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Non ricordo esattamente quando è stata la prima volta in cui ho guardato consapevolmente un mappamondo, ma da lì devo aver iniziato a sviluppare una fantasia che poi ho scoperto essere condivisa da molti amanti dei viaggi e della letteratura: che le città del mondo, se distillate in figure rappresentative, potessero andare a confluire in immagini di persone, complesse e meravigliose, ognuna con la sua particolarità e carisma. 

Immagini di città 

Poi, crescendo quando ho letto Le città Invisibili di Italo Calvino, in cui Marco Polo racconta all’imperatore Kublai Khan i luoghi del suo impero attraverso 55 immagini di città dal nome di donna, ho pensato ecco che meraviglia, Calvino è riuscito a trovare le parole per descrivere magistralmente quella grande piccola fantasia.

 In seguito, leggendo Immagini di città di Walter Benjamin e gli scritti di Michel De Certeau e Marc Augé ho iniziato a vedere la città come uno spazio teorico. Un luogo dove poter esercitare uno sguardo critico per riconoscere tutti quei dettagli, riflessi e strati delle molteplicità temporali che ne hanno attraversato gli spazi, e per riuscire a interpretare le armonie e disarmonie della modernità.

La città fra interni ed esterni

Orhan Pamuk con questo libro ci accompagna in un racconto dove la città di Istanbul è descritta proprio come uno spazio teorico, ma la particolarità di quest’opera sta nel combinare l’aspetto teorico con quello personale in un modo molto sincero che ci avvicina subito all’autore e alla città.

Egli nasce proprio a Istanbul e a Istanbul vive la maggior parte della sua vita. Ha sempre vissuto a palazzo Pamuk nella casa dove sua madre lo ha tenuto per la prima volta fra le braccia. La capacità analitica e creativa del suo estro letterario trae proprio forza dalla continuità della sua relazione con la città da cui proviene. Un luogo che celando gli interni riesce a stimolare riflessioni collettive. 

Quando cammino di sera cammino per le strade o guardo fuori dalla finestra, mi piace ancora molto spiare gli interni delle case … talora vedo in un modesto pianterreno una famiglia che cena chiacchierando attorno a una luce arancione come la nostra, e osservando il loro aspetto esteriore penso ingenuamente che siano felici. I viaggiatori stranieri, a Istanbul, sono costretti a dimenticare che una città è fatta, oltre che dalle sue forme visibili anche di luoghi chiusi.

Il destino di una città come carattere di una persona

La capacità di celare della città la espone all’occhio attento del visitatore. Infatti, un altro aspetto particolarmente affascinante di questo libro nasce proprio dall’efficacia con cui riesce a rivelare la particolarità della città di celare l’intimità nella sua esteriorità architettonica per poi superarla raccontando il rapporto particolare che esiste tra il tessuto urbano e i suoi abitanti.

Pamuk ad esempio si identifica quasi completamente con quello che è stato ed è oggi il destino storico ed emotivo della città. Egli stesso rivela fin da principio come ci siano dei grandi scrittori come Conrad, Nabikov e Naipul che sono riusciti a sviluppare la propria identità creativa in relazione a una lingua, nazione e cultura diversa da quella di origine. 

Ma il suo caso è diametralmente opposto. La sua ispirazione infatti tra vigore dall’attaccamento alla stessa città, alla stessa strada, allo stesso panorama. Questo legame oltre a rappresentare uno degli snodi fondamentali della matrice tematica delle sue opere significa per lui che il destino di una città può diventare il carattere di una persona.   

Il secondo Pamuk 

Per illustrare al meglio le commistioni tra il proprio carattere e la città di Istanbul, Pamuk rivela un dettaglio della sua infanzia che sembra particolarmente significativo. Un giorno guardando dalla finestra gli capita di immaginare che là fuori da qualche parte nella città ci sia un altro Orhan Pamuk. 

Questo episodio ci fa cogliere a pieno le basi su cui fonda l’atmosfera evocativa di quest’opera. Nello scriverla sembra quasi che l’autore si sdoppi riuscendo a osservare e descrivere dall’esterno il rapporto privilegiato e speciale che ha sviluppato con la città. Ogni tanto infatti ritorna questa immagine del secondo Orhan la cui ricerca è sentita come una tensione costante che cresce e si evolve luogo tutta la sua vita e lungo tutta l’opera spingendo continuamente l’autore a identificare e dare nuovo ordine e forma alle immagini che hanno costellato la propria esperienza.  

Una scrittura quasi cinematografica 

Questa tensione dinamica si configura quasi come un destino narrativo che lo porta a cercare di ritrarre questo rapporto con l’uso di diversi linguaggi. La pittura per arrivare alla scrittura. Pamuk infatti inizia come pittore ma per riuscire a esprimere questo legame particolare con la città sente che la pittura non basta. Crea cosi una scrittura che sembra a tratti trascendere i confini letterari per accogliere elementi propri dei linguaggi visivi: elabora i dettagli, i movimenti fugaci e li sviluppa in piani sequenza, singoli episodi o panoramiche rapide o totali.

Questo stile narrativo richiama da una parte le tecniche del montaggio cinematografico con la frammentazione delle immagini e l’uso di sequenze più o meno articolate e dall’altra il ritmo e la potenza evocativa della poesia e della pittura. La tensione pittorica è identificabile nella capacità del libro di creare un mosaico armonico che raccolga le varie impressioni dell’autore e le visioni di grandi autori del passato. La poesia si ritrova nel mondo in cui egli guarda la città e nel carattere romantico con cui descrive la dominante principale del suo carattere: la malinconia. 

La malinconia 

La malinconia deriva principalmente dal senso di depressione causato dalle conseguenze della disintegrazione che opprime la società post-post-imperiale. Gli abitanti di Istanbul fanno esperienza a livello inconscio della caduta del grande Impero Bizantino e Ottomano che definiva un’orietalità oggi andata perduta.

Questo crea un sentimento che potrebbe essere definito come un sentirsi sempre “al posto sbagliato” nel senso che Edward Said dà al temine. Inteso cioè come disagio dato dal sentirsi occidentali in oriente e orientali in occidente da cui proviene la tristezza che domina la città e che è bene rappresentata dalla bellezza pungente del Bosforo; dal flusso continuo delle navi che lo attraversano che sembrano mimare lo scorrere del tempo che passa.

Quando vado via da Istanbul, a volte, penso di volerci tornare il più presto possibile per riprendere a contare le navi. Altre volte, invece, credo di potermi far cogliere più velocemente dal sentimento di tristezza e perdita, emanato dalla città, se non conto più le navi. La tristezza, forse, è un destino inevitabile per uno come me che ha passato tutta la vita a Istanbul, negli anni in cui ho vissuto io. Ma la volontà di agire contro questo sentimento è importante anche perché trasforma quasi in un dovere l’oziosa contemplazione del Bosforo.  

Leggendo Istanbul

Questo libro è consigliassimo a chiunque voglia avvicinarsi alla cultura della città di Istanbul attraverso una narrazione poetica e una carrellata di bellissime immagini in bianco e nero che ne svelano gli angoli nascosti e l’anima.

Cosi come la Dublino di James Joyce e la Buenos Aires di Jorge Luis Borges, l’Istanbul di Orhan Pamuk si rivela un luogo stratificato e dominato da atmosfere che raccolgono e determinano gli umori e le emozioni di chi la abita o la visita. Quella che ci offre Pamuk è un’evocazione della città che sa essere allo stesso tempo personale ed esemplificativa e che, pur dominata da un sentimento malinconico e nostalgico, è capace di liberare una forte energia vitale e voglia di esplorare.

Voi lo avete letto? cosa ne pensate?

(Un ringraziamento speciale a Benny di Unreliablehero che ci ha consigliato questa lettura come prima tappa di un percorso letterario inteso ad approfondire la conoscenza dell’opera di Orhan Pamuk. Grazie Benny mi è piaciuto molto e non vedo l’ora di continuare il viaggio da te proposto con La stranezza che ho nella testa e Il libro nero.)

2 Replies to “Istanbul. Orhan Pamuk. 2003”

  1. Sono stra-felice che il consiglio letterario abbia colpito nel segno (grazie per la citazione) :). Splendida recensione/immersione nel mondo di Pamuk e nella sua Istanbul. Il passaggio “immagini di città” è intrigante: prenderò spunto per le mie prossime letture :).

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