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Giro di Vite, un romanzo gotico dalla resa pittorica. 1898

Le origini

Il libro appare per la prima volta sulla rivista “Collier’s Weekly”. Henry James lo pubblica in dodici puntate, dal 27 gennaio al 16 aprile 1898, e realizza uno dei suoi maggiori capolavori: quello forse che ha ottenuto più attenzione sia da parte della critica sia da parte del pubblico. In fatti, gli episodi saranno poi raccolti in un unico volume di grande successo che vedrà diverse edizioni.

La trama s’ispira a una storia di fantasmi narrata a Henry dall’arcivescovo di Canterbury Edward White Benson, riguardante la vicenda di due bambini affidati ai domestici di una grande villa di campagna. I domestici, una volta morti, tornano come spettri per perseguitare i bambini allo scopo di renderli malvagi. Henry riprende il tema generale della storia ma lascia all’interpretazione del lettore il compito di crearsi un’opinione circa i fatti che verranno raccontati attraverso la viva voce di un’istitutrice, Mrs. Giddens.

La cornice narrativa: essere Mrs. Giddens

Il libro si avvale di una cornice narrativa: il misterioso Douglas, della cui sorella Mrs Giddens fu istitutrice, ne racconterà la storia passata a un piccolo gruppo di persone riunitesi una notte in un’antica dimora intorno a un caminetto e la leggerà direttamente da un manoscritto che lei compilò prima di morire. Il punto di vista circoscritto fa subito in modo che il lettore s’immedesimi con Mrs Giddens.

Immagina quindi di essere un’istitutrice di fine Ottocento, indipendente e romantica e di essere stata reclutata da un’affascinante gentiluomo per istruire i suoi nipoti presso una villa di campagna, promettendo però di non dover mai, in nessun caso, disturbarlo. Immagina di aver percepito che qualcosa non andava, ma anche il fascino con cui ti può aver convinto del fatto che tu e solo tu potresti essere in grado di svolgere quel compito e come la prospettiva di essere proprio la persona giusta ti abbia conquistato.

Non lo ammetteresti mai, ma mentre egli parlava non hai potuto fare a meno di pensare a Jane Eyre, e forse, con inquietudine anche a Bertha. Ma poi il ricordo di Jane ha prevalso e, non volendo deludere le sue aspettative, decidi di accettare.

Parti da Londra per la tenuta di campagna dove vivono i bambini e quando arrivi alla villa, ti convinci che è stata la scelta giusta: tutto sembra splendido, i due pupilli Miles e Flora paiono incantevoli e già inizi a fantasticare riguardo al futuro roseo che ti si prospetta.

Giro di vite, un’espressione dal rendimento pittorico

Giro di vite, in inglese turn of the screw, è un’espressione con cui s’intende generalmente l’inasprimento di una pena nei confronti di un determinato reato. Il suo uso è diventato comune in ogni ambito, in questo caso si riferisce al peggioramento della situazione. Nella cornice narrativa Douglas accenna al fatto che la presenza di un bambino o perfino due aggiungerebbe uno o due giri di vite a una storia dell’orrore e cosi sarà.

In effetti, qui i giri di vite saranno molti, considerando che l’inizio della storia è pieno di entusiasmi e ottimistiche speranze. Ma poi, un giro di vite e scopri che chi ti ha preceduto nell’incarico che ricopri ha lasciato la casa in modo misterioso. Un altro giro di vite e la bellezza del luogo e dei bambini, pur restando apparentemente invariati, acquistano sfumature inquietanti. Poi ancora un altro giro di vite e ti sembra che quelle strane sfumature inizino a concretarsi in presagi tangibili. E allora tutti i tuoi strumenti di gioia, l’entusiasmo pedagogico, l’amore per la conoscenza, la bellezza della natura e la prospettiva di un futuro roseo ti si rivolgono contro e, come frecce, cercano di colpirti violentemente.

L’originalità e il nuovo gotico

L’atmosfera di un male incombente sul punto di manifestarsi si addensa in un crescendo di tensione, che è resa ancor più intollerabile dall’ambientazione quasi bucolica e dal senso di pace che l’accompagna. Proprio questo contrasto rende il terrore e la paura tutti psicologici.

Essi si sviluppano in fatti nella mente del narratore più che nella descrizione dei fatti. In questo modo Henry anticipa la sperimentazione letteraria del Novecento.
La sua produzione artistica influenzerà in particolare la corrente del modernismo inglese che, portando alle estreme conseguenze questo tipo di sottili e innovativi espedienti diegetici, renderà la voce narrante e le dinamiche interne alla storia sempre più complesse e la prosa sempre meno immediata.

E’ Virginia Wolf, non a caso, nel suo saggio sulla presenza del soprannaturale nella prosa inglese del 1918 a riconoscere in Giro di Vite le caratteristiche del nuovo romanzo gotico. Un nuovo modo di raccontare che sposta il centro della narrazione dalla descrizione di eventi arcani e spaventosi al modo in cui questi sono percepiti da chi si trova a farne esperienza.

I primi romanzi gotici si sviluppano a metà del Settecento e sono caratterizzati dall’unione di elementi dell’orrore e romantici, ma i lavori di Henry, a differenza di quelli Settecenteschi come I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe, non descrivono soltanto l’orrore come elemento ambientale ma soprattutto come dinamica psicologica.

“Lo spazio dinnanzi a me era stato invaso da un oggetto estraneo… una figura il cui diritto di trovarsi lì io contestai immediatamente e appassionatamente. Ricordo di aver enumerato ogni ipotesi possibile, rammentando che era del tutto naturale, per esempio, che uno dei domestici si trovasse lì, o anche un messagero, un portalettere, un garzone di bottega giunto dal villaggio. Questi pensieri non ebbero effetto sulla mia certezza più di quanto ne avessero – ne ero consapevole pur senza guardare – sulla figura e l’atteggiamento del nostro visitatore. Nulla era più naturale del fatto che queste cose fossero le altre cose che assolutamente non erano.”

Il vedere e le ambiguità interpretative

I temi preferiti da Henry, quali l’essere umano minacciato dai fantasmi reali o immaginari, l’impatto tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia, la tirannia umana analizzata in particolare nel suo aspetto della manipolazione psicologica, sono qui dominati dal concetto del vedere rivisto in chiave moderna. Normalmente la vista è la nostra porta verso la realtà: ciò che vediamo rappresenta ciò che crediamo essere vero. Nel racconto però quest’assunto è messo in discussione e la vista non è una garanzia di certezza bensì di ambiguità e doppiezza.

Il racconto presenta in fatti due possibili scenari altrettanto plausibili, riflessi dalle due scuole interpretative che ancora oggi si trovano su posizioni contrastanti. Una scuola crede che, sebbene raccontata con uno stile squisitamente moderno, questa sia una novella gotica a tutti gli effetti dove il male fisico o psicologico è reale e rappresentato da fantasmi concreti.  L’altra scuola sostenuta da parecchi studi interpretativi di stampo psicanalitico sostiene che la novella voglia addentrarsi nei meandri reconditi di una mente inquieta narrando la storia di un caso freudiano d’isteria e che i fantasmi siano soltanto terribili allucinazioni. Quindi certi aspetti di Mrs Giddens potrebbero richiamare in modo contrastante i personaggi di Charlotte Brontë, da un lato Jane Eyre e dall’altro Bertha.

Adattamenti

Giro di Vite ha avuto moltissimi adattamenti cinematografici e televisivi tra cui: Suspense (The Innocents) film del 1961 diretto da Jack Clayton; il prequel Improvvisamente un uomo nella notte (The Nightcomers) diretto da Michael Winner nel 1972. L’adattamento della BBC sviluppato da Sandy Welch e diretto da da Tim Fywell nel 2009. Da notare il film  The Others (2001) una versione cinematografica molto ben fatta diretta da Alejandro Amenabàr che sviluppa i temi della novella in modo originale.

Cosa ne pensi?

A ben vedere la genialità della novella sta nella sua ambiguità e nel non fornire prove esaustive a supporto di una o dell’altra teoria interpretativa. Sembra che la tensione narrativa e la genialità dell’opera stiano proprio nel modo in cui la trama riesce a non rispondere ad alcuna delle domande che solleva. La storia crea un moto speculativo continuo che, mentre dà la possibilità di affinare intuito e capacità percettiva, ci invita a entrare nella mente della protagonista spingendoci a confrontarci con l’ambiguità del reale e del bene e male.

Lo hai letto? Chissà cosa Henry James intendeva far vedere a Mrs. Giddens, fantasmi o allucinazioni?

 

9 Replies to “Giro di Vite | The Turn of the Screw. Henry James, 1898”

  1. Un libro bellissimo! ricordo durante tutta la lettura di aver pensato che i fantasmi fossero reali anche se la fine poi …?!? il film di Amenabar interpreta la storia un po’ a modo suo ma mi è piaciuto molto.

  2. Di James ho letto solo Ritratto di signora, ma vista la mia passione per il genere gotico mi sa che dovrò recuperare anche questo libro. Grazie per la segnalazione!

    1. Ciao Benny! ho amato Ritratto di signora. Qui restano molto più vaghe le origini del disagio della protagonista … Se il genere ti appassiona penso proprio che ti piacerà.

    1. In effetti la prosa di James può risultare di non immediata lettura. Un’alternativa più agevole potrebbe essere l’uso di un’edizione italiana con testo originale a fronte. Ma in ogni caso il romanzo è così particolare che credo valga lo sforzo 😉

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