La collina dei conigli | Watership Down. Richard Adams, 1972

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Il sottotesto e la dimensione chiaroscurale ne La collina dei conigli di Richard Adams

Il libro è pensato da Richard Adams per essere, senza particolari pretese allegoriche, una semplice favola per le giovani figlie. Eppure, ancor prima di iniziare la lettura, citazioni del libro da parte di storie articolate e simboliche come il film Donnie Darko di Richard Kelly o la serie TV Lost di J. J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber fanno presagire che ci sia qualcosa di più complesso. Quando poi iniziamo a leggere, non passano molte pagine prima che si palesi la presenza d’immaginari di densa profondità. Per scoprirne i caratteri basta farsi trasportare dalla lettura ed entrare nel mondo dei conigli.

“Quelli di voi che vogliono essere liberi possono seguirci”

Come in tutti i romanzi che costruiscono nuovi mondi fantastici anche in La Collina dei conigli bisogna superare i primi capitoli prima di essere completamente agganciati dalla storia e anche avere la volontà di lasciarsi condurre attraverso qualcosa di nuovo e, con la fatica che ciò può comportare, imparare a conoscerlo condividendo in parte con l’autore lo sforzo narrativo compiuto nel creare una realtà avulsa da ciò che ci è famigliare. Superata questa fase però veniamo premiati, le pagine cominciano a volare e il libro si rivela capace di farci sognare.

Il luogo è rappresentato dalle colline dell’Hampshire, nel sud dell’Inghilterra, viste e vissute dalla prospettiva di Moscardo, Quintilio, Mirtillo, Argento e degli altri conigli protagonisti della storia ed è descritto con l’ausilio del “Lapino”, la lingua creata da Adams in modo da definire il mondo dei conigli esplorandone ogni sfumatura geografica e culturale.
Il tempo si sviluppa nel periodo circoscritto da un’avventura: il percorso intrapreso dall’eroico gruppo di conigli verso un mondo migliore rappresentato dalla ricerca di una nuova casa a fronte dell’imminente distruzione che li obbliga a lasciare la propria.

Lo schema della narrazione di questa ricerca è lineare ma intercalato da momenti in cui i conigli si raccontano le avventure leggendarie del loro eroe mitologico El-ahrairah.

A un primo livello, è proprio il continuo ripresentarsi nella vicenda principale di questi aneddoti allegorici cui i conigli credono con passione a donare alla storia uno spessore narrativo profondo.

A un secondo livello poi, analizzando la struttura della trama, vediamo come l’impianto narrativo proceda per mete progressive e definite, richiamando magistralmente il viaggio dell’eroe come descritto dall’opera L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell, in cui è esposta la sua idea di “monomito”.

Tale teoria, ispirandosi all’idea di archetipo di Carl Jung, afferma che la maggior parte di miti e leggende sono basate su una struttura fondamentale comune: il viaggio dell’eroe, cioè il cammino che l’essere umano compie alla ricerca della sua essenza.

Attraverso il superamento dell’illusione fornita dal mondo materiale entra in una dimensione di sintesi per affrontare forze grandiose e contrastanti, le stesse che ritrova nel profondo del sé. Affrontando ciò che teme e attraversando la sua parte oscura e lunare, l’individuo riesce a comprendere meglio la luce che ne definisce la persona, così da sviluppare una consapevolezza più comprensiva di sé e del mondo in cui vive.

Noi non diamo il chiardiluna per scontato. È come la neve, o come la guazza una mattina di luglio. Non rivela bensì cambia ciò che illumina, ciò che riveste. Quella luce, d’intensità tanto inferiore alla luce diurna, è qualcosa che si aggiunge al paesaggio, alla collina, per donarle un aspetto singolare, un nonsoché di meraviglioso, che dovremmo ammirare finché dura, perché fra breve sarà già svanito.

La genialità di Adams e lo spessore narrativo che rende questa favola spiritualmente e filosoficamente unica stanno nel combinare il viaggio dell’eroe con la figura del coniglio. I conigli pur antropomorfizzati mantengono sia la loro presenza animalesca sia la loro valenza simbolica.

La loro animalità rende più coerenti i loro pensieri e le loro azioni dando alla storia una maggiore valenza mitologica e moralmente esemplificativa.

Il loro simbolismo dà alla trama connotazioni catartiche: infatti nella retorica moderna la figura del coniglio si ricollega alla presenza di un evento imprevisto che porta alla comprensione di una realtà superiore che scardina le convinzioni della vita ordinaria. Vedi Alice nel paese delle meraviglie o più recentemente Matrix.

Questi due aspetti simbolici uniti al richiamo ai principi del viaggio dell’eroe caricano la storia di stimoli contrastanti che donano ai solari prati delle colline dell’Hampshire sfumature proprie di un ambiente lunare creando un paesaggio ambivalente dove la vita possa essere riscoperta e accettata nella sua dimensione chiaroscurale.

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4 Replies to “La collina dei conigli | Watership Down. Richard Adams, 1972”

  1. Letto diversi anni fa e ricordo che mi aveva colpito per le descrizioni dettagliate dei paesaggi e dei personaggi. E’ sicuramente una storia piena di sfumature e come nei film citati il coniglio si porta sempre dietro un po’ di mistero. Bel libro!

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