L’Anno nuovo. Juli Zeh. 2019

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Avete mai provato la terribile sensazione di rimanere senza fiato pur stando fermi? i colori del mondo cambiano e vi sembra di essere sul punto di svenire? All’esterno tutto sembra lo stesso eppure dentro di voi qualcosa si trasforma. Vi sentite trascinati a terra da pensieri tossici che non riuscite a gestire e il mondo sembra rivoltarvisi contro. Abbiamo letto L’Anno nuovo di Juli Zeh: un piccolo libro che ci parla in modo originale di un grande orrore, quello delle questioni irrisolte del proprio passato e del modo in cui a volte possono tornare a perseguitarci.

Consigliatoci da Fazi Editore è stato il primo libro che abbiamo letto di questa autrice tedesca. Sicuramente ne approfondiremo la conoscenza perché ci ha colpito la fluidità con cui abbiamo affrontato la lettura nonostante il tema inquietante. La fine però ci ha lasciato un po’ di amarezza; non tanto per la durezza tematica ma più che altro a seguito di un senso di incompletezza, come se alla storia mancasse qualcosa.
D’altra parte molti sono stati gli aspetti che abbiamo trovato originali e che hanno reso scorrevole questa lettura. 

Paesaggi interiori 

La prosa diretta e di facile accesso della Zeh ci proietta subito sullo sfondo vivido dei paesaggi brulli di Lanzarote. Lì Henning, la moglie e i suoi bambini decidono di trascorrere le vacanze di Natale e Capodanno. Gli ambienti sono descritti sapientemente. Il minimalismo degli scorci sembra fare da contrappunto alla complessità del tema: le questioni irrisolte del proprio passato. In particolare il modo in cui queste possono influenzare il nostro presente, generando attacchi di panico e disagio interiore.

Il bisogno di controllare i propri pensieri è quasi peggiore della COSA stessa. Hennnig non sa più nemmeno se praticare un’igiene dei pensieri serva a qualcosa. Quando cerca di evitare pensieri sbagliati, si sente come un cervo braccato. Praticamente qualsiasi pretesto può risvegliare LA COSA. 

È proprio una questione irrisolta che diventa protagonista di L’Anno nuovo. Questa “cosa” riesce a trasformare il racconto di una serena vacanza in un thriller psicologico, facendo assumere al paesaggio le forme cangianti delle trasformazioni interiori di Henning.

L’auto-narrazione del sé 

“La cosa” lo conduce lungo le strade che costeggiano i vulcani e le desolate colline di Lanzarote e fa in modo che, mentre egli prova a sublimarla andando in bicicletta sui pendii dell’isola, non può far altro invece che trovarsela davanti, scendendo sempre più a fondo nei meandri del suo passato. Con L’Anno nuovo l’autrice tedesca crea una storia che gioca sulle connessioni fra paesaggio esterno e animo interno.

Così ci fa riflettere su come quello che siamo convinti di essere può spesso non coincidere con quello che in realtà siamo; e su come tali disarmonie rendano l’auto-narrazione del sé potenzialmente pericolosa. Proprio a causa di un’auto-narrazione di sé che non corrisponde alla realtà, Henning si trova a vivere in un mondo deformato in cui, a un certo punto, fatica perfino a distinguere ciò che è da ciò che non è. 

La paura della solitudine 

Sarà proprio l’ambiente esterno a innescare una serie di meccanismi interiori che mineranno l’auto-narrazione di Henning. Egli realizzerà quanto ciò che credeva essere reale sia in realtà frutto di un deliberato sforzo inconscio della sua mente di dimenticare. Nello specifico egli ha deciso di dimenticare il momento in cui per la prima volta provò una delle paure più caratteristiche e intense dell’esperienza individuale: la paura della solitudine

Quell’emozione da cui dovremmo essere protetti fin da giovani e che dovremmo aver affrontato e per quanto possibile superato diventando adulti. Ma se al contrario per svariate ragioni, in primis dinamiche famigliari disfunzionali, ne restiamo invischiati come nel caso di Henning questa paura non può che continuamente riemergere con l’impeto della marea, generando mostri.

Leggendo L’Anno nuovo

La semplicità della prosa della Zeh combinata alla complessità del tema trattato ci è sembrata essere la forza di L’Anno nuovo. Ci è piaciuto il modo in cui l’autrice ha affrontato un tema spinoso come quello degli attacchi di panico, collegandolo non solo alle esperienze traumatiche individuali ma anche al tema di più ampio respiro della paura della solitudine in generale. Dobbiamo però ammettere che la conclusione ci ha lasciato un po’ di amarezza e una sensazione strana come se mancasse qualcosa.

Il libro dedica gran parte della storia a far emergere le cause del disagio di Henning; però, a nostro parere, non fa lo stesso riguardo all’elaborazione delle cause che egli ha trovato. Ci è parso che dopo aver scoperto tanto su di sé e sulla propria storia Henning al posto di affrontarla e di accoglierla decidesse di chiuderla fuori. In generale preferiamo libri che sappiano comunicare o lasciare lo spazio per immaginare la possibilità di rendere armonico passato, presente e futuro. Riteniamo comunque che questa sia una buona storia perché sa andare in profondità. Pensiamo sia particolarmente consigliata per chi ama la psicologia, non ha paura ed è nell’umore di guardare in faccia gli abissi che ci portiamo dentro.

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