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La strada porta tra case oscure –
ma in alto
salpo dal braccio candido
del valico, come da un molo –
lascio nella terrena ombra
i faticosi lumi degli uomini,
il loro fioco alone
sulla neve. 

Via – negli occhi raccolta
la gioia dura d’essere
creatura in sé conchiusa,
unica nel freddo cielo
invernale – 
diritta ai piedi
d’invisibili antenne,
sulla nave che ha vele di nubi
e fari di stelle,
a prora un volto
d’attesa  

11 gennaio 1935
Antonia Pozzi, Evasione

Oggi dedichiamo il nostro spazio poetico #acompassforpoetry ad Antonia Pozzi la giovane poetessa milanese, che rappresenta uno dei casi letterari più rilevanti degli ultimi decenni. Il libro che abbiamo scelto è la sua antologia poetica Desiderio di cose leggere, pubblicata da Salani Editore e curata da Elisabetta Vergani con una prefazione di Eugenio Borgna. L’opera, a ottant’anni dalla morte della poetessa, rappresenta un tassello importante nel percorso della sua riscoperta. Ripercorre infatti il meglio della sua produzione dal 1929 al 1938, partendo dai suoi primi componimenti adolescenziali per arrivare alle sue opere più mature.

Antonia Pozzi

Antonia Pozzi nasce a Milano il 13 febbraio 1912, figlia unica di una famiglia dell’alta borghesia milanese discendente da Tommaso Grossi. Fin da giovane mostra un carattere predisposto a coltivare l’amore per la cultura, il viaggio e la natura. Nata nell’agio di una famiglia benestante, mostra da subito un’anima inquieta che la porta a mettere in discussione la realtà a cui appartiene per appassionarsi alle cause delle nuove periferie milanesi.

La sua vita e sensibilità è segnata dalle tormentate vicende affettive con Antonio Maria Cervi, il suo professore di greco al Liceo Manzoni di Milano e con i filosofi Remo Cantoni e Dino Formaggio; da ricordare anche la grande amicizia con il poeta Vittorio Sereni e la famiglia Treves.

Inserita nell’ambito della vita culturale milanese dell’Università Statale ai tempi del professore e grande filosofo Antonio Banfi non riesce a essere completamente capita a causa di una sensibilità straordinariamente moderna. Le traversie affettive e le difficoltà nel rendersi intellegibile alle persone amate e alla sua epoca la spingono a porre fine alla sua vita a 26 anni, il 3 dicembre 1938. 

La poesia per Antonia 

Il suo moderno sentire e il suo modo di pensare fuori dal comune, incompresi e inascoltati, trovano nella poesia il solo mezzo espressivo con cui comunicare la loro profondità. Cosi il suo lavoro è fin da principio mosso dalla ricerca di una libertà autentica che possa farsi portavoce senza restrizioni della sua identità personale e femminile e della sua enorme passione per il mondo. Nei suoi versi convivono quindi l’immesso amore per la natura e in particolare per la montagna e il difficile rapporto con il mondo maschile e intellettuale della propria epoca.

La sua opera si è sviluppata prevalentemente al di là di legami con i saperi o le ideologie costituite e questo ha fatto sì che il Novecento l’abbia a lungo lasciata in disparte, senza valorizzare il suo enorme talento. Eugenio Montale è stato fra i primi a riconoscerlo nell’espressione di una  “voce leggera, pochissimo bisognosa di appoggi, che tende a bruciare le sillabe nello spazio bianco della pagina’.  Cosi è anche per noi leggere i suoi versi: come attraversare un mondo dove dolore e nostalgia ardono in cerca di quella riconciliazione che caratterizza il suo lavoro e dà il titolo a questa splendida poesia.

La luna è vitrea e lieve
ancora, nel vasto tramonto.
Perché non uscire
di qui? Perché non portare
laggiù, nelle strade, la mia
nostalgia dei monti perduti,
tradurla in amore
pel mondo
che amai?

Già troppo soffersero
del mio rancore
le cose: e vivere non si può
a lungo
se silenziosamente piangono
le cose, su noi.

Stasera, stasera,
quando i volti degli uomini
saran macchie d’ombra e non più –
quando le case
al sommo
sole vivranno di luce –
io troverò me stessa
nel vecchio mondo
e profondo
sarà l’abbraccio
delle cose con me.

Riconteremo i fili
che legano i miei occhi
agli occhi illuminati delle vie,
riconteremo i passi
per cui l’anima versa
la sua sete di strade
sopra la buia terra –

Forse le cose
perdoneranno ancora –
forse, facendo
delle gran braccia arco
su me,
pergolati di sogni stenderanno
domani sovra il mio
solitario meriggio.

Antonia Pozzi, Riconciliazione
3 novembre 1933

Leggendo Antonia Pozzi 

Come dice Montale, quella di Antonia Pozzi è una poesia che brucia le sillabe e gli spazi bianchi della pagina. Questa è l’impressone che si ha quando la si legge. Le sue parole ci permettono di cogliere i modi di vivere e codificare le infinite sfumature dei turbamenti dell’anima. Riesce a descrivere splendide immagini, concrete ma che a contatto con un linguaggio morbido e quasi acquatico sembrano risultare sfumate, restituendo una bellezza ambigua, allo stesso tempo dolorosa e incantata. 

Per questo leggerla è davvero un’esperienza particolare perché ci accompagna attraverso una dimensione dove la nostalgia intensa, dolorosa, quasi leopardiana si combina teneramente con l’amore, l’amore per quel mondo che non l’ha mai compresa, e con la determinazione, continua e commuovente, ad attestarne la bellezza, forse anche nella speranza di vedervi un giorno riflessa e accolta la vertiginosa profondità dei suoi affetti e delle sue emozioni. 

2 Replies to “Martedì Poetici: Antonia Pozzi (1912-1938)”

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