Le Assaggiatrici | At the Wolf’s table: a novel. Rosella Postorino, 2018

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Le Assaggiatrici di Rosella Postorino è un romanzo che si ispira alla vita di Margot Wölk (1917-2014). Una segretaria tedesca che nel 1942 è invitata perentoriamente insieme ad altre 14 donne ad assaggiare i pasti da servire ad Adolf Hitler così da salvaguardarne la salute nel caso fossero avvelenati. Molti anni dopo Margot Wölk, unica superstite del gruppo alla Seconda Guerra Mondiale, racconta pubblicamente i dettagli della sua storia: Margot ha ormai 95 anni e si libera di questa verità solo due anni prima di morire nel 2014. La sua deve essere stata, in effetti, una storia estremamente difficile da vivere.  

“La stanza era grande, le pareti bianche. Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano già apparecchiato per noi. Ci fecero cenno di prendere posto. Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia. Davanti a me, un piatto di ceramica bianca. Avevo fame. . .”

Tematiche

Un gruppo di donne si trovano in una situazione molto ambigua. Da un lato possono mangiare cibi prelibatissimi e abbondanti in un periodo in cui le riserve alimentari nazionali scarseggiano ma dall’altro subiscono la condanna di rischiare la vita ogni giorno e la colpa di farlo per il bene del Nazismo e di Hitler. Il libro affronta così alcune delle tematiche che la scrittrice aveva già esplorato in opere precedenti: l’ambiguità degli istinti umani, il sottile confine tra vittima e carnefice, la coercizione, gli effetti delle organizzazioni totalitarie sulle persone.  

L’Olocausto

L’Olocausto è uno dei periodi storici più cupi della storia umana che ha causato la morte di 17 milioni di persone, di cui 6 milioni di ebrei, e che ha scosso e ancora scuote profondamente i pilastri dell’inconscio collettivo. Questa ambientazione fa si che le parole di questo libro scendano in profondità. Una dopo l’altra echeggiano in uno spazio confuso dove le spinte emotive e istintive dell’esperienza individuale sono svincolate dalla personalità e dal vincolo delle conseguenze. È un luogo la cui esistenza seppur incorporea ancora oggi appesta gli incubi più terribili: un posto oscuro e imperscrutabile, un buco nero, una singolarità del male. 

Una sensazione di disagio

La Postorino vi si accosta, senza mai lasciarsi andare o sopraffare dalle sue oscurità. Ne offre una prospettiva originale ispirata ai racconti di Margot Wölk e anche pericolosa. Perché leggiamo il punto di vista del carnefice, o meglio, di chi per sopravvivere vi si unisce. All’inizio infatti si prova una stranissima e scomoda sensazione. Siamo investiti da una sorta di fastidiosa colpevolezza mista a indignazione. Si vorrebbe urlare a Rosa, la nostra anti-eroina: “Rosa per favore, fai qualcosa, scappa, ribellati! Come puoi sopportare di assaggiare il cibo per tutelare la salute di un uomo che continua a perpetrare il male e che metà del resto del mondo sta cercando di uccidere?” 

Discordanze e ambiguità

Quando poi inizia la sua sordida e morbosa storia d’amore con uno dei capitani delle SS, sembra davvero troppo. Ci si chiede come una condotta del genere possa coesistere con la sensibilità e l’umanità con cui la Postorino ha costruito il personaggio della sua protagonista. Pensiamo alla Sindrome di Stoccolma e alla dipendenza psicologica e affettiva che si crea tra vittima e carnefice, ma non è sufficiente a spiegare il disequilibrio. Questa discordanza caratteriale crea una tensione che ci spinge a continuare la lettura alla ricerca delle ragioni che illustrino questi stridori. Sappiamo però che una volta superato il confine della morale, le motivazioni delle persone sono difficilmente spiegabili attraverso logica e coerenza. Esse risultano invece spesso intrise e zuppe di una promiscuità emotiva che le appesantisce appena prima di sgocciolare via rumorosamente e in modo inafferrabile. 

La banalità del male

Allora il pensiero vola a Hanna Arendt, la filosofa tedesca naturalizzata statunitense che con il suo saggio La Banalità del Male. Eichmann a Gerusalemme del 1963 sviluppa il resoconto da lei scritto per il New Yorker del processo ad Adolf Eichmann. Egli era un militare e funzionario tedesco fra i responsabili operativi nel corso della cosiddetta “soluzione finale”. La ricerca della Arendt ha aiutato intere generazioni a riflettere sulla natura del potere, l’autorità e i totalitarismi e a comprendere parte della natura del male, con lo scopo di riuscire a respingerlo con maggiore consapevolezza. La grande filosofa evidenzia in modo molto approfondito come l’aspetto più anomalo e infernale del movimento nazista fosse l’aver reso il male banale e, sfruttando gli istinti primordiali dell’essere umano e in particolare quello di sopravvivenza, averlo reso parte della quotidianità delle persone che si trovavano a viverlo e a perpetrarlo. 

Leggendo Le Assaggiatrici

Le Assaggiatrici, narrando una storia che distorce l’esperienza primaria del mangiare, con la sua carica simbolica legata solitamente all’idea di energia e vita, verso un immaginario di morte, prende parte a questa ricerca sulla genesi del male. Ci mostra come le complessità istintuali e affettive dell’individuo possano essere manipolate, trasformandolo progressivamente e senza che ce se ne accorga in uno strumento intenzionalmente inconsapevole, utilizzabile dal potere in molti modi, anche contrari alla sua etica. Ed è proprio questa distorsione che aiuta a comprendere le molte delle sensazioni contrastanti che ci racconta Rosa pur non riuscendo ella stessa a comprenderle pienamente: in primis il suo trasporto nei confronti di un carnefice. 

Tramandare in forma romanzata la storia vera di Margot Wölk e delle assaggiatrici di Hitler per metterci in guardia e consapevolizzare, rivelandole, le trappole affettive del male sembra per noi uno fra gli aspetti più originali e importanti per cui vale la pena leggere questo testo. Voi cosa ne pensate? 

2 Replies to “Le Assaggiatrici | At the Wolf’s table: a novel. Rosella Postorino, 2018”

  1. un romanzo molto particolare, il periodo terribile è oggetto di molte storie, ma questa è raccontata da una prospettiva nuova. Fa riflettere sulle contraddizioni umane, il male il bene in modo diverso. Anche leggere Hanna Arendt è un buon consiglio, grazie! 🙂

    1. Si! Sebbene a differenza della Pastorino non sia una scrittrice di fiction ma una teorica politica ci è sembrato opportuno citarla perché ha compiuto delle ricerche davvero molto interessanti su un tema complicato e spinoso.

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