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Orgoglio e pregiudizio: moti interpersonali che trasformano

Lo spazio è Hertfordshire nella provincia rurale inglese ritratto come un mondo campagnolo e borghese dove la storia delle cinque sorelle Bennet – Elisabeth, Jane, Lydia, Kitty e Mary – e dei loro corteggiatori – in primis Mr. Darcy e Mr. Bingley per Elisabeth e Jane – si sviluppa fra balli, tè, flirt e rituali della “buona società” che si presentano nella mente dei personaggi come subitanee opportunità per arricchire la loro esperienza individuale.

Il tempo è la fine del Settecento, periodo di grandi mutamenti economici, culturali e sociali e delle guerre Napoleoniche, circostanze esterne che fanno da lontano sfondo alla storia, mentre il romanzo si concentra sulle trasformazioni e conflitti interni ai personaggi: Elisabeth e Darcy in particolare e tutti gli altri che vanno a comporre un incantevole mosaico di figure danzanti sulle note di una musica leggera e delicata che a tratti sfodera un ritmo travolgente e inaspettato.

Alcuni grandi scrittori dell’epoca come D. H. Lawrence, H.G. Wells, Mark Twain e Joseph Conrad, il cui genio si concretizza nello sforzo poietico teso verso universi narrativi da strutturare intorno ad un’interpretazione, hanno poco compreso Jane.
Al contrario, diversi autori contemporanei vedono in Jane qualcosa di diverso. Samuel Beckett per esempio, e Virginia Woolf che, pur notando la sua passività nell’accettare la vita femminile del tempo, la descrive come “l’artista più perfetta fra le donne”.

In effetti, apparentemente le vicende da lei narrate non includono alcun tipo di valutazione critica esplicita riguardo al mondo in cui vive, basato su convenzioni sociali rigide che favoriscono l’apparenza a scapito dell’essenza e che si traducono in norme restrittive in particolare per il genere femminile.

Eppure, “Orgoglio e Pregiudizio” pur non mettendo mai in questione la realtà che descrive, riesce a seminarne con naturalezza ed eleganza una visione critica all’interno delle relazioni fra i personaggi, in modo che germogli, si sviluppi e trovi il suo superamento nella loro intimità. Elisabeth e il suo rapporto conflittuale con Darcy, più di altri esprimono questa rivoluzione valoriale diegetica e interpersonale che raggiunge il mondo che li circonda e il lettore in modo coinvolgente ma sempre armonico.

“Sin dall’inizio, direi quasi da primo momento che vi vidi, i vostri modi mi colpirono rivelandomi in pieno tutta la vostra arroganza, la vostra presunzione, il vostro egoistico disprezzo dei sentimenti altrui, così da creare quella base di disapprovazione sulla quale gli eventi successivi hanno costruito una così irriducibile avversione; non era passato un mese dachè vi conoscevo, e già sentivo che eravate l’ultimo uomo al mondo che avrei potuto sposare”

Il pregiudizio e poi l’orgoglio che caratterizzano il rapporto tra Darcy e Elisabeth sono cristallizzati inizialmente dalla rete di dinamiche interne al mondo in cui vivono: lo snobismo che viene dalla rigidità delle classi e convenzioni sociali rende Darcy insopportabile per Elisabeth e la frivolezza e superficialità che deriva dalla logica dell’apparenza rende Elisabeth appena tollerabile per Darcy.

In questo senso la loro unione finale lungi dall’essere unicamente il lieto fine di uno splendido romanzo d’amore e il coronamento di un sogno di matrimonio, rappresenta il punto di arrivo di un’elaborazione e superamento compiuti dai protagonisti, e con loro dal lettore, di alcuni degli aspetti fondamentali ma disfunzionali del mondo in cui vivono: un moto intimista rivoluzionario che, pur lasciandone intatta l’esteriorità dell’impianto valoriale, riesce a trascenderne le costrizioni convenzionali.

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