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Che ne è stato di te Buzz Aldrin? scritto dal norvegese Johan Harstad e pubblicato in Italia da Iperborea, racconta una storia eterea e allo stesso tempo concreta. Ci parla del desiderio di non apparire: essere secondi in un mondo dominato dal voler essere primi e dal protagonismo. In questo libro vediamo così luoghi desolati, lontani e lunari apparirci in tutto il loro fascino, come approdi sicuri dove poter scomparire e riapparire solo più tardi, sentendosi più autentici.

Le Isole Faroe

La storia è appunto ambientata nello scenario lunare di un piccolo arcipelago dell’Atlantico: le Isole Faroe, che si trovano in mezzo all’oceano, sopra la Scozia e a metà strada tra la Norvegia e l’Islanda.

Come spesso accade nell’immaginario letterario, anche qui l’isola diventa un luogo e un simbolo significativo perché separa da ciò che conosciamo e nel farlo fornisce la chiarezza analitica necessaria per accedere a un livello di consapevolezza superiore, capace di rivelare facendoci verso una maggiore intelligenza emotiva.

È proprio in questo ambiente appartato che il nostro protagonista Mattias riesce a trovare il posto giusto per conciliare i poli emozionali che negli ultimi tempi gli hanno reso la vita sempre più complicata. Qui trova il modo di raggiungere un equilibrio tra le spinte contrastanti che sente crescere in lui e che lo stanno dilaniando: quella a scomparire e quella ad apparire e affermare la propria individualità.

Alle Faroe scoprirà di non essere l’unico a faticare nell’impresa di armonizzare le proprie discordanze interiori. Qui incontrerà altri come lui, alla ricerca costante di equilibrio tra l’essere tutto e l’essere niente, tra il fare e l’immaginare, il restare e lo scappare, tra l’affermarsi e il nascondersi, l’essere sano e l’essere folle.

Paradossalmente sarà proprio questo incontro con un gruppo di persone che faticano a trovare l’equilibrio che permetterà a Mattias di scoprire il suo. L’immagine di un personaggio a cui fin da piccolo si sente molto vicino lo guiderà in questa impresa. Si tratta proprio dell’astronauta del titolo: il capitano Edwin “Buzz” Aldrin.

Il capitano Edwin “Buzz” Aldrin

In un mondo dove il protagonismo domina la scena, l’essere secondo o l’ambizione di essere secondo, di non voler farsi notare può facilmente essere letta come sintomo di insicurezza o disagio emotivo soprattutto se come il nostro giovane protagonista si ha un grande talento artistico. Mattias canta benissimo ma lui non vuole cantare né essere una rock star come il suo migliore amico. Lui vuole rimanere in disparte un po’ come Buzz Aldrin. L’astronauta americano che nel lontano 20 luglio 1969, proprio mentre Mattias nasceva, scese secondo sulla luna, rimando nell’ombra del più noto Neil Armstrong.

La figura dell’astronauta è da sempre circondata da un’aura molto particolare, capace di far brillare i sogni di bambini, le fantasie di ragazzi e gli ideali di chiunque ad ogni età alzando gli occhi al cielo non riesca a fare a meno di lasciarsi trasportare da desideri di infinito e di essere da questi sopraffatto, commuovendosi profondamente. Quindi rappresenta in un certo senso l’emblema dell’essere primi, del successo e dell’apparire. Ma attraverso l’immagine di Buzz Aldrin, così come Mattias la conserva nel cuore, la figura dell’astronauta ci appare in una luce completamente diversa.

La teoria del secondo posto di Mattias

Buzz Aldrin, come secondo uomo ad aver messo piede sulla luna, diventa nella mente di Mattias, il paladino di tutti coloro che non amano stare sotto i riflettori e che spesso nella vita sono chiamati per questo a giustificarsi. Come se il non voler essere sempre al centro dell’attenzione e della vita sociale sia una pecca caratteriale, qualcosa di sbagliato, da correggere.

La storia di Buzz Aldrin come interpretata da Mattias ci mostra invece il valore dello stare in disparte, di chi vuole fare ma non necessariamente apparire, perché per riuscirci ci vuole molto talento e una grande sensibilità:

“Serve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi. Ma serve un cuore grande per essere il numero due.”

Affrontando il disagio che prova Mattias nello stare al primo posto il libro ci fa riflettere riguardo la necessità di bilanciare la naturale propensione all’affermazione del nostro ego con una maggiore attenzione e rispetto verso quello degli altri.

Lungo la storia ci accorgiamo che la ragione del disagio di Mattias più che essere causata da fratture emotive o pecche caratteriali è data dalla sua incapacità iniziale di bilanciare quello che lui è con quello che sono gli altri. Durante il suo soggiorno alle Faroe grazie all’incontro con persone simili a lui che gli permettono di essere realmente sé stesso senza spingerlo a rincorrere un’immagine artefatta di sé, Mattias imparerà a trovare il suo equilibrio.

Leggendo Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

Questo libro combina toni lirici e un’anima rock offrendo una delicata riflessione sul non apparire. Su come spesso nella società occidentale guidata da dominanti contrarie esso sia considerato sintomo di incapacità relazionale e di anormalità.

Vediamo invece qui il non apparire consapevolizzare e accettare i suoi limiti e nel farlo maturare fino a mostrarsi nella sua veste più preziosa: come capacità di osservazione evoluta in grado di far apprezzare e dare valore in egual modo alla verticalità e all’orizzontalità, allo spessore e alla superficie delle cose. 

 

2 Replies to “Che ne è stato di te Buzz Aldrin? Johan Harstad.”

  1. Letto tanto tempo fa mi piacque molto per una serie di motivi, l’ambiente e l’evoluzione del protagonista e poi c’era tanta bella musica però c’era un errore che segnalai all’Iperborea, mi risposero che l’autore era giovane e poteva essere anche perdonato. Non fu una bella risposta!

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