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Premio Strega e Campiello 2018. La ragazza con la Leica di Helena Janeczek. 2017

Il libro di Helena Janeczek è fra i dodici finalisti del Premio Strega 2018 che verrà assegnato il 5 Luglio 2018 a Roma e tra i cinque selezionati per il Premio Campiello 2018.

Il tempo della narrazione, poliedrico e sfuggente, è contenuto tra un prologo e un epilogo meravigliosi che commentano alcune foto scattate a Gerda Taro dai suoi amici o da Gerda Taro ai suoi soggetti preferiti: ovvero chiunque lei percepisca stare lottando per una giusta causa.

La bellissima foto dei due miliziani repubblicani scattata da Gerda a Barcellona nell’estate del 1936 e scelta dalla Janeczek come apertura al prologo riassume teneramente molti dei temi che verranno in seguito approfonditi dal romanzo.

“Da quando hai visto quella foto, ti incanti a guardarli. Sembrano felici, e sono giovani, come si addice agli eroi. Belli non potresti dirlo ma neanche negarlo, e comunque non appaiono eroici per nulla. Colpa della risata che chiude i loro occhi e mette a nudo i denti, un riso non fotogenico ma così schietto da renderli stupendi.”

Questa immagine di gioia nel dolore della guerra civile spagnola ci accompagna durante tutta la lettura come fosse un contrappeso luminoso che bilancia l’oscurità e la tragicità della guerra e del modo in cui si conclude la vita di Gerda.

Gerda è in fatti la prima fotoreporter donna caduta sul campo. Ha solo ventisette anni quando, il 26 luglio 1937 sul fronte di Brunete, è schiacciata da un carro armato mentre documenta gli sviluppi della guerra civile spagnola. Questo episodio come la foto dei miliziani resta vivido lungo tutta la narrazione mentre il tempo si espande e si contrae, avanti e indietro, dagli anni ‘30 ai ’60, poi ancora indietro e poi di nuovo avanti, per tornare da dove era partito, delineando la figura di Gerda attraverso l’esperienza che di lei hanno avuto l’amica e modella Ruth Cerf e gli ex amanti Willy Chardack e Georg Kuritzkes.

Lo spazio della narrazione è rappresentato dalle città in cui i narratori risiedono in momenti diversi o dove ambientano i loro ricordi, Buffalo, Parigi, Roma, Barcellona. Eppure questi luoghi molto diversi acquistano consistenza nella camaleontica persona di Gerda. Nata come Gerda Pohorylle, cresce, si evolve e si trasforma in Gerda Taro e poi, con il fotografo ungherese e compagno André Friedmann, in Robert Capa a cui entrambi si legano in un unione più forte di ogni legame formale.

Robert Capa è un fantomatico celebre fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa la cui immaginaria fama permette alla coppia di fotografi Gerda e Andrè di lavorare, mettendo la priorità professione al servizio dei loro sogni: contrastare ciò che percepiscono come ingiusto, salvaguardare ciò che identificano come giusto, non per se stessi ma per un’idea utopistica di umanità in cui credevano fermamente. Quest’idea confluisce nel personaggio di Robert Capa che entrambi utilizzano come firma per i loro scatti, fino a quando André Friedmann deciderà di adottarlo definitivamente come pseudonimo.

“Vivere a Parigi, senza nient’altro che una Leica, era l’arte di arrangiarsi giorno dopo giorno. Avrebbero trovato più lavoro sotto pseudonimo, si erano convinti André Friedmann e Gerda Pohorylle. Si erano persino inventati la storia di Robert Capa che possedeva quello che mancava a loro: ricchezza, successo, un visto illimitato sul passaporto di un paese riverito in virtù di una potenza non funesta da guerre e dittature. Uniti in una società segreta che come capitale di partenza aveva un alias, erano ancora più vicini nella vita, più temerari nei sogni da inseguire nel futuro”

Il romanzo presenta una prosa complessa la cui lettura non risulta immediata ma richiede una disposizione da parte del lettore a elaborare autonomamente il ricco materiale presentato frutto di una profonda ricerca documentaristica. La storia di Gerda Taro è ricostruita attraverso diverse voci e prospettive che stimolano il lettore a creare la propria immagine della fotografa tedesca scegliendo fra gli elementi proposti dai ricordi di chi le era vicino.

Ne risulta un mosaico poliedrico che riesce a comunicare il modo in cui la sua esperienza individuale si sia diffusa tutt’intorno a lei e alle persone che la circondavano e come un pannello riflettente sia stata capace di rendere morbida la durezza di un presente caratterizzato da ombre incombenti quali la crisi economica e dall’ascesa dei totalitarismi, mettendo in risalto la bellezza di chiunque credesse nel valore di riconoscere il buono e avesse la determinazione di lottare per difenderlo.

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