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Attraverso la foresta. Norwegian Wood di Murakami Haruki. 1987

Il tempo del romanzo è scandito da un lungo flashback raccontato dal protagonista trentasettenne Watanabe Tōru che si trova in viaggio a bordo di un Boeing 747. Mentre il suo aereo sta atterrando ad Amburgo, Watanabe riconosce le note di Norwegian Wood dei Beatles e inizia a ricordare alcuni degli avvenimenti che, durante la fine degli anni sessanta, hanno segnato la sua giovinezza. La parola inglese “wood” significa sia “legno” che “bosco”. Il titolo della canzone però vuol dire “legno Norvegese”. Murakami nel titolo giapponese del romanzo invece traduce la parola “wood” con “bosco” che, inteso in senso lato, introduce uno scenario rilevante per la storia.

In fatti lo spazio, a un primo livello, è rappresentato da una Tokio attraversata da occupazioni delle università e propositi rivoluzionari, cui il protagonista rimane completamente estraneo; ma a un secondo livello lo spazio è definito dalla foresta emozionale che Watanabe dovrà superare tra momenti di dolore profondo e crescita personale, elaborando concetti spigolosi come suicidio e sessualità, per giungere alla consapevolezza di come la morte non sia l’antitesi della vita, bensì una sua parte intrinseca.

Con uno stile vivido e un tono nostalgico capace di esaltare le sfumature affettive, sentimentali, emotive dei propri personaggi, Murakami descrive la natura simbiotica di vita e morte attraverso la narrazione delle vicende di figure complesse, la cui umanità viene purtroppo “rotta” da esperienze troppo intense. Ripercorrendo la giovinezza di Watanabe ci sembra di maturare con lui attraverso la sua musica e libri significativi: i Beatles, la Montagna Incantata di Thomas Mann e il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald sono una presenza costante e denotano la maestria di Murakami nel raccontare le trappole dell’emotività trasportando armonicamente sfumature proprie dell’immaginario occidentale su scenari di matrice orientale.

“Il pozzo si trova proprio al confine tra la fine del prato e l’inizio del bosco. L’erba nasconde ingegnosamente quel buco scuro, dal diametro di circa un metro, che si spalanca nel suolo. Non ha attorno né una recinzione né un parapetto. Non è altro che un buco aperto nel terreno. Il suo orlo di pietra sbiadito dalle intemperie, ha acquistato uno strano colore biancastro, e in alcuni punti è spaccato o frantumato. Si possono vedere piccole lucertole verdi infilarsi agili tra le fenditure. Anche se ci si sporge e si prova a guardare nel buco, non si riesce a vedere niente. Si capisce solo che è paurosamente profondo. Profondo al di là di ogni immaginazione. E in quel buco si annida il buio, un buio così fitto che sembra concentrare tutte le varietà di tenebra che esistono nel mondo.”

Vita e morte s’intrecciano così in una tensione drammatica tra le serene dolcezze dei prati e le irruenti atmosfere dei boschi andando a formare un viaggio composito che si fa strada costeggiando a tratti un buco nero e profondo capace di sovvertirne l’andamento e la percezione, cercando di risucchiare chiunque non sia in grado di accettarne le tonalità chiaroscurali. La musica però e i suoi toni positivi fanno da sfondo e accompagnano i viaggiatori, aiutandoli a superare la foresta e, avendo imparato la strada per uscirne, a guardare il buio a occhi aperti.

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