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Abbiamo finalmente letto Palomar di Italo Calvino. Questo libro era nella nostra wishlist da molto tempo così sfruttando le vacanze estive abbiamo deciso di leggerlo e lo abbiamo fatto tutto d’un fiato. Ci capita sempre così con Calvino: quando apriamo un suo libro per la prima volta sa rapirci fin da principio con le sue parole sempre così vere, capaci di trasportarci lontano per poi riportarci a casa arricchiti di tanti nuovi strumenti con cui guardare il mondo che ci circonda e noi stessi in modo nuovo.

E forse, mai come prima, un libro ha incontrato in modo così puntuale le nostre aspettative, facendoci sentire allo stesso tempo un po’ in viaggio e un po’ a casa.  

Lo sguardo del signor Palomar

Il libro è diviso in tre parti e ogni parte riguarda una particolare serie di esperienze che permettono al nostro protagonista di esplorare vari aspetti della realtà per cercare risposte alle grandi domande della vita. Questo scopo non è però mai perseguito consciamente ma sembra essere un meccanismo innato della sua personalità. Che si tratti di osservare il moto continuo e flessuoso delle onde, l’accoppiamento delle tartarughe, di ascoltare e cercare di decifrare il canto degli uccelli o semplicemente di guardare il cielo nella sua immensità, il signor Palomar non resiste a fare speculazioni, la conoscenza è ciò che cerca, il carburante che fa funzionare la sua mente e il suo spirito.

“In seguito a una serie di disavventure intellettuali che non meritano d’essere ricordate, il signor Palomar ha deciso che la sua principale attività sarà guardare le cose dal di fuori. Un po’ miope, distratto, introverso, egli non sembra rientrare per temperamento in quel tipo umano che viene di solito definito un osservatore. Eppure gli è sempre successo che certe cose – un muro di pietre, un guscio di conchiglia, una foglia, una teiera, – gli si presentino come chiedendogli un’attenzione minuziosa e prolungata: egli si mette ad osservarle quasi senza rendersene conto e il suo sguardo comincia a percorrere tutti i dettagli, e non riesce più a staccarsene.” 

La profondità del mondo raccontata con leggerezza

Questa particolare predisposizione all’osservazione del signor Palomar è proprio uno degli aspetti che più ci ha colpito. Nel bene o nel male, ci siamo ritrovate nel modo in cui egli guarda al mondo, un po’ ingenuo e infantile come Marcovaldo che riesce a meravigliarsi delle piccole cose; ma anche molto analitico e speculativo essendo le sue percezioni maggiormente suscettibili a indagini di ordine contemplativo e introspettivo. 

“Ma come si fa a guardare qualcosa lasciando da parte l’io? Di chi sono gli occhi che guardano? Di solito si pensa che l’io sia uno che sta affacciato ai propri occhi come al davanzale d’una finestra e guarda il mondo che si distende in tutta la sua vastità lì davanti a lui. Dunque: c’è una finestra che s’affaccia sul mondo. Di là c’è il mondo; e di qua? Sempre il mondo: cos’altro volete che ci sia?” 

In questo modo, decifrando il mondo attraverso due atteggiamenti molto diversi – uno più infantile e uno più maturo – egli riesce a raccontarne la profondità con leggerezza. Quella leggerezza che, per Calvino, è uno dei valori fondamentali che la letteratura deve sempre possedere e conservare ma che significa il contrario di quello che spesso ancora oggi, nella lingua corrente, con quella parola si intende: frivolezza, inconsistenza. Queste, invertito il luogo comune, sono in realtà, per Calvino, la pesantezza. Nelle Lezioni americane ci dice infatti: “Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.” 

Leggendo Palomar                         

Questo libro non è per tutti. Ci sono certamente lettori che interpreterebbero l’acume del signor Palomar per pedanteria o concettismo e troverebbero questa storia pretenzionsa o troppo tortuosa. Per noi la sua capacità di osservare e saper notare dettagli e particolari è meravigliosa e molto stimolante, perché attraverso i suoi occhi ogni cosa diventa una sfida umana e intellettuale. La personalità del signor Palomar, resa eccentrica dalla sua smisurata sensibilità, fa dell’attività di guardare e indagare le origini di ciò che vede un elemento fondamentale dell’esistenza.

Le cose e le situazioni più semplici filtrate dal suo sguardo curioso diventano straordinarie avventure da analizzare e vivere con entusiasmo. Questa storia ci parla dell’amore per i dettagli, per le ragioni delle cose; ci parla della curiosità di capire e della capacità di sganciarsi dalle opinioni precostituite per non aver paura di pensare in modo approfondito, diverso, originale e autonomo.

Consigliamo questo libro a tutti quelli che amano farsi domande e hanno voglia di leggere una storia breve dal grande cuore. 

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