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Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro. J. R. R. Tolkien. 1937

Doveva essere una storia per bambini

“Bilbo Baggins è un Hobbit che vive nella sua caverna e non ama le avventure. Il mago Gandalf e i suoi nani lo convincono a intraprenderne una. Così vive formidabili battaglie contro orchi e lupi. Alla fine raggiunge una montagna solitaria; il drago Smog che fa da guardia è ucciso e dopo un grande combattimento contro gli orchi torna a casa, ricco! Questo libro con l’aiuto di mappe, senza bisogno d’illustrazioni è buono e dovrebbe attrarre ogni bambino in età dai 5 ai 9 anni.”

Così scrive Rayner Unwin, figlio decenne dell’editore Sir Stanley Unwin che nel 1936 gli chiede di recensire Lo Hobbit. In fatti, inizialmente il libro è pensato da J.R.R. Tolkien come favola per bambini e Sir Unwin della casa editrice al tempo inglese, oggi australiana, Allen & Unwin pensa bene che per sondare il potenziale livello di gradimento dell’opera non ci sia miglior critico di un bambino. Dopo questa valutazione, il libro è pubblicato e ha un successo che trascende ogni attesa.

La Terra di Mezzo

Il genio narrativo di J.R.R. Tolkien si scopre immediatamente capace di coinvolgere non solo ogni bambino in età dai 5 ai 9 anni, come previsto dal giovane Rayner, ma anche adulti di ogni generazione. Il segreto di quest’accoglienza positiva e appassionata sta nello stile magico dello scrittore filologo che riflette la sua competenza e passione per la storia, le lingue e la letteratura, messe completamente al servizio di uno scopo molto ambizioso: la costruzione credibile e minuziosa di un nuovo fantastico mondo, la Terra di Mezzo.

Un mondo che attraverso un’originale caratterizzazione dei personaggi – uomini, maghi, nani, elfi, hobbit e creature fantastiche – mostra le mille sfaccettature della personalità: gli uomini valorosi ma facilmente corruttibili, i maghi sapienti ma alteri, i nani coraggiosi ma facili all’ira, gli elfi saggi ma altezzosi, gli hobbit dal cuore grande ma pigri e pantofolai. Ecco un mondo dove ognuno ha il proprio ruolo e vive la vita restando al suo posto, almeno fino a quando il mago Gandalf convince lo hobbit Bilbo Baggings a intraprendere un grande e audace viaggio.

“cerco qualcuno con cui condividere un’avventura che sto organizzando ed è molto difficile trovarlo.”

“Lo credo bene, da queste parti! Siamo gente tranquilla e alla buona e non sappiamo che farcene delle avventure. Brutte fastidiose scomode cose! Fanno far tardi a cena!”

Una vita semplice e l’avventura: contaminazioni

Quel che coinvolge subito nella storia è vedere come la sedentarietà dell’hobbit Bilbo Baggings esposta all’indole girovaga e avventuriera di Gandalf si trasformi in spirito d’avventura. E’ bellissimo vedere come la tentazione del viaggio seduca progressivamente Bilbo, che tenta invano di resistere ma alla fine si lascia travolgere. L’amicizia tra i due rende evidente, fin dall’inizio, come la Terra di Mezzo sia un luogo dove è possibile perseguire un’immagine ideale di sé, al di là dei tratti che definiscono la propria indole. Un luogo dove un hobbit, la cui natura si esprime al meglio nell’amore e nelle ambizioni verso le cose semplici, possa scoprirsi capace di intraprendere grandi avventure, sfidare draghi, orchi e creature selvagge. Una terra fantastica dove allo stesso modo un mago sapiente e altero riesca a imparare il valore dei piccoli piaceri della vita e come essi possano tirare fuori il meglio delle cose e delle persone.

“Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto”

Infatti, è proprio la capacità di dare valore alle cose semplici che permette a Bilbo di superare ogni difficoltà con forza d’animo e ottimismo, affrontando il pericolo e l’apparenza per quanto cupa possa presentarsi, guardando sempre alla parte migliore e positiva delle cose e delle situazioni. Questa energia, a tratti goliardica, rende gli hobbit in generale capaci di sorridere alla vita e permette a Bilbo in particolare e poi a Frodo di superare prove che potrebbero far desistere anche i più temerari fra i guerrieri.

Bilbo era destinato a trovare l’anello: il collegamento con la Trilogia

Se ci lasciamo trasportare dall’universo Tolkieniano ci rendiamo subito conto come siano proprio l’indole semplice e candida di Bilbo a renderlo adatto a trovare e contrastare l’influenza nefasta dell’anello del potere, il prezioso oggetto che sarà al centro della trilogia de Il Signore degli Anelli; uno strumento del male capace di corrompere il cuore degli eroi più irreprensibili ma che troverà inaspettatamente arduo il compito di manipolare la natura schietta e semplice degli hobbit. Per questo il suo ritrovamento da parte di Bilbo acquista un carattere di predestinazione.

“Avanzò strisciando per un po’, finché improvvisamente la mano andò a sfiorare per caso qualcosa che al tatto sembrava un sottile anello di metallo freddo, giacente sul fondo del tunnel. Bilbo era a un punto cruciale della sua carriera, ma non lo sapeva. Si mise in tasca l’anello senza pensarci: in quel momento sembrava che non potesse servire a niente di particolare.”

Invece si rivelerà un arma potentissima e molto pericolosa attorno cui Tolkien crea la storia epica e meravigliosa della sua famosa trilogia di cui Lo Hobbit erige le fondamenta. Qui egli semina le tematiche che li si svilupperanno: la lotta fra il bene e il male, l’amicizia edificante tra persone diverse, il viaggio come occasione di crescita e il coraggio di affrontare l’ignoto. Il coraggio degli eroi certamente, ma vissuto qui attraverso il cuore e gli occhi di Bilbo: un giovane hobbit che ama le cose semplici e sicure ma si scopre capace di abbracciare l’avventura e affrontare il cambiamento interiore che essa porta sempre con sé.

Adattamenti cinematografici

Tra gli adattamenti più noti c’è la trilogia del regista neozelandese Peter Jackson, che comprende le pellicole:,Un Viaggio Inaspettato, 2012; La desolazione di Smaug, 2013; La battaglia delle cinque armate, 2014.

Qui trovi la scena del primo film in cui Bilbo diventa consapevole della sua voglia di partire, di abbracciare l’avventura con tutto ciò che comporterà!

Adattamenti culinari: il libro contiene tantissimi riferimenti al cibo, essendo gli Hobbit amanti della buona cucina. Se amate cucinare trovate una bella ricetta presa dal libro  sul blog letterario-culinario Cucinare Tra Le Righe

Cosa ne pensi?

Tolkien è qualcosa con cui prima o poi a un lettore capita di confrontarsi. Eppure sembra essere qualcosa di più di un autore. Mi ha colpito scoprire che alla morte di sua moglie Edith fece incidere sulla sua tomba il nome “Lùthien” e quando tocco poi a lui lasciò istruzioni per incidere sulla sua quello di “Beren”. Si tratta dei nomi di uno degli antichi uomini e della principessa elfica le cui storie aveva narrato nel Silmarillion.

Questo gesto fa riflettere su quanto Tolkien fosse connesso al mondo che aveva creato e su quanto lo avesse preso seriamente descrivendolo vividamente in ogni sua parte e dettaglio desiderando alla fine unirsi ad esse in modo perpetuo; la minuziosità con cui lo ha costruito ela passione che vi ha infuso spiegano in parte la ragione per cui sia stato così facile anche per milioni di lettori identificarsi con quello stesso universo.

Al di là dei gusti che possono portare ad apprezzare più o meno il genere letterario dell’High Fantasy a cui si è dedicato non si può fare a meno di riconoscere che i suoi lavori sono qualcosa che trascende la carta stampata, quasi esprimessero un atteggiamento mentale particolare o una sensazione con cui prima o poi gli amanti della lettura potrebbero essere chiamati a confrontarsi.

Lo hai letto, ti è piaciuto?

7 Replies to “Lo hobbit | The Hobbit. J.R.R. Tolkien, 1937”

  1. Bello! L’ho letto più o meno all’età di Rayner e mi è piaciuto parecchio. Poi più in là ho letto il Signore degli Anelli che ho amato molto. Mi resta da approfondire il Silmarillion, che ho intenzione di leggere prima o poi. Penso che il genere a volte venga sottovalutato ma per quanto mi riguarda la trilogia è un capolavoro.

    1. Ciao Luna! Grazie per il tuo commento. Anch’io! il Silmarillion ha un tono più aulico e epico quindi la lettura risulta meno immediata, ma se hai letto gli altri non può mancare. 🙂

  2. Non sono mai stata una grande amate del fantasy e lessi lo Hobbit quando ero un’adolescente perche’ me lo passo’ mio cugino – inutile dire che lo amai alla follia, ma per qualche strano motivo non il Signore degli Anelli non mi ha mai attirato. Il mio ex-fidanzato era un grandissimo fan e mi regalo’ il libro, ma e’ stato solo dopo aver visto il primo film mi ci sono buttata a capofitto. L’ho adorato… 🙂

    1. Ciao Paola! Anch’io adorato! anche i film che sono fatti molto bene e incentivano la lettura. Il regista e sua moglie sceneggiatrice sono super fan e, pur dovendo fare una sintesi, sono riusciti a mio avviso ad arricchire in qualche modo l’esperienza letteraria che in effetti va oltre il fantasy e ti trascina via 🙂

  3. Ho letto Lo Hobbit di recente, non troppi mesi fa e l’ho amato! Sinceramente non mi aspettavo mi piacesse così tanto.
    Sono invece titubante se leggere o meno Il signore degli anelli, mi sembra una saga molto “complessa” e un po’ mi spaventa. Non so, magari in futuro

    1. Ciao anch’io ho amato Lo Hobbit! Il Signore degli Anelli è sicuramente una esperienza più impegnativa e può intimorire ma penso che passate le prime 50/100 pagine in cui ci si deve acclimatare al mondo nuovo, la complessità lasci il posto all’intensità delle emozioni che si provano procedendo nella lettura. Credo sia un libro che può dare tanto, io gli darei un’occasione prima o poi 🙂

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