Il giovane Holden. The Catcher in the Rye. J.D Salinger

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Jerome David Salinger decise che la copertina de Il giovane Holden (in lingua originale The Catcher in the Rye) avrebbe dovuto essere bianca. Desiderava che i lettori scegliessero questo libro per i contenuti e non per la forma. Così anche la traduzione italiana di Einaudi ha mantenuto lo stesso format cromatico a cui anche noi ci siamo ispirati per la nostra foto. Amiamo molto questo libro anche se non è facile parlarne perché ne è stato detto tanto. Cosi vi presenteremo le nostre considerazioni con l’aiuto di un bellissimo film che abbiamo amato tanto e che ci rivela molto di questo testo.


Scrivendo dei classici è sempre difficile trovare un punto di partenza. In questo caso già solo sulla scelta editoriale del bianco e sulla persona di J.D. Salinger si potrebbe raccontare e fantasticare molto. Basti solo ricordare qualche dato. Egli nasce a New York nel 1919 e muore nel 2010, a 91 anni. Dopo aver scritto questo libro, inizialmente molto controverso ma che poi diventerà un classico della letteratura americana e mondiale, produrrà poche opere, stando lontano dai riflettori e appassionandosi sempre più alla filosofia orientale e a diverse teorie spirituali.

Nella sua vita ebbe tre mogli e due figli: Matt e Margaret. Margaret, con l’aiuto della madre Claire, dopo la morte del padre pubblica l’autobiografico Dream Catcher: A Memoir. (Edito in Italia da Bompiani con il titolo L’acchiappasogni). Lì darà un’immagine molto critica del padre. Matt diventerà invece famoso per aver interpretato i panni di Capitan America, uno dei super eroi della Marvel, nell’omonimo film del 1990.

Holden Caulfield Capitan America, immaginate che ossimoro.

Un romanzo di formazione sui generis

L’Holden Caulfield di Salinger è diventato negli anni una delle immagini dell’antieroe per antonomasia. La sua famosa storia è quella di un ragazzo di 17 anni cacciato da scuola a causa di una condotta inappropriata. Il motivo del suo disagio è legato al fatto che egli vive in modo tragico l’idea di dover entrare nell’età adulta. Così narrando le vicende che lo riguardano ci rivela tutte le sue inquietudini. Se volessimo definire la struttura narrativa di questo racconto potremmo dire che, da un lato, essa appartiene al genere del romanzo di formazione ma, dall’altro, grazie alla sua profonda densità analitica e introspettiva sembra assumere più marcatamente le caratteristiche del romanzo psicologico.

Infatti questo libro che inizia con una crisi esistenziale e va verso la scoperta del modo per elaborarla e risolverla è diventato, fin dalla sua pubblicazione nel 1951, una lettura fondamentale. Una sorta di guida per tutti quei giovani che faticano ad abbandonare lo spirito indomito e ribelle tipico della giovinezza per rispondere al richiamo autoritario dell’età adulta e della maturità. Ma è proprio la riflessione, generata da questa storia, su cosa sia la maturità che riesce a trascendere una categorizzazione univoca della sua struttura narrativa e che lascia intravedere l’enormità degli spunti speculativi forniti da questo capolavoro.

Coming thro’ the rye

L’incapacità di Holden di crescere e di funzionare rappresenta in questo libro, secondo molte interpretazioni, l’impossibilità di comprendere l’etichette con cui il mondo adulto nomina le cose e di recitarne il copione sociale. Mostra d’altra parte la volontà di mantenere vivo lo spirito giocoso e bambinesco che ci permette di trarre piacere, soddisfazione e divertimento dalla vita. Il catcher in the rye del titolo originale, che letteralmente significa l’acchiappatore nella segale, è tratto dalla storpiatura di alcuni versi della poesia del 1782 attribuita al poeta e compositore scozzese Robert Burns.

Gin a body meet a body / Se una persona incontra una persona
Coming thro’ the rye, / 
che viene attraverso la segale,
Gin a body kiss a body / 
Se una persona bacia una persona
Need a body cry? / 
deve una persona piangere?

The catcher in the Rye

Holden li ricorda così: “if a body catch a body coming through the rye”/ se una persona afferra una persona che viene attraverso la segale. Dice infatti:

Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”, – dissi. – Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia.

Cosi l’acchiappatore nella segale può essere interpretato come colui che salva i bambini dal cadere in un burrone. Un burrone che li condurrà al mondo adulto fatto di falsità e ipocrisie. Questa lettura tradizionale dell’ambizione di Holden a seguito di un’ulteriore analisi denota anche il desiderio molto difficile da realizzare del giovane antieroe di essere un mediatore. Egli vorrebbe mediare tra quei due mondi. Da un lato il mondo immaginativo, della fantasia e di quello che vorremmo essere. Dall’altro lato quello adulto, della realtà, di ciò che siamo. Questo per lui è la maturità.

Sei gradi di separazione

Il ruolo di mediatore che Holden vorrebbe assumere, di cui non sembra completamente consapevole ma la cui negazione sembra rappresentare l’origine del suo disagio, è messo in luce con una sensibilità fuori dal comune da un bellissimo film del 1993: Sei gradi di separazione di Fred Schepisi tratto dalla commedia teatrale del drammaturgo statunitense John Guare. Il titolo si riferisce alla teoria omonima, popolare in semiotica e sociologia, secondo cui ogni persona può essere collegata a qualunque altra attraverso una catena di relazioni con non più di 5 intermediari.

Nel film il protagonista interpretato da un giovanissimo Will Smith giunge alla sua originale interpretazione de Il giovane Holden partendo proprio dalla grande sensibilità con cui guarda alle relazioni fra le persone e le relazioni fra le cose. In particolare egli si chiede perché un toccante romanzo di formazione come Il giovane Holden potesse essere stato usato come giustificazione da Mark David Chapman quando uccise John Lennon, oppure legato a John Hinckley, l’autore del fallito attentato a Ronald Reagan e collegato anche ad altri simili eventi, citati nel film. Nel bellissimo monologo che riportiamo qui sotto egli ci indica come in effetti il dramma di Holden non sia soltanto quello di un ragazzo che ha difficoltà a crescere ma come riveli spunti che possono condurre a riflessioni ancora più profonde.

Watch it in English – longer version

Il valore dell’immaginazione

Secondo l’interpretazione di questo film il libro indicherebbe come la morte dell’immaginazione nel mondo moderno, riecheggiata dall’impossibilità di Holden di poter mediare fra due mondi di realtà e fantasia stia alla base della sua paralisi esistenziale. La maturità che per lui sembra voler significare la capacità di mediare tra queste due dimensioni, ha nel mondo contemporaneo un significato completamente diverso. Nella società odierna, la maturità indica uno stato in cui l’immaginazione non ha quasi nessun ruolo; mentre sembra esserle attribuito valore durante gli anni formativi, appare relegata a funzione quasi solo ornamentale nel mondo adulto. Holden che ne è ancora portatore teme di penderla per sempre e non vuole separarsene, così soffre e resta fermo in uno stato di paralisi esistenziale.

Ma lungo la narrazione vediamo il suo sogno istintuale di una vita intesa come gioco infinito assumere nuove sembianze verso quella serietà esistenziale che caratterizza la maturità civile. La società moderna deve essere necessariamente basata su convenzioni che permettano la comune convivenza limitando conseguentemente la libertà immaginativa degli individui. Holden va realizzando questa scomoda ma necessaria verità che lo condurrà dalla paralisi alla sua personale catarsi.

Il fatto che il bisogno di agire sia nella società moderna paradossalmente legato alla capacità di prendere atto della morte dell’immaginazione e di farsene una ragione fa molto riflettere. La storia di Holden ci parla così dell’esigenza per la modernità di ristabilire un contatto con la dimensione immaginativa e creativa dell’esperienza individuale. Il bisogno è quello di riconsiderare l’esperienza adulta attraverso un filtro valoriale che possa permetterci di vederne meglio la portata edificante.

Leggendo Il giovane Holden

La grandezza di questo testo è in costante movimento. La catarsi di Holden è la catarsi di ognuno di noi perché è capace di assumere significati diversi a seconda di chi e di quando si legge questo testo poliedrico e carico di significato. Le sue pagine sono sempre le stesse eppure sembrano evolversi a ogni lettura. Sembra impossibile pensare che il testo sia stato ultimato più di mezzo secolo fa perché quando lo si finisce si ha la forte impressione che sia invece stato scritto solo ieri.

La sua costante contemporaneità per noi è legata principalmente a due aspetti. Primo al modo in cui affronta e sviluppa il tema della dimensione immaginativa nell’esperienza individuale. Secondo a come riesce a connetterla alla capacità di autoanalisi e alle dinamiche relazionali. Il testo sottolinea così l’importanza di trovare un equilibrio tra immaginazione e realtà. Tra il proprio mondo emozionale interiore e il mondo esteriore dei fatti e delle azioni. Questo equilibrio è presentato come elemento fondamentale per vivere e riuscire a funzionare. E questa verità ha un valore che trascende epoche e gusti letterari, facendo di quest’opera un classico senza tempo.

Il giovane Holden resta comunque uno di quei libri che riescono a produrre reazioni più svariate. Ancora oggi continua ad essere oggetto di infinite e interessantissime interpretazioni anche molto diverse fra loro. Per questo non è facile parlane e abbiamo voluto farlo con l’aiuto di un bellissimo film e toccando solo alcune delle riflessioni possibili che la lettura della storia del giovane Holden Caulfield riesce a stimolare.

Voi cosa ne pensate?

2 Replies to “Il giovane Holden. The Catcher in the Rye. J.D Salinger”

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