La coppa d'oro; Henry James; Acompassforbooks, Libri; books; bookblog

Henry James è un autore molto amato perché i suoi libri, nonostante siano stati scritti decadi fa e letti tempo addietro, lasciano sempre e ancora ricordi vividi e persistenti, fra i nostri preferiti Giro di vite che abbiamo recensito qui. Oggi vi parliamo invece de La coppa d’oro ma prima anche un po’ di lui. Nato a New York nel 1843 passa in realtà molto tempo in Europa, tanto che nel 1915 otterrà anche la cittadinanza inglese.

Da questa sua vita tesa fra due continenti nasce la sua passione verso l’esplorazione di quei due mondi, del loro incontro e di tutto quello che ciò poteva comportare in termini intellettuali, morali e sociali durante gli anni a cavallo della fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. 

Acutezza psicologica

La sua opera si pone a metà fra il realismo letterario e il modernismo ma ciò che la contraddistingue è una spiccata sensibilità e acutezza psicologica. Le trame delle sue storie si concentrano infatti sulle dinamiche delle relazioni interpersonali che vengono descritte con grande verosimiglianza e sensibilità introspettiva.

Esprimendo una voce e uno sguardo davvero unici, nelle sue opere egli lascia emergere accennandole appena in modo intensamente poetico ed evocativo le reti degli affetti, dei giochi di potere e degli equilibri morali che caratterizzano i legami affettivi che descrive e in cui è facile ravvisare interessanti influenze dei due poli geografici e culturali a cui l’autore sente di appartenere. 

Questi temi tornano anche ne La coppa d’oro, scritto nel 1904 e ultimo dei suoi capolavori. Qui Henry James narra gli eventi che circondano la formazione di due coppie di amanti e poi sposi fra simmetrie e contrasti, rivelando tantissimo riguardo alle ragioni e alle mille sfaccettature dell’animo umano, femminile e maschile.

Leggendo La coppa d’oro

La caratterizzazione e l’evoluzione dei personaggi è guidata e riflessa dalle vicende legate a una misteriosa coppa d’oro, che ha quindi una grande valenza simbolica. L’oggetto infatti non è d’oro ma di cristallo e non è integro ma ha una crepa. Le peculiarità che ne definiscono l’unicità e il mistero riflettono uno dei temi più cari all’autore: quello dato da quelle riflessioni che emergono accostando immagini d’innocenza, purezza e semplicità con altre che restituiscono la potenziale pericolosità della raffinatezza culturale.

Delineando i contorni e le implicazioni, James ci parla della società, dei rapporti interpersonali e dei meccanismi psicologici che ne reggono le dinamiche, al di là dello spazio e del tempo. Il discorso che regge la trama non assume mai il tono aperto di un giudizio nei confronti di ciò che descrive ma piuttosto quello di una cronaca minuziosa di quei dettagli apparentemente insignificanti ma sostanzialmente eloquenti capaci di svelare grandi verità umane e sociali attraverso uno sguardo acuto che tutto coglie e restituisce. Dal libro il bellissimo film omonimo del 2000 diretto da James Ivory.

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