Essere una Macchina. Be a Machine. Mark O’Connell. 2018 Adelphi

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Mark O’Connell, tradotto da Gianni Pannofino e pubblicato da Adelphi, ci accompagna attraverso un percorso straordinario soprattutto per chi ama la fantascienza e subisce ancora oggi il fascino letterario di autori come Asimov o Jules Verne; chi non riesce a evitare di fantasticare sul futuro; chi ogni tanto si lascia prendere da pensieri bizzarri e dall’entusiasmo verso la possibilità, seppur remota, di poter salire un giorno su una macchina del tempo come la DeLorean di Emmett Brown. 

Il Transumanesimo   

O’ Connell con il suo libro ci offre un’avventura giornalistica dove la fantascienza diventa una dimensione reale. Attraverso interviste ed esperienze vissute da lui in prima persona ci racconta il Transumanesimo. Quel movimento culturale delineato per la prima volta nel 1957 dal biologo inglese Julian Huxley che promuove la fede nell’evoluzione dell’uomo in una direzione che possa fagli trascendere se stesso e realizzare nuove potenzialità per migliorare la sua natura imperfetta e mortale. 

“Non accetteremo più di vivere sotto la tirannia dell’invecchiamento e della morte, e useremo le biotecnologie per dotarci di una vitalità permanente ed eliminare la nostra data di scadenza. Accresceremo i poteri percettivi e cognitivi della specie grazie al potenziamento tecnologico degli organi di senso e delle capacità neuroni. Non ci rassegneremo più a un’evoluzione cieca, bensì perseguiremo una totale libertà di scelta per quel che riguarda la forma e la funzione del corpo, affinando e incrementando le capacità fisiche e intellettive a livelli mai raggiunti nel corso della storia umana.”

Verso la singolarità tecnologica

Queste parole fanno parte della Lettera a Madre Natura scritta dal filosofo Max More, che dopo essersi laureato in filosofia a Oxford, diventa una delle figure centrali del movimento. La lettera è citata nel libro per introdurre il lettore al movimento transumanista e alla sua hubris.

I transumasti sono a favore delle tecnologie emergenti, anche quelle considerate più controverse come l’ingegneria genetica e guardano con entusiasmo alla singolarità tecnologica: quel momento in cui si assisterà all’avvento di una intelligenza superiore a quella umana (anche artificiale), e che condurrà a progressi tecnologici tali da ipotizzare anche la possibilità di correggere la natura mortale dell’esperienza umana. 

L’incontro con i transumanisti

Ciò che rende questo saggio interessante e allo stesso tempo di immediata lettura è il fatto che l’autore non è un transumanista, uno scienziato o un “addetto ai lavori” ma è un giornalista dalla formazione letteraria che, come noi che lo leggiamo, si avvicina a questo movimento con occhio curioso ma allo stesso tempo scettico e critico. 

Descrivendo questo scenario quasi surreale, l’autore esplora le conseguenze che le enormi quantità di denaro che fluiscono nella Silicon Valley stanno avendo sulla hubris che caratterizza la sua cultura. Così ci racconta del capannone criogenico nei pressi dell’aeroporto di Phoenix dove corpi umani risposano in attesa di risvegliarsi in un futuro in cui il problema della morte sarà debellato o della setta di biohacker che tentano di trasformarsi in cyborg.

Ci parla di Elon Musk o Steve Wozniak, convinti che di qui a poco la nostra mente potrà essere caricata su un computer, e da lì assumere chissà quali forme, perché no, quelle di una macchina.  

Leggendo Essere una Macchina 

Questo libro si accosta ai massimi sistemi cari a filosofi, scienziati, poeti e pensatori con un approccio che riesce ad essere allo stesso tempo ironico e coinvolgente. Essere una Macchina è un tentativo di comprendere come l’opposizione allo stato transitorio e mortale dell’esperienza umana e l’attaccamento alla vita possano concretizzarsi in una profonda fede nell’innovazione tecnologica.

L’esplorazione di questa tendenza e del movimento transumanista che la incarna permette a Mark O’Connell di cogliere un aspetto molto interessante della sua matrice culturale: la forza paradossale del suo anacronismo. 

“Pur proiettandosi con tutte le sue forze verso una visione del mondo a venire, il transumanesimo mi pareva evocare, con una certa nostalgia, un passato in cui un ottimismo radicale poteva ancora darsi come un approccio plausibile al futuro. In qualche modo, il mondo guardava avanti con un occhio sempre rivolto al passato.”

Questo atteggiamento rispecchia in parte quello nostalgico con cui a volte noi tutti guadiamo al tempo che passa e alla situazione dolorosa di dover accettare questo fatto in modo assiomatico e così a volte soffriamo e avremmo voglia di ribellarci.

Spesso però nelle storie seguire il richiamo della hubris verso la ricerca dell’immortalità o lo sfidare i propri limiti conduce a conseguenze nefaste e irreversibili, vedi Prometeo e più recentemente Blade Runner, Terminator, Alien o Matrix.  

Questo libro, pur non nascondendo i pericoli insiti in una fede incondizionata nella tecnologia, con uno stile diretto e ironico esplora la possibilità che essere una macchina non debba significare necessariamente la perdita della nostra umanità e condurre verso tetri scenari futuri ma che possa invece diventare un modo per preservare la specificità delle nostre esperienze individuali. 

Voi cosa ne pensate? Guardate al futuro dell’innovazione tecnologica con apprensione o entusiasmo?

2 Replies to “Essere una Macchina. Be a Machine. Mark O’Connell. 2018 Adelphi”

  1. Apprensione o entusiasmo? Ottima domanda, un misto tra i due direi, perché ogni nuova conoscenza porta con sé il rischio dell’abuso… anche la migliore tecnologia può distruggere sé stessa! Articolo molto interessante, grazie! 🙂

    1. Grazie mille fa piacere che tu lo abbia trovato interessante! L’argomento è ancor più intrigante proprio in virtù del suo dualismo: verissimo quello che dici sulla conoscenza e l’ambiguità del progresso tecnologico, speriamo bene! 😉

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