L’isola di Arturo. Elsa Morante. 1957

Il capolavoro di Elsa Morante è uno dei romanzi chiave della letteratura del Novecento, vince il premio Strega nel 1957. È una storia che parla di iniziazione alla vita ed è raccontata attraverso il filtro affettivo del giovane Arturo con le sue paure, i suoi desideri. Dall’infanzia all’adolescenza lo vediamo al centro della sua isola, quella di Procida, un luogo-casa-infanzia che lo lega agli stimoli che riceve e alle emozioni che prova, diventandone emblema. Eppure quel medesimo luogo, lo separa anche dalle enormità di tutto ciò che è diverso da lui ma di cui egli sente il forte richiamo, continuamente.

Dovrà faticare, soffrire, amare per raggiungerlo: scopre così che l’indipendenza dalla propria dimensione affettiva, infantile e adolescenziale, può essere perseguita solo dopo aver realizzato e accettato che le nostre percezioni possono essere solo una delle versioni e non l’unica versione, di quello che la vita può arrivare a significare. La predisposizione ad accogliere ciò che è altro da sé e a comprendere le ragioni degli altri lo condurrà verso un mondo nuovo, lontano dall’isola.

In questo modo il suo percorso di crescita procedendo fra mitizzazioni e smitizzazioni delle figure genitoriali e del sé si configura come un viaggio esistenziale, compiuto attraverso importanti esperienze rivelatrici e la loro rielaborazione. La Morante con il suo modo di scrivere poetico e suggestivo che mescola elementi immaginari e reali ha scritto un libro sempreverde. Il suo grande fascino affonda le radici nella raffigurazione e nell’uso narrativo di elementi dalla forte carica simbolica – l’isola, le stelle, il mare – che parlano di scoperta e viaggio, di ricerca e destinazione.

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