Durante la presentazione de Il Colibrì a Bookcity Milano alla Triennale Sandro Veronesi e Edoardo Nesi hanno presentato l’uno l’ultimo libro dell’altro. Veronesi presentava La mia ombra è tua di Nesi che abbiamo nella lista delle prossime letture mentre Nesi presentava Il Colibrì di Veronesi, entrambi editi da La Nave di Teseo.

Il dolore

Durante quell’occasione i due scrittori si sono trovati nel riconoscere l’importanza capitale che il dolore ha e ha sempre avuto in letteratura e quanto la sua celebrazione e condivisione sia stata in grado di creare storie meravigliose e racconti indimenticabili. Eppure pur sempre di sofferenza si tratta e ciò riporta a una questione estetica parecchio intricata riguardante il confine ambiguo tra dolore e bellezza: qualcosa che è davvero difficile identificare o rintracciare ma che ha senza dubbio a che fare con il rapporto che esiste tra quello che sentiamo e quello che vediamo.

“Ogni giorno veniamo colpiti da centinaia di sguardi. A nostra volta, colpiamo con lo sguardo centinaia di persone. Il più delle volte nessuno ci fa caso: noi non ci accorgiamo di essere guardati, gli altri non si accorgono che noi li guardiamo. Perciò non succede niente, e questi sguardi non producono conseguenze – ma non c’è ragione di considerarli meno pesanti di quelli che ho citato poco fa. E, anzi siamo poi così sicuri che gli sguardi non ricambiati non producano niente? ”

La Bellezza 

L’aspetto più appassionante de Il Colibrì, oltre al fatto che è scritto molto bene, che tiene incollati fin dalla prima pagina e che dà forma a concetti complicati in modo semplice e molto originale, è che il suo cuore narrativo ci è sembrato gravitare proprio intorno alla volontà di esporre il rapporto che esiste tra quello che sentiamo e quello che vediamo. Come fosse un mosaico questo libro costruisce immagini di vita e di morte, di bellezza e di dolore capaci di restituire una riflessione che tocca nel profondo.

Il Colibrì racconta non solo come questi aspetti dell’esperienza individuale siano intimamente legati – da un sussurro, a volte da una promessa o da una speranza – ma soprattutto la loro vicendevole necessità e dipendenza. Così, attraverso una struttura narrativa sapiente che dinamizza la prosa tradizionale con momenti rubati a delle corrispondenze cartacee e digitali, questa storia sa rivelare tanto sulle connessioni più o meno evidenti che legano questi due aspetti della nostra dimensione emozionale, il vedere e il sentire.

Vedere e sentire 

Metafore e simboli presentati vividamente ci accompagnano in questo viaggio che ci conduce verso una rappresentazione della complessità della vita in modo coinvolgente, rendendo semplice il difficile, senza appiattirlo. In questo modo Il Colibrì ci è parso esporre legami nascosti, segreti e stratificati che la sola arte matura, sia essa letteratura, fotografia, pittura, musica o filosofia riesce a svelare.

Ma sembra davvero farlo in modo naturale, senza fare scuola e con grande onestà emotiva, attraverso la costruzione di immagini persistenti che mettono in relazione occhi e mente, immagini e fatti.

“Non esistono sguardi più importanti e sguardi meno importanti: nel momento in cui vengono scoccati, tutti gli sguardi sono un immischiarsi, ed è solo la combinazione degli eventi, cioè il caso, a determinare le conseguenze.”

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