Martedì poetici: i sonetti di William Shakespeare

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Volto di donna, dalla mano stessa di Natura dipinto,
hai tu, Signore-Signora della mia passione;
cuore gentile di donna, ma non avvezzo
alla volubile incostanza che delle false donne è l’uso;
occhio più splendente del loro, meno falso nel volgersi,
che indora l’oggetto su cui si fissa;
uomo nella forma che tutte le forme ha in suo dominio,
e gli occhi degli uomini rapisce e l’anima stupisce delle donne.
E come donna dapprima tu fosti creato,
finché, nel plasmarti, la Natura si perse d’amore,
e, con l’aggiunta, privò me di te,
aggiungendo una cosa che al mio scopo è nulla.
Ma poiché ti eresse per il piacere delle donne,
mio sia il tuo amore e loro tesoro il suo uso.

William Shakespeare, Sonetto 20
versione originale qui

Oggi dedichiamo il nostro spazio poetico AcompassforpoetryWilliam Shakespeare e in particolare alla sua raccolta di sonetti. Il testo che abbiamo scelto è una bellissima edizione Classici Rizzoli del 1991 curata da Alessandro Serpieri; contiene tutti i sonetti con testo a fronte, un approfondito commento e un’introduzione molto dettagliata, che ci ha guidato nel ripercorrerne genesi e poetica.

Vista la complessità dell’argomento questo articolo non mira a fornire una presentazione completa delle numerosissime teorie critiche riguardanti l’opera poetica di Shakespeare ma piuttosto vorremmo darvi un’idea degli aspetti della sua poesia che più ci appassionano. 

Temi e struttura 

Questa raccolta è composta da 154 sonetti che hanno tutti, eccetto tre, lo stesso schema metrico: 14 pentametri giambici disposti su tre quartine in rima alternata e un distico conclusivo in rima baciata. Questa è la struttura tipica del sonetto inglese, diverso da quello italiano formato da due quartine e due terzine. 

I componimenti affrontano diversi temi: lo scorrere del tempo, la bellezza, la mortalità, la caducità e soprattutto l’amore declinato in modi molto diversi. Così l’opera si presenta come un vero e proprio excursus delle molteplici sfaccettature e dinamiche relazionali che rendono l’amore uno degli snodi fondamentali dell’esperienza individuale.

I primi 126 sonetti sono dedicati a un uomo di grande bellezza ma dalla natura a tratti narcisistica, il fair youth,  mentre gli ultimi 28 sono per una donna dalla chioma scura, la dark lady, una figura femminile che contrasta l’immagine poetica tradizionale e angelica della donna amata. La prima parte dell’opera essendo dedicata a un giovane uomo ha diviso la critica da una parte nel sostenere l’idea della possibile omosessualità di Shakespeare e dall’altra nell’evidenziare la presenza di un sottotesto  filosofico di matrice platonica riferito a un vagheggiato ricongiungimento degli archetipi di genere, che vedremo poi.

Il mistero dei sonetti

L’opera fu pubblicata per la prima volta dall’editore inglese Thomas Thorpe nel 1609 ma le poesie furono con tutta probabilità composte tra la fine del 1500 e i primissimi anni del 1600, quando Londra era assalita dalla peste e i teatri chiusi per evitare la diffusione incontrollata del contagio. Shakespeare avviandosi verso la fine della sua carriera e con i teatri chiusi avrebbe potuto verosimilmente dedicare il suo tempo all’arte poetica.

Ancora oggi però c’è chi solleva dubbi sulla paternità integrale di questa raccolta. Ai tempi di Shakespeare in effetti non esisteva il diritto d’autore e alcuni critici hanno fato notare che la prima edizione di Thorpe conteneva delle imperfezioni e ripetizioni; il che ha fatto supporre che la pubblicazione forse avvenuta senza l’approvazione e la revisione finale dell’autore. Il mistero dei sonetti non riguarda soltanto la loro genesi, la pubblicazione e la paternità ma anche il contenuto che è stato interpretato in modi molto diversi a seconda del significato dato alla dedica della prima edizione, considerata a ragione come “la dedica più enigmatica di tutta la letteratura inglese.” 

Un’opera enigmatica

Già dalla dedica infatti l’opera si presenta grandemente enigmatica. Questa tradotta recita: “All’unico ispiratore di / questi seguenti sonetti / Mr.W.H. ogni felicità / e quella eternità / promessa / dal / nostro immortale poeta / augura / colui che con buon augurio / si avventura nel / pubblicare.” Diverse sono state le speculazioni della critica a riguardo e ancora oggi non si ha certezza su chi sia Mr W.H. o quale sia il significato generale di queste parole. Ciò non fa che aumentare il grande mistero che aleggia intorno alla genesi, alla pubblicazione, ai contenuti e agli scopi di questa splendida raccolta.

A seconda delle interpretazioni che si vogliono ritenere veritiere la lettura assume un carattere diverso nella mente di chi avvicina quest’opera che include alcune delle più grandi poesie d’amore mai scritte in lingua inglese. La grandezza di questi versi sta forse proprio nel proporre una rassegna di immagini poetiche convenzionali dell’amore ma che, assumendo il tono di una confessione privata, riesce ad alimentare le più disparate interpretazioni, dando all’amore di volta in volta nuove valenze: piena realizzazione, amara disillusione, gioiosa estasi o dura automortificazione.

L’amore archetipico 

In questo senso i sonetti sembrano inseguire e, allo stesso tempo, sfidare le immagini archetipiche dell’amore. Il sonetto 20 che abbiamo scelto ci sembra in questo senso paradigmatico. E’ uno dei più discussi perché risulta semanticamente molto complesso e anche perché i suoi versi hanno rappresentato l’epicentro del dibattito circa la possibile omosessualità di Shakespeare. La prima parte del sonetto è stata generalmente letta come una prova a carico mentre la seconda come prova a discarico.

La seconda prospettiva interpretativa dà risalto a un aspetto molto interessante di natura filosofica che, considerando la raccolta poetica nella sua interezza, vi vede uno studio sull’amore che si compie entro delle coordinate concettuali significative. Esse potrebbero rivelare le antitesi e le convergenze figurali degli archetipi femminile e maschile contrapposti o riuniti nell’immagine classica, platonica e poi ovidiana dell’Ermafrodito. Così da permettere all’amore di configurasi come percorso risolutivo dell’incompletezza esistenziale.

Leggendo i sonetti di Shakespeare 

Tutti questi livelli vanno a creare un sottotesto ricchissimo di stimoli e rimandi. Ciò costituisce la particolarità di questa lettura che ci parla in modo molto intenso dell’amore e delle sue contraddizioni, sia esso inteso come amore romantico, ideale o platonico. Shakespeare riprende la tradizione sonettistica – le sue maschere convenzionali, i suoi topoi stereotipati – ma riesce a reinterpretarne i caratteri attraverso la proposta di un io lirico che, se non nella forma, nel sentire ricorda quasi i toni della poesia romantica.

L’opera rivela infatti una voce sofferente, capace di esplorare le passioni della cultura del tempo, celebrarne le bellezze e raccontarne i lati oscuri. Per questo amiamo tanto questa raccolta: sotto la forma controllata e convenzionale del sonetto si ha come l’impressione di sentire il battito di un cuore che pulsa al ritmo di emozioni discordanti e che esprime una grande sensibilità, a tratti moderna. Questo contrasto stridente che rivela progressivamente un’intima armonia rende i versi d’amore di Shakespeare sempre capaci di farci emozionare, profondamente e in modo unico.

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