Mario Rigoni Stern. Il bosco degli urogalli. 1962

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Che vita incredibile quella di Mario Rigoni Stern nato ad Asiago nel 1921, da alpino nella seconda guerra mondiale, a bibliotecario e poi scrittore. Abbiamo riletto Il bosco degli Urogalli nell’edizione in foto di Einaudi che contiene un’introduzione molto interessante di Paolo Cognetti altro autore che amiamo in particolare per il suo Le Otto montagne.

La letteratura dei boschi

In poche pagine Cognetti ci parla degli aspetti fondamentali della vita e della personalità di Rigoni. Dopo il conflitto mondiale inizia a scrivere condividendo le sue memorie di guerra ispirandosi al suo amato Hemingway ma poi la sua prosa acquista una crescente originalità. Diventa così ben presto uno dei primi autori a portare in Italia la letteratura dei boschi tanto cara a Thoureau, Melville e London dove l’immagine della foresta emerge in tutta la sua magia: come qualcosa che fortifica e guarisce le ferite dell’anima.

Leggendo Rigoni

E con la guerra di ferite Rigoni se ne era fatte tante tornando poi a casa a piedi dalla Russia fino a raggiungere il suo altopiano e le sue amate Alpi. Ma forse proprio quell’esperienza vissuta da un ragazzo nato e cresciuto fra i monti gli permise poi di fissare sulle pagine dei suoi racconti immagini indimenticabili capaci di riflettere il misterioso richiamo dei boschi e la magia della montagna. Leggere i suoi racconti è come passeggiare in una foresta silenziosa e sentire la natura vicinissima.

Ecco un passaggio che ci piace tanto:

“Era buio e l’alba non ancora accennava. Qualche favilla di neve cadeva vorticando ma il cielo andava rischiarandosi: già appariva qualche stella e l’aria diventava più fredda. Il paese era ovattato dalla neve, immaginavo le stanze raccolte, i letti caldi e i bambini, che dormivano. I fabbricanti di rocce, le montagne attorno, il caldo di casa mia e l’immagine della gente che riposava tranquilla mi davano una sicurezza calma e grande che nessuna cosa avrebbe potuto darmi. Nemmeno la grappa.”

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