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Resoconto è il primo libro di una serie di tre romanzi – in lingua originale Outline, Transit, Kudos – di Rachel Cusk, scrittrice canadese che vive in Inghilterra. La trilogia è scritta dall’autrice tra il 2014 e il 2018. Einaudi ha appena pubblicato – Settembre 2018 – il primo volume all’interno della collana Stile Libero Big con la traduzione di Anna Nadotti. Noi speriamo escano presto anche i successivi perché consideriamo questa, una lettura significativa.

Una struttura innovativa

La trilogia rappresenta il punto di arrivo della ricerca letteraria che Rachel Cusk ha compiuto nei romanzi precedenti. Traccia un grande affresco della natura umana con uno stile e una struttura molto innovativi. Leggendolo si ha quasi quell’impressione che capita di provare quando ci troviamo a osservare con rispetto e sana curiosità la casa di qualcun altro. Lo sguardo che spazia sulle foto alle pareti, che si sofferma sui titoli della libreria. Si colgono gli odori, accarezzando la superficie dei mobili in cerca di particolari che possano rivelarci che cosa significhi vedere, sentire e vivere attraverso il filtro di un’altra persona.

La serie di romanzi della Cusk inaugurata da Resoconto è stata definita trascendente (transcendent literary trilogy) difatti l’opera, pur con una prosa diretta e d’immediata lettura, tocca temi che trascendono la praticità dell’esperienza individuale generando riflessioni altre.

Tempo e spazio si dilatano

La storia è raccontata in modo molto originale quasi mirasse a superare la forma stessa del romanzo. Una scrittrice inglese va ad Atene per insegnare scrittura presso un corso estivo. Queste coordinate spazio-temporali restano invariate per tutta la durata di Resoconto eppure allo stesso tempo sembrano dilatarsi in un modo indefinito accogliendo tutte le esperienze che circondano la donna e che lei in qualche modo interiorizza.

Questa struttura originale unita allo stile narrativo che usa poche connessione avverbiali e molte digressioni rende il romanzo una composizione poliedrica e, a prima vista, disomogenea negli argomenti trattati. Il testo sorvola infatti svariate tematiche come l’esperienza della perdita, la natura della vita famigliare, dell’intimità, il dono e peso della memoria e di molte delle esperienze fondamentali della vita senza soffermarsi apparentemente su nessuna di loro. Si ha l’impressione che non ci sia un centro tematico vero e proprio ma che il dilatarsi interiore continuo di tempo e spazio renda ogni argomento polivalente.

Il centro si delinea progressivamente

Eppure proseguendo con la lettura ci accorgiamo che c’è un elemento centrale che tiene insieme la meravigliosa cascata di impressioni, pensieri e memorie che compongono questo romanzo. Questo centro è dato secondo noi dall’esperienza del creare, in particolare da quella dello scrivere, non intesa unicamente come atto pratico ma soprattutto come atteggiamento mentale di apertura, ascolto e mediazione.

Una parte importante di Resoconto è dedicata proprio al corso di scrittura dove la nostra protagonista si reca a insegnare. Durante la prima lezione propone ai suo studenti una semplice attività: “…ho chiesto a ognuno di dirmi qualcosa che aveva notato venendo lì”. Questa esercitazione diventa l’occasione per esplorare quanto ognuno veda, ascolti, senta in modo unico e come la comunicazione creativa per essere efficace e reale debba sempre configurarsi come atto di mediazione e quindi riflesso di un modo particolare di osservare la vita.

Guardare la vita con gli occhi dello scrittore

L’atto dello scrivere origina senza dubbio da una spinta interna e centrale all’individuo ma questo libro ci fa riflettere su quanto lo scrivere venga soprattutto delle capacità di instaurare una comunicazione empatica con l’altro e di cogliere nell’esperienza quotidiana quegli elementi che ci rendono umani e ne definiscono il valore.

“La vita sembra così ricca quando la guardo con gli occhi dello scrittore, mentre la vita la mia vita spesso appare sterile, come un arido pezzo di terra, dove per quanto io mi dia da fare non crescerà mai nulla.”

Resoconto ci fa riflettere sulle connessioni esistenti tra i soggetto e l’oggetto dell’immaginazione artistica e sulle relazioni fra il mistero della creatività individuale e la capacità di ascolto. Ragioniamo così sulla possibilità di dare equilibrio all’impulso all’auto-celebrazione della propria esistenza individuale riuscendo allo stesso tempo a nutrire l’istinto creativo con la modestia necessaria a valorizzarne la bellezza in relazione a quella degli altri.

Leggendo Resoconto

Mentre leggiamo Resoconto vediamo una donna complessa che guarda la vita con occhi da scrittrice e ce la racconta. Lei è presente come io narrante eppure si dissolve nel coro delle voci delle persone che riporta.

In questo modo il testo fa luce sul grande paradosso che sta alla base del mistero della capacità creativa. Creare significa esprimere noi stessi agli altri ed esprimere noi stessi agli altri presuppone una comprensione profonda dei loro criteri interpretativi. Allora, quanto a fondo riusciamo veramente a creare, ossia esprimere noi stessi, senza perderci completamente negli altri, ossia ciò che abbiamo imparato a conoscere profondamente? non corriamo il rischio in definitiva di creare qualcosa che è completamente diverso da ciò che ci eravamo prefigurati di inseguire?

Il libro non può che configurarsi come una risposta indeterminata e incompleta a questo quesito paradossale. La domanda è troppo grande e difficile, ma la risposta per quanto indefinita è comunque meravigliosa. Un mosaico di splendidi frammenti colti dalle diverse voci riportate dalla nostra protagonista con cui alla fine del romanzo sentiamo di condividere tanto, in particolare la passione verso le storie e verso la capacità di vedere, ascoltare e raccontare quei meravigliosi dettagli che ci rendono irrimediabilmente umani.

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