Martedì Poetico: Rainer Maria Rilke, I sonetti di Orfeo

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Fra due stelle quale lontananza; eppure quanto ancora più vasto
quel che quaggiù s’impara.
Uno, per esempio, un bambino… e più prossimo ancora, un altro
a quale inconcepibile distanza.

Il destino ci misura forse con spanne d’esistenza,
che a noi pare straniera;
pensa solo quante spanne tra la fanciulla e l’uomo,
quand’essa lo fugge e lo vagheggia

Tutto è lontananza -, e in nessun luogo è il cerchio chiuso.
Guarda nel piatto, sulla gaia tavola imbandita,
lo strano volto dei pesci.

Pesci che sono muti… si pensava un tempo. Chissà?
Ma non c’è alla fine un luogo ove si parli il linguaggio
dei pesci, senza di loro? 

Sonetto XX
I sonetti a Orfeo, Rainer Maria Rilke
versione originale qui

Oggi dedichiamo il nostro spazio poetico a Rainer Maria Rilke e in particolare alla sua raccolta poetica I sonetti a Orfeo. L’edizione che abbiamo scelto e che vedete in fotografia è un’edizione economica Feltrinelli e contiene la versione originale delle poesie, la traduzione e una premessa di Franco Rella. Si tratta di 55 sonetti scritti dal poeta austriaco nel 1922 e pubblicati per la prima volta l’anno seguente. Celebrano il mitico cantore Orfeo che riusciva a piegare la natura selvaggia nella forma del canto e nel farlo propongono una meravigliosa riflessione filosofica riguardo il mondo e la dimensione dell’esperienza individuale.

Rilke

Nasce a Praga nel 1875. Di indole molto sensibile e fragile mostra fin da giovanissimo una vocazione letteraria che è incoraggiata dalla madre e che lo conduce tra 1896 e1899 a Monaco e a Berlino per studiare letteratura e storia dell’arte. Fondamentale si rivela il suo incontro con Lou Andreas-Salomé, l’intellettuale allora più anziana di lui di quindici anni, che era stata amica di Nietzsche e che sarebbe poi diventata allieva di Freud; con lei compie due viaggi in Russia dove incontra Tolstoj e si appassionale al misticismo e al paesaggio russo. 

Nel 1900 entra a far parte di una colonia di artisti a Worpswede, presso Brema, dove conosce la scultrice Clara Westhoff, che sposa dopo pochi mesi. Ma presto il matrimonio fallisce ed egli si trasferisce a Parigi per diventare nel 1905, segretario dello scultore Rodin fino all’anno seguente in cui interrompe il rapporto. 

Gli ultimi anni e le altre opere

A seguito dell’incontro con la filosofia di Kierkegaard, entra in una fase di inquietudine. Tra il 1901 e il 1913 viaggia in Europa meridionale e in Africa settentrionale. Nel 1911 è ospite nel castello della principessa von Thurn-und-Taxis, a Duino, vicino a Trieste. Durante la guerra vive quasi sempre a Monaco. Muore in un sanatorio di Valmont in Svizzera nel 1926 dopo terribili sofferenze a causa della leucemia.

Rilke ha prodotto molte opere, ma è ricordato soprattutto per I quaderni di Malte Laurids Brigge, un romanzo scritto nel 1910, permeato d’interni e d’interiorità in cui traduce in parola anche gli eventi più impercettibili, per le Elegie duinesicosì chiamate perché iniziate durante il soggiorno a Duino e per i Sonetti a Orfeo.

Poetica

Nella sua poesia si sente una forte tensione filosofica. L’esperienza che egli propone attraverso i suoi versi è la ricerca di nuovo significato da dare all’esperienza umana e al mondo. Polarizzando gli atteggiamenti con cui gli uomini hanno risposto in passato alla coscienza della propria caducità, offre un’esperienza artistica che li rinsalda dandogli nuove valenze.

I sonetti, come le Elegie, sono in questo senso da considerare opere conclusive ed esemplificative della sua opera omnia. Vi riconosciamo la forte influenza dalla filosofia di Friedrich Nietzsche e dei poeti simbolisti francesi che ne ha caratterizzato la poièṡi. Queste contaminazioni lo hanno allontanato dal cattolicesimo e spinto verso un sentire panteistico e la religiosità lirico-simbolica che permea le sue opere, in particolare i Sonetti a Orfeo.

I Sonetti a Orfeo 

Nel 1920 Baladine Klossowska regala a Rilke Le Metamorfosi di Ovidio e l’anno seguente un’immagine di Orfeo. Orfeo era il cantore che smembrato dalla Menadi era rinato nel canto e che riusciva a piegare a quella forma ciò che era selvaggio. Orfeo è una figura legata a Dionisio-Zagreus, il dio del mutamento e della metamorfosi.

Proprio attraverso Dionisio Nietzsche aveva messo in discussione la metafisica occidentale proponendo una visione tragica del mondo da realizzare tramite la scoperta di una profondità raggiungibile solo con l’accettazione del mondo nella sua interezza, con il suo carico di vita e di morte. L’Orfeo di Rilke richiama il Dionisio nietzschiano nel senso che non si tratta solo di un cantore, si tratta di un Dio capace di sovrastare e interpretare l’umano senza distruggerlo ma valorizzandone invece gli aspetti contraddittori. 

La lingua dei sonetti

Una delle ragioni che rende i versi di Rilke una delle creazioni più significative del XX secolo e allo stesso tempo una delle più complesse da tradurre e difficili da decifrare risiede nella sua capacità di elevare l’evento e la cosa allo statuto dell’idea platonica e nel suo utilizzare una grande varietà di metri. 

La particolare curvatura che egli dona a ogni singola parola riesce a creare il paesaggio inconfondibile che definisce la sua poesia. Il linguaggio in Rilke diventa la guida che accompagna il lettore attraverso un viaggio straordinario in cui forme mutevoli riescono a restituire l’immensità del mondo e dell’esperienza dei soggetti che in questo mondo risiedono.  

Leggendo Rilke

Leggendo le sue poesie sentiamo sempre un trasporto particolare. Se cerchiamo di definirlo potremmo renderci conto che sta nel modo in cui egli affronta le tematiche ontologiche. Egli non oppone mai l’essere al non essere ma cerca di farsi interprete dello spazio esistente tra quelle due polarità. Nel farlo riesce a delineare un itinerario filosofico che imbriglia la polivalenza del mondo e dell’esperienza umana esprimendo allo stesso tempo un grande amore per la sapienza poetica.  

Il sonetto che abbiamo citato in apertura è di difficile interpretazione ma sembra parlarci proprio di questo spazio: quello che esiste tra essere e essere e tra essere e non essere, un luogo che può divenire regno del possibile, della infinito potere del linguaggio e del divenire stesso. 

In questo senso per noi leggere Rilke è sempre un’esperienza che ci fa percepire la realtà in mondo diverso, nuovo: non come una dimensione esterna già data, misurabile, ma al contrario come un’insieme di cose e di oggetti che si colorano progressivamente e che accumulano significato attraverso l’esperienza che noi facciamo di loro.

Lo conoscete? cosa pensate della poesia citata?

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