Leggendo Il Cardellino. Donna Tartt

Il Cardellino, Donna Tartt, The Goldfinch

Ce la faremo a leggere tutte le 900 pagine de Il Cardellino prima del 17 ottobre quando uscirà nelle sale il film di John Crowley? Ci piacerebbe e pensiamo proprio di si perché lo abbiamo iniziato da poco e in un attimo siamo arrivate a pagina duecento.

Questo è il nostro terzo libro di Donna Tartt di cui abbiamo iniziato la lettura dell’opera omnia l’anno scorso. Abbiamo seguito la linea cronologica leggendo prima Dio di Illusioni che abbiamo amato moltissimo. Ambientato nel Vermont ci racconta la storia di alcuni ragazzi che si perdono inseguendo un sogno di irrazionalità. Poi abbiamo letto Il Piccolo amico, ambientato invece in Mississippi nella Bible Belt americana. Il libro ci offre un ritratto famigliare immobile e inafferrabile nella cornice del conservatorismo matriarcale di tipo southern.

Ogni volta la Tartt riesce a creare storie che danno al thriller un’anima raffinata e attenta ai dettagli tradizionali, culturali, psicologici e intellettuali del mondo che descrive. L’autrice americana lascia passare 10 anni fra un libro e l’altro e questo si riflette nella sua prosa che a noi sembra sempre geniale, meticolosa, precisa e allo stesso tempo evocativa e sagace. Nei suoi libri nulla è lasciato al caso, che si legga l’originale in lingua inglese o le ottime traduzioni dei libri in foto si ha sempre l’impressione che ogni frase, ogni periodo sia costruito sintatticamente nella migliore combinazione possibile.

Il Cardellino non fa eccezione. Per ora siamo già completamente agganciate dalla storia del giovane Theodore: siamo con lui a New York in attesa di capire cosa ne sarà del suo futuro e come il piccolo quadro di Carel Fabritius ne influenzerà il corso. 

Lo state leggendo anche voi in occasione dell’uscita del film? A che punto siete? 

9 Replies to “Leggendo Il Cardellino. Donna Tartt”

          1. E’ ben scritto, e avvince certamente; però alcuni elementi sono un po’ in ombra, come la figura del professore. Avrebbe dovuto avere ben più spazio per far comprendere l’ascendente esercitato sui ragazzi. Due pagine on più su Dioniso, non noto abbastanza al lettore medio, avrebbero aggiunto ulteriore pathos, credo. Insomma è come se il cuore del romanzo fosse appena accennato. Resta comunque un bel libro 🙂 Buona giornata,

          2. Ricordo ora che in occasione della recensione avevamo parlato della natura indefinita del personaggio del professore. Anche vero che in effetti al punto in cui siamo arrivate a differenza di quanto fatto in Dio di illusioni ne Il Cardellino la Tartt dedica più spazio a spiegare i riferimenti culturali. Ci dai sempre ottimi spunti di riflessione 🙂

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