Leggendo L’altra donna, ultimo libro di Cristina Comencini, ci si trova a riflettere su concetti come alterità e identità; sul femminile e sulle particolarità emotive che lo caratterizzano. La storia ruota intorno a una situazione iniziale di antagonismo che si trasforma poi in un percorso di liberazione e ripensamento di dinamiche relazionali stereotipate.

La sensibilità femminile si presenta in una prima fase come prigioniera di automatismi quasi fisiologici che ancorano risposte emotive determinate a ruoli sociali predefiniti. Così all’inizio della storia le sfumature delle personalità delle protagoniste appaiono caratterizzate principalmente dal rapporto che instaurano con il maschile e da un conseguente antagonismo.

Ma poi il progressivo sviluppo di un dialogo che si scopre mosso da sincero interesse verso l’esperienza individuale delle altre persone e che riesce così a dissolvere la rivalità iniziale dona alla storia risvolti dai toni quasi corali che propongono rappresentazioni del sé e di ciò che è altro da sé nuove e inaspettate.

Ne L’altra donna si entra così in contatto con un femminile in evoluzione che, attraverso una finzione che riesce poi a rivelare tanto, porta a ripensare idee di alteritá e identità, acquistando una maggiore autonomia valutativa, diluendo il dolore frutto delle solitudini tipiche di ruoli e stereotipi verso una valorizzazione dei legami e dell’esperienze reali, personali e collettive.

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