prospettive, europea e americana, nell’analizzare la rivoluzione digitale. Posso dire che avrei voluto forse vedere alcuni aspetti trattati diversamente, ma il punto di vista e la tesi di fondo offrono per me senz’altro una prospettiva particolare. Sono poi anch’io dell’idea che Baricco sia un grande divulgatore e che il suo modo di pensare e scrivere nel bene e nel male riesca sempre a generare riflessioni da non perdere. Grazie mille per il tuo interessante commento, buona lettura! 🙂

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