“Quando si finisce di scrivere una storia, la storia non è più tua appartiene al lettore” così diceva Sepùlveda al Salone del libro dell’anno scorso durante l’evento con Giancarlo De Cataldo. Ci eravamo molto emozionate durante quell’incontro quando eravamo finalmente riuscite a vedere di persona l’autore di romanzi meravigliosi come Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996) o Il vecchio che leggeva romanzi d’amore (1989).

La sua morte, questo giovedì 16 aprile, così come per molti suoi lettori, è stato un evento che ci ha rattristato profondamente. Per ricordarlo abbiamo ripreso in mano un libro letto parecchio tempo fa: si tratta di Raccontare, resistere che raccoglie le sue conversazioni con il giornalista e scrittore Bruno Arpaia. Il titolo del testo si riferisce a una citazione dello scrittore brasiliano João Guimarães Rosa che per intero recita:

“Le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: raccontare è resistere.”

Raccontare, resistere

In questa lunga chiacchierata pubblicata nel lontano 2002, ma ancora molto attuale, Luis Sepùlveda parla di tutti i temi che più lo hanno appassionato come la politica di ieri e di oggi, l’amore per la poesia, la nascita dei movimenti globali, gli scrittori che per lui sono stati formativi e anche come sia possibile raccontare temi difficili come la lotta, il carcere e l’esilio. Grandi temi che ritroviamo sviluppati più o meno direttamente non solo nelle sue opere più famose ma soprattuto nei suoi molti racconti.

Ciò che colpisce sempre di questo scrittore e che lo ha fatto amare e lo fa amare da migliaia di lettori, noi comprese, è come in lui la vita letteraria abbiamo sempre coinciso con la vita personale, vissuta all’insegna della lotta contro regimi e violenza. La letteratura per lui era uno spazio essenziale per la conservazione della memoria: non solo intesa come conservazione di un passato importante, ma anche come modo per recuperare sé stessi. In ciò si ravvisa quell’idea di letteratura impossibile da non amare, almeno per noi, in cui a un grande talento narrativo si mescola un’idea di etica e di condivisione.

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