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Eccoci alla seconda tappa del nostro percorso di lettura dei romanzi di Donna Tartt. Dopo aver amato immensamente Dio di Illusioni ci siamo avvicinati alla sua seconda opera, Il Piccolo Amico, del 2002, con grande entusiasmo e alte aspettative. Il libro scritto a dieci anni di distanza dal primo si presenta subito come una lettura impegnativa: sia per la lunghezza sia per il tipo di scrittura. Fin da principio ci si immerge in una prosa controllata e meticolosa. Nulla pare essere lasciato al caso e ogni cosa acquista uno spessore e un peso narrativo fuori dal comune, a tratti quasi difficile da sostenere.

La Bible Belt

Siamo nella città immaginaria di Alexandria, in Mississippi, verso la fine degli anni ’60. Donna Tartt che nasce proprio in Mississippi, a Greenwood, nel 1963 e cresce nella vicina città di Grenada, descrive l’atmosfera di questi luoghi con la precisione di chi li ha conosciuti in prima persona. Si tratta di luoghi molto particolari che costituiscono quella regione informale che si trova nel sud degli Stati Uniti, chiamata Bible Belt, letteralmente “cintura religiosa”. In questi stati infatti il protestantesimo conservatore ed evangelico gioca un ruolo predominante nella società e nella politica.

Non basta questo però a definire la particolarità di quell’area culturale. Si tratta di un piccolo universo a sé stante con una storia comune, data dall’incontro e scontro fra culture differenti. Queste si sono mescolante, pur riuscendo a mantenere la propria unicità. Il fascino di questa regione è ambiguo. Sembra risiedere in parte nel contrasto tra un’apparenza valoriale austera, conservatrice e pacata e un’anima estremamente vitale, ritmica, istintuale, che rimane opaca, indecifrabile e misteriosa.

Un’atmosfera palustre

Fin dalle prime pagine de Il Piccolo Amico la Tartt ci catapulta nel microcosmo della Bible Belt con uno stile elegante e altamente descrittivo riuscendo così a donarne un’immagine molto verosimile. La calura campagnola e i sermoni dei predicatori fanno da contrappunto ai rumori e agli odori della natura che indomita prolifica presso le sponde dei fiumi, densi e melmosi. Sembra di essere completamente immersi in un’atmosfera stantia e palustre che opacizza ogni cosa e ogni cosa nasconde.

L’accuratezza con cui la Tartt rende l’ambiente è replicata per fornire un ritratto puntuale della famiglia oggetto della nostra storia e della nostra protagonista, la giovane Harriet Dufresnes che pur facendovi parte assumerà comportamenti alternativi e inaspettati. La sua è una famiglia matriarcale di tipo southern, tradizionalista e conservatrice che vive la propria realtà senza essere consapevole dell’immobilità dei propri sistemi valoriali, fino a quando è chiamata a doversi confrontare con l’orrore.

L’orrore

L’orrore si materializza nel verificarsi di un terribile evento che sconvolge la famiglia e che si ripercuoterà su tutti i suoi membri in modo irreversibile, fungendo così da motore per una storia che sembra avere al centro la paralisi, pur essendo in realtà molto ramificata. A un primo livello questa tragedia porta alla luce tutte le contraddizioni di un sistema fortemente sbilanciato, dove l’equilibrio sociale è basato su valori di facciata senza che essi possano dirsi condivisi e salvaguardati dall’intera comunità.

A un secondo livello l’orrore raccontato ne Il Piccolo Amico ci mostra la difficoltà per un sistema famigliare di elaborare il lutto di uno dei suoi membri. L’impossibilità di trovare i responsabili aggrava la situazione e impedisce ancor di più alla famiglia di andare verso il superamento dell’orrore. Ma la storia sembra anche suggerire come sia proprio la natura stessa della cultura che la Tartt sta descrivendo a impedire un’efficace elaborazione del lutto.

Conservatorismo e paralisi

Tradizionalismo e conservatorismo fortificando il culto dell’apparenza e del perbenismo impediscono ai membri della famiglia di guardare davvero in faccia la realtà. Il silenzio resta così l’unica arma contro il dolore. La reazione di Harriett rappresenta una variante rispetto alla dominante comportamentale della sua famiglia che affronta il dramma con buone maniere e rassegnazione. Ma il suo comportamento però è descritto in modo divagante con molte digressioni. Gli eventi narrati sembrano non avere alcuna attinenza con il suo scopo generale e fanno apparire il suo operato confuso e senza direzione.

Pare a volte di perdersi in una serie di eventi caleidoscopici che lasciano in sospeso più che definire il nucleo tematico della storia rappresentato dall’impossibilità di elaborare un dolore troppo grande. L’approfondimento psicologico dei personaggi e di Harriet in particolare, d’altra parte, è presentato in modo molto approfondito e credibile. Questa verosimiglianza sembra bilanciare la mancanza di linearità dei fatti e delle circostanze che circondano i nostri protagonisti creando il ritmo o meglio il lento incedere che rende unico questo romanzo.

Leggendo Il Piccolo Amico

Questa lunga storia restituisce un ritratto famigliare immobile e allo stesso tempo inafferrabile che assume a tratti i modi tesi e acri del thriller. La lettura però non è scorrevole e ci sono momenti in cui l’accuratezza e la meticolosità dello stile non sono a nostro parere proporzionali alla densità narrativa dei fatti o dei dettagli comportamentali narrati e ciò appesantisce molto il ritmo generale. Inoltre proprio in relazione all’accuratezza e alla meticolosità stilistica sostenuta per tutta la durata del racconto, la conclusione sembra essere un po’ troppo frettolosa e quasi improvvisata.

Resta comunque ammirevole il modo il cui la Tartt restituisce l’atmosfera di questi luoghi e approfondisce l’analisi psicologica dei suoi personaggi posti di fronte all’orrore. Nonostante l’eccesso di accuratezza e l’impressione di una trama troppo dispersiva, la caratterizzazione del sistema famigliare e dell’ambientazione così come lo stile elegante e ricercato rendono la lettura di questo romanzo un’esperienza interessante e rara che siamo comunque felici di aver compiuto.

Ci aspetta ora Il Cardellino con le sue quasi 900 pagine. Lo leggeremo presto e non vediamo l’ora di potervene parlare. Voi avete già iniziato a leggere qualcosa di questa autrice?

2 Replies to “Il Piccolo Amico, The Little Friend. Donna Tartt, 2002.”

    1. Se ti andasse di iniziare a leggerla ti consigliamo di partire da Dio di Illusioni che è meraviglioso. Questo può essere a tratti davvero impegnativo. Ma pare che il Cardellino sia il suo capolavoro e non vediamo l’ora di leggerlo! Grazie e buona lettura!

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