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Quando la foglia non converserà
con altra foglia e preserverà
infinite labbra l’albero
per sussurrarci sussurri,
quando la patria vegetale
con le sue bandiere abbattute
si rassegnerà al precario idioma
dell’uomo o al suo silenzio,
e da parte mia quando assumerò
come acqua o linfa i doveri
della radice verso la corolla,
ahi, quel mondo sarà la vittoria,
sarà il paradiso perduto,
l’unità verde, la bellezza
dell’uva e delle mani,
il segno rotondo che corre
annunciando la mia nascita. 

Pablo Neruda, Allenaza – dalla raccolta Fine del Mondo
versione originale qui
 

Pablo Neruda non ha bisogno di presentazioni, basti ricordare che è lo pseudonimo del poeta cileno Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto nato il 12 luglio 1904 a Parral in Cile. Scelse il nome di Neruda in onore del poeta ceco Jan Neruda. Considerato uno delle figure più importanti della letteratura latino-americana del Novecento è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1971. 

Una vita per tra poesia e politica 

Durante la sua vita si è dedicato all’arte poetica con tutte le sue energie ma questo non gli ha impedito di prendere parte alla vita pubblica del suo paese. Si è sposato tre volte e ha ricoperto anche incarichi politici e diplomatici e dato la sua adesione al comunismo che per lui ha sempre significato un ideale da perseguire verso la realizzazione di un mondo migliore e più giusto. Per questo subisce persecuzioni e censure ed è anche costretto a espatriare a causa della sua opposizione al governo autoritario di Gabriel González Videla che rese il comunismo illegale nel 1948.

Anni dopo con la disfatta del governo Videla riesce a tornare in patria. Nel 1969, Neruda è indicato come uno dei candidati alla carica di Presidente della Repubblica cilena per la coalizione di centro sinistra ma si ritira per appoggiare alle elezioni del 1970 il candidato socialista Salvador Allende. Nel 1973 al tempo del colpo di stato di Augusto Pinochet è ricoverato in ospedale e muore in circostanze dubbie, ufficialmente per cancro alla prostata, il 23 settembre 1973.

Poetica e stile

Se volessimo guardare all’opera di Neruda nella sua interezza noteremmo subito, come egli stesso afferma, che la poesia ha sempre significato per lui un atto di pace e amore contro la tirannia, qualcosa da proteggere e per cui vale la pena di combattere. Nei suoi versi Pablo Neruda esprime un concetto romantico della vita in cui il tema dell’amore si accompagna alle indagini sulla morte e sull’esistenza.

La ricerca di libertà e il disprezzo per ogni forma di prevaricazione vanno a dare voce e valore alla storia del popolo dell’America Latina di cui rievoca miti e leggende per analizzare criticamente la società contemporanea. La tematica amorosa va così a raccogliere tutte queste tensioni e si esprime nei confronti della donna amata ma anche verso la natura, le piante, il cibo, l’umanità e l’esistenza. Queste imagini si concretizzano in forme semplici: un verso libero ricco e potente di emozioni vitali capace di spaziare fra liriche d’amore, versi surrealisti, poemi storici e manifesti politici.

Fine del Mondo edizione Passigli, 2000

La raccolta che abbiamo scelto di proporvi è Fine del Mondo Fin de Mundo, in spagnolo nell’edizione Passigli che contiene le poesie originali e una buona prefazione esplicativa di Giuseppe Bellini a cui facciamo riferimento. Abbiamo scelto questa raccolta perché pur collocandosi temporalmente verso fine della sua produzione artistica ci sembra essere al centro di quello che è stato lo sviluppo della sua poetica.

L’opera è pubblicata nel 1969 poco prima dell’assegnazione del Premio Nobel; è preceduta da una serie di raccolte liriche che si ricollegano attraverso La barcarola (1967), al Memorial de Isla Negra (1964) ed è seguita da La Espada Encendida e Las Piedras del Cielo (1970). Si trova per noi al centro della sua poetica perché anche di fronte alla fine del mondo ci mostra la possibilità della poesia di farsi portavoce di quei principi di fratellanza, giustizia e bontà a cui suoi versi si sono sempre ispirati. 

La fine del mondo 

In questa raccolta di poesie riconosciamo i familiari elementi del mondo nerudiano caratterizzato da immagini legate alle lontane regioni dell’infanzia: boschi, fiumi, e acque tornano alla memoria e rievocano suoni e parole di un paesaggio interiore inconfondibile già definito nel Memorial de Isla Negra e attraverso cui l’uomo supera immagini di caducità con l’affermazione dell’amore e della vita.

Ma in Fine del Mondo l’uomo si trova a osservare oscure immagini di morte, le ragioni prime della distruzione del “secolo breve” dopo la fine della seconda guerra mondiale, la bomba atomica, l’assassinio del “Che”, la guerra del Vietnam e gli avvenimenti di Praga si nascondono fra le pagine. Il senso di morte che ne consegue è intenso e ancora più tragico nella menzione dei beni supremi che la guerra distrugge, un cappello caduto, una scarpa bruciata simboli della distruzione di molte vite e di città divenute cenere. 

Una fine che è nascita 

La contemplazione della distruzione del secolo già affrontata da altri poeti e artisti si distingue in Pablo Neruda attraverso un atteggiamento che denuncia l’ingiustizia sottolineandone il significato criminale. La denuncia nerudiana va sempre dall’esterno a ciò che è più intimo. La condizione umana accresce nel poeta un senso di colpa per aver continuato a esistere mentre altri venivano uccisi che d’altra parte accresce il suo bisogno di affermare l’importanza di continuare a credere che c’è comunque sempre qualcosa di buono nel mondo da preservare e per cui vale sempre la pena di combattere. 

Da queste tensioni morali tra forza la grandezza di questa raccolta che si chiude sul 1970 e guarda a un futuro incerto ma che nondimeno afferma il compito fondamentale del poeta verso l’umanità, quello di preservare la sopravvivenza di quanto ci rende umani, capaci di sentire, amare e di trasformare la fine in nuova nascita.

Leggendo la poesia Pablo Neruda 

Leggere Pablo Neruda per noi è sempre un’esperienza vitale anche quando affronta tematiche dure e oscure come la guerra, la malvagità e l’indifferenza. L’accento preoccupato di questa raccolta poetica non deve trarre in inganno perché Neruda resta comunque il poeta della vita, della speranza.

Questi versi dopo averci trascinato nelle macerie di un’umanità distrutta ci riportano in superficie affermando l’importanza sempre e nonostante tutto di credere in un sogno di fratellanza, giustizia e bontà dove gli uomini fra loro e con la natura possano creare alleanze basate su amore e rispetto.

La poesia che abbiamo scelto parla proprio di alleanze, leggerla ci fa sempre commuovere perché ci ricorda il ruolo fondamentale del poeta  e della poesia nel farsi portavoce di quanto è giusto, buono e bello e della tenerezza del mondo. 

Amate Pablo Neruda? Quali sono i vostri versi preferiti?

2 Replies to “Martedì Poetici: Pablo Neruda”

  1. Di Neruda ho letto Canto General, e trovo che l’analisi dell’opera dell’autore fatta in questo articolo ben si adatti a quel poema.

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