Martedì poetico. Aforismi e magie di Alda Merini

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È solo sospirando la carne
che si arriva alla parola.

Il corpo
è l’anima raffinata.

da Alda Merini colpe di immagini

Ecco arrivato il primo martedì del mese che per noi è il martedì poetico Acompassforpoetry. Lo dedichiamo alla grande poetessa milanese Alda Merini. Abbiamo deciso di parlarvene a seguito di una rilettura di due libri che secondo noi sono davvero molto interessanti perché riescono a presentare i suoi versi anche su un piano visivo. Si tratta di Alda Merini colpe di immagini – Vita di un poeta nelle fotografie di Giuliano Grittini nell’edizione Rizzoli del 2007 che contiene foto mai pubblicate prima di allora che ne mostrano la casa, la vita privata, i navigli; e di Aforismi e Magie, una raccolta di poesie e di aforismi edita nel 1999 sempre da Rizzoli e illustrata da i meravigliosi disegni a pastello dall’amico, editore, aforista e illustratore Alberto Casiraghi.

Con l’ausilio di questi due testi e della visita da noi compiuta recentemente alla casa museo Spazio Alda Merini di Milano ripercorreremo la vita e l’opera di questa grande poetessa milanese per arrivare poi a rivelarvi le ragioni per cui amiamo tanto i suoi versi e le emozioni che proviamo ogni volta che ne leggiamo le meravigliose parole.

Una giovanissima poetessa che non supera l’esame di italiano

Alda Giuseppina Angela Merini nasce il 21 marzo 1931 a Milano in Viale Papignano 57, da una famiglia di modeste condizioni. Il padre Nemo lavora per una compagnia assicurativa, mentre la madre Emilia Painelli fa la casalinga. Seconda di tre figli, fin da giovane mostra un carattere molto sensibile e melanconico. Non frequenta il Liceo Manzoni perché, paradossalmente,  non passa l’esame di italiano; così si iscrive a una scuola professionale. A soli quindici anni però esordisce già come autrice sotto la guida del critico letterario Giacinto Spagnoletti.
Nel 1947 purtroppo Alda comincia a essere vittima di quelle ombre della sua mente che la opprimeranno lungo tutto l’arco della sua vita. Giovanissima è internata per un breve periodo nella clinica psichiatrica di Villa Turro.

Per una poesia immediata e intuitiva

Nel 1950 proprio Spagnoletti pubblica nell’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due sue liriche Il gobbo e Luce. L’anno seguente queste due stesse poesie insieme ad altre sono incluse dall’editore e critico d’arte Vanni Scheiwiller nel volume Poetesse del Novecento. Già da queste prime poesie colgiamo i temi ricorrenti nella poetica della Merini. Ama scrivere di luci e ombre che si incontrano in un intreccio di temi mistici ed erotici. Ciò che poi la contraddistingue è una notevole concentrazione stilistica che poi, nell’arco della sua vita, lascerà spazio sempre più a una poesia di tipo immediato e intuitivo.

Negli anni che vanno dal 1950 al 1953 la Merini frequenta per amicizia e lavoro il poeta siciliano Salvatore Quasimodo. Il 9 agosto 1954 sposa Ettore Carniti che possiede alcune panetterie di Milano ed esce il primo volume di versi intitolato La presenza di Orfeo presso l’editore Schwarz. Nel 1955 esce la sua seconda raccolta di versi intitolata Paura di Dio seguita da Nozze romane e dall’opera in prosa La pazza della porta accanto. Sempre quest’anno nasce la prima figlia Emanuela ed esce la raccolta di versi Tu sei Pietro dedicata al medico curante della bambina, pubblicata ancora da Scheiwiller.

Dal ricovero al Paolo Pini a La Terra Santa

Dopo la pubblicazione di Tu sei Pietro inizia un periodo di isolamento e silenzio a causa del ricovero all’ospedale Paolo Pini che dura fino al 1972 con alcuni ritorni in famiglia dai quali nascono le altre tre figlie. Solo nel 1979 ritorna a scrivere. Produce in questa fase alcuni dei suoi testi più intensi nei quali racconta la sconvolgente e drammatica esperienza del manicomio.
Alcune di queste rivelazioni che assumono toni cupi e allo stesso tempo quasi catartici sono contenuti in quello che è considerato il suo capolavoro: La terra Santa per il quale vince il Premio Librex Montale.

Nel 1981 muore il marito Ettore e rimasta sola inizia un’amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. Nel 1983 dedica a lui e alla memoria del padre la raccolta Rime Petrose e Le satire della Ripa.
Nell’anno successivo Alda e Michele si sposano e lei si trasferisce a Taranto. In questo periodo termina anche la stesura del suo primo testo in prosa L’altra verità. Diario di una diversa, nella quale descrive la sua esperienza dell’internamento attraverso una forte prosa dall’accento lirico.

Il ritorno a Milano e ultimi anni

Nel 1986 torna a Milano e ricomincia a scrivere con continuità affiancando prosa e poesia. Sono di questi anni Delirio Amoroso, Il tormento delle figure, Ipotenusa d’amore, Titano amori intorno, Ballate non pagane. Nel 1997 scrive la raccolta La volpe e il sipario, che è considerata una delle più alte dimostrazioni del suo stile poetico. Si tratta di una poesia che nasce dall’emozione, è improvvisa e violenta. Negli ultimi anni usciranno diverse antologie per svariati editori, fino agli ultimi momenti della sua vita non smetterà mai di scrivere.
Alda Merini muore il 1 novembre 2009 al San Paolo di Milano a causa di una affezione tumorale.

La casa museo

casa merini; spazio Alda merini; casa delle artiste

Per comprendere al meglio la grande poetessa milanese abbiamo visitato Lo Spazio Alda Merini, in via Magolfa 32 in zona navigli a Milano gestito dall’associazione La casa delle Artiste. Questa casa museo ospita al primo piano la ricostruzione della stanza da letto della poetessa con arredi e oggetti proveniente dalla casa dove abitò in Ripa Ticinese 47.
Vediamo da dietro una porta a vetro che protegge la stanza una scrivania con la sua macchina da scrivere, regalo proprio dell’amico fotografo Giuliano Grittini, da lei utilizzata senza nastro ma ricorrendo allo stratagemma della carta carbone. Possiamo poi osservare fra altri mobili il pianoforte strumento da lei tanto amato e suonato. Poi ancora alcuni abiti, fiori, un lettore cd e, sul letto, una bambola che ci parla del suo amore per i pupazzi, del suo cuore di bambina e della sua continua capacità di stupirsi.

E poi notiamo altri dettagli: le sigarette “Diana blu” di cui staccava sempre il filtro prima di fumare, gli accendini e una lattina di Coca Cola, bevanda per lei indispensabile. Sopra uno sgabellino c’è quel telefono con cui dettava ad amici ed editori le sue poesie e i suoi aforismi.
La visita ci è piaciuta. Avremmo forse preferito essere liberi di esplorare l’interno di questo spazio piuttosto che osservarlo attraverso una porta a vetro chiusa a chiave. Ciò nonostante ci siamo emozionati molto a vedere tutti gli oggetti e gli arredi più importanti della sua vita. Ci hanno parlato molto di lei e anche fatto commuovere un pochino nella constatazione di quanto ognuno di noi si circondi di piccoli tesori da poter osservare e toccare e in cui poter riconoscere i proprio pensieri, le proprie parole e il proprio modo di percepire.

Leggendo Alda Merini

La poesia di Alda Merini si è da subito affermata come la poesia degli esclusi, dei reietti e degli emarginati. Leggendone i versi vediamo subito come ella riusciva a cantare dall’interno una condizione estremamente delicata caratterizzata dalle problematiche estreme del disagio sociale. Lo faceva con una grandissima sensibilità. La sua voce sapeva essere sincera, concreta e allo stesso tempo onirica ed evocativa.

Nonostante le ombre che hanno attraversato la sua vita e la sua poetica, riusciva sempre a comunicare immagini di speranza. In questo senso la religione, o meglio la fede, può essere considerata una dimensione centrale nella sua poetica. Si tratta però di un sentire molto personale e  intimamente vissuto che, a una attenta analisi, trascende la religiosità stessa verso la ricerca di nuove convergenze: spazia verso la psicanalisi e insegue la grande ambizione di arrivare a comprendere la meccanica misteriosa della mente.

Nei suoi versi la dimensione della fede e quella della psicologia riescono a convivere dimostrando come l’una sia necessaria e naturale completamento dell’altra quando si tratta di delineare una strada che conduca alla salvezza, intesa come abilità di giungere alla soluzione dei propri enigmi. Leggendo Alda Merini, questa tensione conoscitiva diretta allo stesso tempo verso ciò che è interno ed esterno alla propria esperienza individuale riesce sempre a coinvolgerci ed è forse l’aspetto che più riesce a commuoverci profondamente.

Voi cosa ne pensate? Avete letto qualche libro di poesia recentemente?

4 Replies to “Martedì poetico. Aforismi e magie di Alda Merini”

    1. Anche noi ne avevamo una conoscenza relativa ma poi approfondendo ci ha appassionato! Ci fa piacere che tu abbia trovato l’articolo interessante. Se vuoi approfondire questi due testi potrebbero essere un buon inizio perché oltre a una buona selezione di versi hanno anche delle immagini molto interessanti. Buona lettura!

  1. Grazie per questo bellissimo articolo! Ho scoperto una cosa nuova, non avevo idea che esistesse uno spazio Alda Merini in Navigli 😊

    1. Che bello, grazie! Siamo felici di aver condiviso un’informazione nuova e utile! Lo spazio è piccolo ma molto carino e oltre alla ricostruzione della sua stanza hanno anche molti suoi libri, piccole perle. Fanno poi incontri letterari e altri eventi per promuovere la poesia. Facci sapere se ti capiterà di andarci. Buona visita e buona lettura! 🙂

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