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Esce oggi in libreria una piccola perla per gli amanti della letteratura inglese. Ivy Compton-Burnett è una grande autrice del Novecento. La Fazi Editore, che ci ha pemesso di leggerne l’anteprima, ha deciso di ripubblicarla dopo un lungo periodo in cui l’editoria italiana e anche inglese sembrava averla dimenticata. La Compton-Burnett nasce a Pinner, Londra nel 1884 in una grande famiglia numerosa. Il padre, linguista e medico omeopata, aveva studiato con Freud a Vienna. La madre, bella e intelligente, sembra avesse un atteggiamento distaccato verso i figli. Alla sua morte nel 1911 è Ivy a farsi carico delle sue mansioni, esercitando questo ruolo in modo molto autoritario, in particolare con le sorelle.

Assumerà così proprio i tratti di quella tirannia famigliare che sarà il fulcro tematico di molte delle sue opere. L’autrice muore nel 1969 dopo aver pubblicato 19 romanzi tutti scritti con uno stile unico che prende forma quasi esclusivamente attraverso i dialoghi

I dialoghi

In Più Donne che Uomini l’uso dei dialoghi è studiato accuratamente per descrivere con originalità e acutezza le dinamiche famigliari e i rapporti fra uomini e donne. Questo è stato il nostro primo libro di Ivy Compton-Burnett. Ci ha colpito molto positivamente per l’originalità della forma stilistica e per i temi trattati. Il contesto e le dinamiche relazionali e famigliari descritti sono quelli dell’alta borghesia tardo vittoriana. Eppure rappresentano un po’ una metafora applicabile alle famiglie autoritarie di ogni epoca.

Finiamo di leggere la storia scossi dagli eventi inaspettati. Non siamo certi se amare o detestare la protagonista della vicenda, la direttrice dell’istituto femminile Josephine Napier, che tiranneggia con insegnanti e famigliari. Ma in lei non possiamo fare a meno di notare una grande forza d’animo. E ci accorgiamo che forse questa caratterizza lo spirito autoritario femminile in generale: spesso portatore anche di un’energia prorompente e pervasiva, quella che controlla, ma nel farlo, cerca di proteggere e preservare. 

La natura del potere

La presenza della figura profondamente prevaricatrice al centro di Più Donne che Uomini inserita nel contesto claustrofobico e conformista della vita famigliare tardo vittoriana ci dice tanto sulla natura del potere in generale e di quello femminile in particolare. Il libro racconta come si svolgeva la vita nelle ricche tenute di quegli anni dove, per mantenere il controllo e l’equilibrio costante dei sistemi famigliari, i più oscuri segreti venivano celati dietro le più cortesi espressioni di formalità ed educazione.

In Più Donne che Uomini vediamo i dialoghi artefatti e costruiti proprio per esprimere tali dinamiche, nascondendo fra i non detti un’emotività repressa e rivelando le relazioni di forza e debolezza fra i personaggi. Li vediamo infatti comunicare per ellissi. Si esprimono con poche parole, ma molti significati sottintesi riuscendo comunque sempre a esprimere, preservare e perpetuare la retorica delle gerarchie, il conformismo e l’immobilità del proprio sistema, famigliare o professionale. 

Il potere e il femminile

Essendo la protagonista di Più Donne che Uomini una donna, vediamo i dialoghi restituire una riflessione sul potere, ma anche rivelarci tanto sulle differenze tra le modalità di esercizio del potere nelle donne e negli uomini. Siamo a inizio Novecento in una cittadina inglese dove Josephine Napier gestisce un grande istituto femminile. Personaggio dalla grande personalità e portamento è il centro di un universo fatto da insegnanti e famigliari, che sono appunto più donne che uomini. Il fulcro della storia però non sta nell’ambientazione né nel setting educativo. Il centro narrativo sta nel dar risalto alla capacità manipolativa della nostra protagonista che si diffonde su tutto l’ambiente scolastico e famigliare come un alone opprimente ma allo stesso tempo carico di forza e indipendenza e che riesce quasi fisiologicamente a promuvere principi legati alla parità di genere. 

«No, non l’avevo notato», disse Josephine. «Ciò che ho notato, invece, ora che mi ci fate pensare, è che negli intellettuali, spesso, l’energia mentale è sproporzionata rispetto a quella fisica. E l’ho notato sia negli uomini che nelle donne. Non credo», continuò alzando gli occhi, assorta, «che sia una differenza dovuta al sesso. E devo aggiungere che io non ho a che fare con le donne in genere, ma con le donne come individui».

La combinaizone tra la capacità di manifestare il potere e allo stesso tempo promuovere idee di uguaglianza di genere ci è sembrata particolarmente riuscita nel personaggio di Josephine Napier. Forse perché ci è sembrato un aspetto che è riuscito a differenziare la figura del tiranno femminile da quello maschile. La Napier domina le relazioni famigliari e lavorative attraverso un atteggiamento allo stesso tempo di controllo manipolatorio e di valorizzazione dell’altro. Il potere femminile anche quando tiranneggiante si rivela così anche come indipendenza e forza d’animo, volontà di proteggere e di sostenere l’altro.

Miss Compton-Burnett tra Jane Austen e Virginia Woolf: un approccio quasi sociologico 

La Compton-Burnett si inserisce nella tradizione della letteratura inglese in modo originale. Mantiene il tono e la cifra stilistica di Jane Austen, l’ironia e il tono spiritoso. Ma a differenza della Austen il sottotesto dei suoi libri esprime con maggior accuratezza i lati oscuri delle relazioni personali al punto che Virgina Woolf ha definito nei suoi diari la propria scrittura «di gran lunga inferiore alla verità amara e alla grande originalità di miss Compton-Burnett». Noi amiamo a dismisura Virginia Woolf perché riesce sempre nei suoi libri a parlarci delle differenze di genere da una prospettiva che le trascende. Il fatto che lei apprezzasse una scrittura così diversa dalla sua, nonostante il marito Leonard avesse anche respinto i manoscritti della Compton-Burnett inviati alla loro Hogarth Press per la pubblicazione, ci ha colpito.

La Woolf è sicuramente più psicologicamente e antropologicamente interessata agli effetti del potere sul ruolo dell’essere femmina, figlia, madre sulla vita di quegli esseri umani che erano ai suoi tempi e sono oggi le donne. Il suo apprezzamento verso Ivy Compton Burnett è forse legato all’esplorazione di una prospettiva diametralmente opposta, più sociologica, più sistemica e priva di un giudizio esplicito ma comunque su certi aspetti illuminante in particolare circa il modo in cui il potere si afferma, proponga e preserva nei sistemi famigliari. 

Leggendo Più Donne che Uomini

Leggere questo libro è un’esperienza unica, non solo per lo stile e i dialoghi, ma anche perché tratta argomenti comuni a tutti gli individui. Tutti noi sappiamo cosa significhi partecipare alle riunioni famigliari. Non negando l’esistenza di relazioni famigliari sincere e funzionali, sappiamo che spesso soprattutto nei contesti delle famiglie allargate e anche nei contesti più sereni gli scenari famigliari mondani possono essere caratterizzati dalla presenza di dinamiche non apertamente manifeste ma condivise tacitamente da tutti i membri che si concretizzano in ipocrisie, prevaricazioni e lotte di potere.

Quello che emerge dai dialoghi della Ivy Compton-Burnett è proprio un’interessante indagine circa il modo in cui il potere si diffonde e si esercita nei sistemi famigliari. Questo approccio che ci sembra quasi sociologico fa emergere anche come il potere femminile abbia caratteristiche diverse rispetto a quello maschile. La sua natura sembra in questo libro esercitarsi attraverso una manipolazione emotiva che tende ad avere una finalità protettrice più che prevaricatrice. Vediamo l’esercizio di un potere femminile accentratore ma che possiede anche una grande forza d’animo e indipendenza, sempre attento a usarla per preservare l’integrità del sistema di cui fa parte e l’uguaglianza dei suoi membri.  

Pur preferendo in linea generale i libri che ci parlano dei lati oscuri del potere attraverso storie di personaggi che contrastano gli equilibri di sistemi accentratori e disfunzionali piuttosto che quelle in cui vediamo i personaggi preservane le dinamiche, abbiamo trovato la lettura di questo romanzo molto interessante e ci sentiamo di consigliarlo a tutti coloro che sono interessanti alle trame che esplorano le dinamiche famigliari, di genere e di potere.

Conoscete questa autrice? quali dei suoi libri avete letto?

One Reply to “Più Donne che Uomini. More Women than Men. Ivy Compton-Burnett”

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