Dieci Piccoli Indiani | And Then There Were None. Agatha Christie, 1939

Books, Libri, fotografia, photography, bookblog, agatha christie, dieci piccoli indiani, and then there were none

inglese3

Dieci Piccoli Indiani. Agatha Christie. 1939

Questo romanzo è considerato uno dei gialli più ingegnosi di tutti i tempi non solo perché delinea una trama molto coinvolgente con una caratterizzazione dei personaggi incredibilmente originale, ma anche perché stimola il lettore a porsi domande sulla natura della giustizia, del bene e del male.

Dieci Piccoli Indiani: un nome che cambia

A tal proposito è interessante notare che proprio in considerazione di un delicato senso di correttezza il titolo del libro ha subito negli anni diverse variazioni. Il titolo originale dell’opera è Ten little Niggers ossia “dieci piccoli negretti” dal nome della filastrocca che è al centro della storia che narra appunto le vicende e la morte di dieci piccoli negretti.

Questo titolo non ha alcuna implicazione politica o razziale riferendosi agli elementi diegetici dell’universo narrativo, ma nell’America degli anni ’40 è considerato poco opportuno e cambiato in Ten little indians che significa “dieci piccoli indiani”.

In seguito alle controverse questioni legate all’integrazione sociale degli Indiani d’America negli Stati Uniti, anche questo titolo è considerato inopportuno e diventa così And then there were none che significa “e alla fine non ne rimase nessuno”. L’edizione italiana conserva il titolo intermedio grazie alla distanza geografica e culturale dalle implicazioni che hanno reso il termine “indiani” sconveniente.

Queste trasformazioni sono interessanti non solo perché mostrano l’importanza della mediazione culturale nei processi di localizzazione, ma anche perché in qualche modo sono in linea con le riflessioni sulla natura assoluta o relativa della giustizia che stanno al centro della trama di questa mystery novel.

La Trama

Un misterioso Mr. Owen invita otto persone a passare il weekend nella sua villa, presso un’isola misteriosa e disabitata, chiamata Nigger Island, sita lungo le coste del Devon in Inghilterra. Dopo un viaggio in barca i personaggi arrivano sull’isola e scoprono che Mr. Owen non c’è, ma ci sono solo una coppia di ignari domestici, ció rende il totale delle persone sull’isola dieci.  I presenti assistono  loro malgrado e con crescente tensione al trasformarsi della villa e dell’isola in luoghi claustrofobici dominati da scorci inquietanti che fanno gradualmente emergere le colpe e i delitti che ognuno degli ospiti si porta dietro, preannunciando gli omicidi di cui uno ad uno saranno vittima.

In fatti, in ogni stanza si legge una filastrocca che in dieci strofe narra le vicende di dieci piccoli “negretti” (nel titolo italiano “indiani”) e il modo in cui trovano la morte. I personaggi di questa filastrocca sembrano riecheggiare nelle dieci statuette poste sul tavolo del salone della villa. Ogni volta che si compie un omicidio, scompare una statuetta.

L’originalità

L’originalità dei Dieci piccoli indiani consiste nel presentare il tema della “camera chiusa”, che prevede la presenza di un gruppo di persone chiuse in un luogo senza uscite, in un’elaborazione nuova senza la figura del detective e con una conseguente caratterizzazione atipica dei personaggi, ognuno dei quali ricopre contemporaneamente il ruolo di sospettato, investigatore e potenziale vittima.

Questa densità psicologica favorisce lo sviluppo di una riflessione molto profonda sul tema della giustizia. Tutti i personaggi, in fatti, si scoprono colpevoli di qualche delitto, alla cui pena sono riusciti a sfuggire: in questo senso la loro morte si configura come giusta punizione. Eppure il fatto che questa stessa punizione non sia inflitta da un’istituzione giuridica ma da una misteriosa presenza travestita da imperativo categorico, rappresenta a sua volta un crimine. In questo modo sembra di precipitare in  un circolo allo stesso tempo vizioso e virtuoso che rende promiscui i concetti stessi di giustizia, vittima e carnefice.

“Era la mia ambizione inventare misteriosi delitti che nessuno potesse chiarire. Ma nessun artista, ora me ne rendo conto, può sentirsi appagato solo dall’arte. C’è il naturale desiderio di rendere nota la propria maestria. Io ho, lasciatemelo confessare in tutta umiltà, un ingenuo desiderio umano che qualcuno sappia quanto sono abile”

L’abilità supposta di chi ha ideato la trasformazione della villa in una trappola senza via d’uscita sta nel rispondere alla fallibilità dell’impianto giuridico con un relativismo morale freddo e spietato nei confronti di cui il lettore è stimolato a prendere posizione. Il romanzo riesce quindi a sviluppare in parallelo alla trama del giallo un discorso filosofico sulla natura del bene e del male nascosto nel suo sottotesto ed evidente tramite  l’interpretazione concettuale di alcuni suoi elementi narrativi.

Sottotesto

La barca che conduce i personaggi sull’isola richiama quella di Caronte che trasporta i morti agli inferi, quindi l’idea di morte ma anche di redenzione.

L’isola, nella sua funzione onirica, rispettando i parametri della letteratura fantastica, rappresenta un luogo magico, regno dell’imprevedibile dove la norma può essere ribaltata. In fatti lì l’ingiustizia diventerà giustizia e viceversa creando un’ambiguità morale manifesta difficilmente conciliabile con il mondo della terraferma.

La filastrocca che ritorna più volte all’interno del racconto e le statuette rappresentano un ritorno all’infanzia e quindi un regresso alla dimensione inconscia dove i protagonisti hanno nascosto la loro colpevolezza nella vana speranza di dimenticarla.

Questo scenario sotteso alla trama crea la particolare atmosfera del romanzo che mentre  da un lato coinvolge il lettore in un ritmo narrativo molto dinamico che corre verso un finale inaspettato, offre dall’altro uno spazio per riflettere sulla natura della responsabilità personale e del sottile confine che esiste tra i concetti di norma morale e giustizia, di crimine e pena.

 

Lo avete letto? avevate immaginato il finale?

17 Replies to “Dieci Piccoli Indiani | And Then There Were None. Agatha Christie, 1939”

  1. Un articolo bellissimo! Purtroppo nel caso della Christie, anche da parte accademica, ci si ferma sempre ad una lettura marginale di quelli che sono i temi proposti, sopratutto quando essi sembrano molto più leggeri del solito.

    1. Ciao Davide! Grazie mille! Hai ragione credo sia un po’ anche il genere ad essere spesso apprezzato più per la forma che per il contenuto. Eppure questo libro proprio grazie a una proposta formale insolita rivela subito una densità narrativa carica di leggerezza, nel senso profondo di Calvino e di suspense, nel senso psicologico di Hitchcock. Lo consiglierei a chiunque voglia dare una chance concreta al genere.

  2. Una bella recensione per un gran bel romanzo (mi è piaciuto molto anche l’ultimo adattamento televisivo della BBC). Da adolescente ero in fissa con la Christie e collezionavo i suoi gialli. Ancora oggi, se trovo in tv una replica della serie con Suchet mi fermo a guardarla :).

    1. Ciao Benny! Ti ringrazio! Mi hanno detto che è fatto molto bene e la tua conferma mi motiva ancor di più a vederlo presto. Grandissimo il Poirot di Suchet, ho amato anche l’interpretazione recente di Kenneth Branagh. Data la tua fissa adolescenziale 🙂 quali sono i libri di Agatha che preferisci?

      1. Oltre a Dieci piccoli indiani (ovviamente), i classici in cui compare Poirot (Miss Marple non è mai riuscita a conquistarmi) da Assassinio sull’Orient Express, a Styles Court, a Aiuto Poirot fino al tragico Sipario.

  3. Complimenti per la recensione! Io ho letto sia l’originale inglese che la versione italiana. È certamente un romanzo di grande tensione emotiva, i personaggi sono caratterizzati in maniera a mio avviso ancora più potente che in tutte le altre opere di Agatha. Ricordo ancora che, nell’originale, della cameriera si dice che è una creatura che sembra camminare “in mortal fear”. E la tensione cresce man mano che gli ospiti della villa iniziano a studiarsi, a guardarsi con sospetto, poi con timore e infine con terrore.

    1. Ciao Tiziana! Grazie! 🙂 si proprio vero la trama trascina verso la fine in un crescendo di tensione che in un attimo catapulta alla fine del libro. Che meraviglia che hai letto l’originale! io non ho avuto ancora occasione ma mi hai fatto venire voglia! A parte questo libro e il famoso Omicidio sull’Oriente Express, quali delle sue opere consiglieresti?

  4. Guarda, con Agatha Christie vai sempre sul sicuro, qualunque titolo tu scelga. Comunque, visto che ho letto tantissimo di lei perché mamma ha quasi tutti i suoi gialli, posso consigliarti in particolare “L’assassinio di Roger Ackroyd”, “La sagra del delitto ” e “Istantanea di un delitto”. Però ripeto, sono tutti dello stesso calibro!😉

💬

error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: