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Questo per noi è stato uno di quei libri che si divorano. Lo abbiamo scoperto lo scorso novembre, quando siamo andati a vedere la presentazione dell’autrice a Bookcity Milano – ne riportiamo sotto un breve estratto video. In quell’occasione Sarah Perry lo ha descritto come un romanzo gotico dai risvolti politici e femministi, attirando immediatamente la nostra attenzione! Inoltre lei ci è piaciuta moltissimo. Aveva un modo di fare che sprizzava amore per i libri e per la cultura da tutti i pori. Per queste ragioni le nostre aspettative erano molto alte e per fortuna non sono state disattese.

Abbiamo trovato il romanzo scorrevolissimo e molto originale, e forse solo il finale ci ha lasciato qualche perplessità. Essendo un gotico non sveleremo quasi nulla della trama per non “spoiler-are”. Vi parleremo invece un po’ di questa autrice che si sta imponendo come una delle voci più originali del gotico inglese contemporaneo. In quest’opera la Perry riesce davvero a ribaltare alcuni dei canoni del genere. Il topos gotico che prevede la presenza inquietante e persecutoria, spesso caratterizzata in modo maschile, è magistralmente trasferito dall’autrice su un piano tutto femminile. Il nostro mostro è sempre spaventoso, malvagio, corrotto ma rivela anche dei lati insoliti, sembra fragile, triste, stanco mostrando perfino una certa sensibilità nella sua costante ricerca di redenzione, approvazione e compagnia. In questo modo la Perry riesce davvero a creare un gotico tutto particolare.

Sarah Perry

La Perry nasce a Chelmsford nell’Essex il 28 novembre del 1979. La sua è una famiglia profondamente cristiana, quindi fin da piccola la sua educazione è caratterizzata da una forte matrice religiosa. Nella prima parte della sua formazione non ha quasi accesso all’arte contemporanea o alla scrittura. Passa il suo tempo libero principalmente ascoltando musica sinfonica, leggendo i classici, la poesia e svolgendo attività legate alla chiesa. Si rifarà da adulta.

In seguito infatti consegue un dottorato in scrittura creativa, incentrando la sua tesi sul gotico nell’opera dell’autrice irlandese Iris Murdoch. Così si trova a esplorare tutte quelle aree della cultura contemporanea alle quali a causa della sua prima educazione strettamente cristiana non aveva dedicato molto spazio. Secondo l’autrice però fu proprio la sua profonda immersione nella letteratura antica e classica a influenzare grandemente il suo stile narrativo e, in parte, la scelta dei temi che svilupperà nei suoi romanzi.

Il mito di Melmoth

Il personaggio di Melmoth attinge proprio da questo tipo di retaggio culturale. Deriva infatti dal romanzo gotico Melmoth l’errante pubblicato in 4 volumi nel 1820 dal pastore protestante di origine irlandese Charles Robert Maturin, famoso in vita e oggi come scrittore e drammaturgo, nonché per essere stato il prozio di Oscar Wilde. La figura di Melmoth si ricollega anche a due altri personaggi. Da un lato richiama il Faust, l’alchimista della cultura popolare tedesca che per placare la sua infinita sete di conoscenza stipulò un patto con il diavolo. Dall’altro lato Melmoth riprende la figura di matrice medioevale dell’Ebreo Errante, quel personaggio misterioso della cultura popolare europea che schernì Gesù durante la sua Passione, non avendo riconosciuto in lui il messia.

Anche lo scrittore francese Honorè de Balzac riprenderà questa leggenda scrivendo il racconto Melmoth riconciliato del 1835. L’adattamento della Perry riprende in parte la forma del romanzo epistolare molto in voga dal 1700 in poi per creare tensione e ingaggiare il lettore così come aveva fatto lo stesso Maturin e magistralmente Bram Stoker. Presenta infatti una serie di documenti che attestano l’esistenza di Melmoth. Ma ciò che rende questo libro speciale è la trasformazione di Melmoth in donna, facendogli assumere tutte quelle caratteristiche archetipiche del genere femminile.

Melmoth la testimone

Nel romanzo della Perry quindi Melmoth diventa una figura femminile, una di quelle donne che non avendo creduto alla risurrezione di Gesù venne maledetta e condannata a vagare per la terra senza scopo e compagnia. Ancora oggi vi si aggira sempre stremata, con i piedi sanguinanti apparendo, attratta dal dolore, ai malvagi o a chi sta soffrendo. Sarah Perry non si ferma però semplicemente a rendere la lettura religiosa di Melmoth che ha a che fare con il mostrare la punizione di chi non aveva creduto o aveva schernito il Salvatore. No, la Perry farà con la sua protagonista così come fece con la sua educazione cristiana. Questa, partendo da una matrice profondamente religiosa, si aprì sempre più verso prospettive moderne e contemporanee.

Così l’autrice permette alla sua Melmoth di superare il sostrato cristiano che l’ha generata alla ricerca di significati altri che possano esprimere in modo diverso il rapporto contemporaneo tra l’essere umano e il male. Da essere maledetto dalla cristianità e simbolo del male ella si manifesta e ci appare sempre più come una vittima stessa del male. La sua funzione narrativa si trasforma. Ella diventa non necessariamente essere malvagio ma testimone degli aspetti più malvagi dell’animo umano indicandoci come anche le persone più buone possano esserne sedotte e travolte. In questo libro appare infatti proprio nei momenti più cupi e più truci della storia umana: la Shoah e il genocidio armeno durante la prima guerra mondiale.

La banalità del male

La sua Melmoth sembra quindi essere, a un primo livello, una rappresentazione tormentata dell’esistenza stessa del male ricollegandosi all’idea dell’Angelo della storia elaborata dal grande filosofo Walter Benjamin come sottolineato da quest’interessante recensione del The Guardian. Ma ciò che a nostro avviso rende il romanzo della Perry ancor più interessante è che sa essere una lettura politicamente impegnata. Nel senso che il libro riesce a far riflettere sull’ambiguità etica della dimensione e dell’azione umana ricollegandosi al concetto, di cui vi abbiamo parlato in precedenza in altri articoli, della banalità del male di Hannah Arentd. Quell’idea secondo cui non c’è un confine determinato e preciso fra le categorie etiche di bene e male. Qui Sarah Perry ce ne parla in relazione al suo libro:

 

La Perry ci spiega e ci fa ragionare sull’idea terribile ma molto realistica che chiunque può essere in grado di compiere le azioni più ammirevoli così come le più orripilanti a seconda del livello di orrore a cui si è stati abituati o costretti a prendere parte. In questo senso la dimensione etica della nostre azione non può che essere collegata all’idea di scelta e di testimonianza. Il bisogno di comportarsi in modo corretto verso se stessi e gli altri deriva dal fatto di essere osservati e giudicati? è qualcosa che deriva dalle caratteristiche innate della nostra anima o dalle circostanze attraverso cui si sviluppa la nostra esperienza individuale? Queste sono solo alcune delle domande che la lettura di La maledizione di Melmoth riesce a far emergere.

Leggendo La maledizione di Melmoth

Abbiamo letteralmente divorato questo romanzo perché è scritto con uno stile molto piacevole e coinvolgente, combinando bene aspetti spaventevoli ed elementi narrativi che stimolano riflessioni più profonde. Il gotico di Sarah Perry è per noi un gotico delicato che si avvicina all’orrore con tatto e che affronta temi sconcertanti e scioccanti con un moto narrativo armonico. In questo senso la fine ci ha lasciato qualche perplessità. La misteriosa storia principale arricchita con analessi e digressioni storiche ci ha tenuto attaccati alla pagina sin dall’inizio. Melmoth apparendo e scomparendo sembra creare un moto terribile ma allo stesso tempo cadenzato che rivela la sua duplice natura di perpetratore e vittima.

La svolta finale quasi metanarrativa di cui non vogliamo rivelare i dettagli ci è sembrata proprio lì lì in conclusione portare il percorso narrativo su un piano diverso quasi esemplificativo per risolversi poi però in modo troppo veloce, creando così uno scossone inaspettato a nostro avviso un po’ disarmonico rispetto al flusso narrativo che fino a quel punto era risultato molto armonico. Ciò nonostante La Maledizione di Melmoth resta per noi una interessantissima e piacevole lettura in particolar modo per chi ama il genere. Quindi non vediamo l’ora di leggere la prossima opera di Sarah Perry e vi consigliamo se non la conoscete di avvicinarvi a questa autrice.

Lo avete letto? cosa ne pensate del genere gotico?

4 Replies to “La maledizione di Melmoth. Sarah Perry. 2018”

  1. Grazie per aver segnalato quest’autrice, non la conoscevo per nulla, ma la vostra recensione mi ha incuriosito! 🙂 Buon weekend 😉

  2. Prima dovrò recuperare il “Melmoth originale” (anche se amo il genere gotico non l’ho ancora letto), poi potrò passare a questo. Intanto, grazie per la segnalazione.

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