Meditations in an emergency. Frank O’Hara. 1957

Frank O’Hara (1926-1966) è stato un poeta americano noto fra le altre cose per essere stato curatore del Museum of Modern Art di New York. La sua poesia è molto originale e musicale, arriva da un substrato culturale che raccoglie stimoli provenienti dal surrealismo, dal jazz e dai movimenti artistici delle avanguardie contemporanee.

I suoi versi sono spesso autobiografici ma il suo è un lirismo particolarissimo, urbano che più che esprimere visioni personali e rielaborazioni del passato restituisce e interpreta immagini del suo presente, caratterizzate da immediatezza e acutezza; tasselli di vita provenienti dalla città, da quello che vede, che registra e che fa suo. E’ bello leggerlo perché fa un po’ della poesia un luogo familiare, informale come in questi splendidi versi.

Two Variations

Suddenly that body appears: in my smoke
while someone’s heavily describing Greece
that famous monotonous line feels white
against the tensile gloom of life
and I seem intimate with what I merely touch

Now I am not going to face things
because I am not a start
nor fall asleep against a heart
that doest’n burn the wolves away,
hunting and virtue beside an open fire.
And you know if I drift into the sky
it will be heavy as surf.

I’m glad that the rock is heavy
and that it feels all right in my heart
like an eye in a pot of humus.
Let’s write long letters on grand themes,
fish sandwiches, egg sandwiches and cheese;
or traveling in Mexico, Italy and Australia.
I eat a lot so I won’t get drunk and then
I drink a lot so I’ll feel excited
and then I’ve gone away I don’t know where
or with whom and can’t remember whom from
except that I’m back with my paper bag
and next time my face won’t come with me.

Two variations dalla raccolta di poesie Meditations in an Emergency , di Frank O’Hara, pubblicato per la prima volta da Grove Press nel 1957.

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