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Leggere Il manoscritto di Franck Thilliez, pubblicato da Fazi Editore lo scorso settembre, è stata un’esperienza totalizzante! Era da moltissimo tempo che non ci capitava un thriller che ci coinvolgesse così tanto, senza mai scadere nel banale, tenendoci letteralmente incollate alle pagine. Un libro davvero geniale che si merita di sicuro uno spazio importante nell’universo letterario di genere. 

Durante la fiera Più Libri Più Liberi, grazie a Fazi, abbiamo avuto la fortuna di poter conoscere e intervistare Franck Thilliez, ed è stata un’esperienza davvero molto interessante e arricchente. Sebbene in Francia Thilliez sia un autore molto noto, con all’attivo 17 thriller, qui in Italia non è ancora così tanto conosciuto e noi siamo veramente felici di averlo scoperto e incontrato (oltre che uno scrittore bravissimo è anche una persona davvero gentile e disponibile)!

Una storia nella storia 

Franck Thilliez. Più Libri Più Liberi, Roma. 2019

Questo romanzo è un gioco di specchi, una storia nella storia, dove il lettore fin dalla prefazione si rende conto che la struttura del romanzo si basa di fatto su una sequenza di eventi binari. La storia a livello più alto e quella a livello più basso sono inesorabilmente concatenate e dove ogni personaggio ha una doppia lettura. È proprio questa matrioska narrativa che non lascia scampo, che attira il lettore in un vortice oscuro e magistralmente costruito. Lo scheletro che sorregge l’intera storia per Thilliez si basa su due pilastri fondamentali: i personaggi e le ambientazioni in cui si evolve la trama. Sono proprio questi due elementi che secondo l’autore “riescono a far entrare il lettore nel vivo della storia, ad agganciare la sua attenzione, a farlo sentire parte integrante della narrazione.” 

Una scrittura visuale

A noi è successo proprio così, quello che ci ha rapito fin da subito sono state le descrizioni dettagliate dei protagonisti, il loro modo di sentire e vedere il mondo, il loro dolore, le loro lacrime, il loro coraggio e intorno il vento, le dune di sabbia, il mare, la nebbia, le montagne e le maree come specchio dei sentimenti dei personaggi. Quella di Franck Thilliez è una scrittura molto visuale, in ogni pagina c’è un nuovo mondo da scoprire, fatto di innumerevoli indizi disseminati con abilità lungo tutto il romanzo. Proprio Thilliez ci ha raccontato di come “la sua formazione ingegneristica lo aiuti a ragionare con processi logici molto definiti, fondamentali per strutturare le sue storie in modo che abbiano un senso e siano il più verosimili possibile”.

“Si verifica talvolta uno strano fenomeno quando ci si avvicina alle città costiere del Nord in pieno inverno: in un battito di ciglia, una ghigliottina di nebbia si schianta sul parabrezza e l’impressione è di essere proiettati in uno scenario postapocalittico, dove ai finestrini dell’auto possono apparire mostri spaventosi in grado di portarvi al largo, in acque agitate e glaciali.”

L’importanza della memoria

La memoria ha un ruolo fondamentale all’interno di questa storia. La memoria altro non è che un riflesso particolare di quanto è avvenuto, un riflesso che però subisce l’influenza di chi ricorda, che può distorcere involontariamente un avvenimento. Cosa siamo noi senza memoria? Non siamo forse (almeno in parte) quello che abbiamo vissuto? Thilliez inserisce nella trama de Il manoscritto due situazioni opposte.

Da una parte abbiamo un detective ipermnesico, che non dimentica nulla, nessun dettaglio, ma che non sempre riesce a collocare i suoi ricordi; dall’altra abbiamo invece episodi di amnesia, dove chi ne soffre non ricorda nulla, come se volesse cancellare l’abisso dell’orrore vissuto. È anche grazie a questo continuo passaggio da una memoria super attiva a una memoria silente che lo scrittore francese riesce ad agganciare il lettore, rendendolo non solo spettatore passivo, ma anche parte integrante delle indagini, perché quando un thriller è scritto così bene diventiamo immediatamente tutti detective!

Leggendo Il manoscritto 

Franck Thilliez. Più Libri Più Liberi, Roma. 2019

Leggere Il manoscritto è stato un viaggio incredibile, oscuro, intenso e a tratti molto macabro. Questo libro è impeccabile e implacabile, una mise en abîme, una storia nella storia, che al suo interno contiene arte, letteratura, orrore, dolore, riscatto e speranza. I capitoli sono brevi e si chiudono sempre con un colpo di scena. La scrittura è agile, pulita ed efficace, i dialoghi sono credibili e mai decorativi. Non ci sono scivoloni in questo romanzo, nulla ci sembra troppo forzato o completamente inverosimile, di certo però le pagine di questo libro sono strabordanti di dolore e di umanità. 

È stato proprio Thilliez a raccontarci di come “sia sempre importante immedesimarsi con i personaggi del romanzo che si sta scrivendo. La domanda deve sempre essere – Cosa farei io se fossi al suo posto?” e secondo noi questo processo applicato al genere thriller è davvero efficace, perché ci regala un’esperienza più reale e meno costruita. Leggere questo libro è come scalare una montagna impervia e piena di insidie, quando pensiamo di essere arrivati in vetta scopriamo in realtà che dobbiamo salire ancora e poi ancora, ma quando finalmente raggiungiamo la cima rimaniamo a bocca aperta, così come quando abbiamo letto l’ultima pagina de Il manoscritto. Per gli amanti del genere questo è un thriller da non perdere e Franck Thilliez un autore da scoprire e approfondire.

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