Astenersi Astemi. Héléna Marienské. 2019

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Si può parlare di un tema delicato come quello delle dipendenze in modo anti-convenzionale, intellettualmente stimolante e allo stesso tempo divertente? Leggendo Astenersi Astemi l’ultimo libro di Héléna Marienské, pubblicato quest’anno da Edizioni Clichy e tradotto da Tommaso Guerrieri pare proprio di sì. L’autrice francese già nota in Italia per Libere scrive qui un libro completamente fuori dagli schemi che affronta questo spinoso tema in modo davvero originale, senza paura di apparire immorale.

Per comprendere a pieno l’originalità di questo testo prima di affrontarlo ci siamo andate a rileggere un po’ di articoli sulla dipendenza patologica e abbiamo trovato alcuni interessanti spunti che vorremmo condividere con voi prima di parlarvi del libro.  

Essere dipendente 

Per dipendenza patologica si intende un’alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata del piacere tramite mezzi, sostanze o comportamenti che portano alla condizione patologica. Nello specifico l’Organizzazione Mondiale della Sanità descrive la dipendenza patologica come quella condizione psichica, talvolta anche fisica, causata dall’interazione tra una persona e una sostanza tossica.

Una tale interazione determina il bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione. E fino qui c’eravamo; ci sono però più recenti sviluppi che riguardano quelle che sono definite New Addictions, le nuove dipendenze

Le nuove dipendenze 

Le New Addictions, o dipendenze senza sostanza, si riferiscono a un’ampia gamma di comportamenti anomali: il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da internet o da TV, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal sesso o dalle relazioni affettive, le dipendenze dal lavoro o dallo sport, come la sindrome da sovrallenamento. Queste nuove dipendenze sono più ardue da identificare perché hanno come oggetto attività che nascono come sani interessi o passioni e solo in seguito mostrano il loro lato patologico.

In questo senso sono forse meno legate all’emersione di una disfunzione individuale e più alla reazione a stimoli sociali, mostrando così una relazione più marcata con quelle problematiche della società moderna evidenziate da molti, in primis, da Zygmunt Bauman nel suo La solitudine del cittadino globale: insicurezza esistenziale o incapacità di organizzare e di costruirsi un’identità. Questo tipo di dipendenze sono proprio quelle di cui ci parla la Marienské in questo libro, inserendosi nel vivo del dibattito odierno sul tema. 

Il sottile confine tra passione e dipendenza: l’ossessione. 

L’avere passioni e interessi fa parte dell’evoluzione naturale dell’individuo, è sintomo di una sana e fervida evoluzione intellettuale. Se poi nella società moderna a seguito di un comportamento ossessivo la passione o interesse si trasforma in dipendenza o comportamento compulsivo o disadattivo la ragione non può essere solo legata all’evoluzione affettiva del singolo individuo. Ciò indica sicuramente una predisposizione di chi ne è vittima, probabilmente dovuta a traumi passati o cause clinicamente identificabili, ma anche l’esposizione a dinamiche disfunzionali della società stessa in cui vive.

In questo senso le nuove dipendenze, pur condividendo con le vecchie il fatto che l’individuo che ne soffre tenda a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine, riescono a far emergere in modo più lampante la relazione fra dipendenze e costrizioni sociali quali famiglia e istituzioni che spesso nella società moderna, reprimendo volontà e sogni individuali, possono causare comportamenti ossessivi mossi da insicurezza e solitudine esistenziale. 

Il gruppo di “astenuti astemi” 

I protagonisti di Astenersi Astemi ci parlano indirettamente proprio della loro solitudine e incapacità di esprimersi nel realizzare i propri sogni e di come questo stato di disillusa paralisi li conduca quotidianamente verso la perdizione e il vizio. Così leggiamo le storie di un prete cocainomane sosia di Papa Francesco, una donna frustrata alcolista, un giocatore d’azzardo incallito, un banchiere dipendente dallo sport, una fashion-addict affetta da acquisto compulsivo, un professore universitario sessuomane e una ragazza eroinomane.

Questi personaggi si incontrano durante un gruppo di ascolto creato dalla loro psicologa Clarisse che avrebbe lo scopo di curare in modo alternativo le rispettive dipendenze ma che poi di fatto le potenzierà causando risvolti rocamboleschi. Lungi dal voler creare un’apologia della dipendenza patologica la Marienské riesce invece a farci vedere come essa sia connessa alle dinamiche sociali tanto quanto a quelle individuali. 

Dipendenza e solitudine globale 

Astenersi Astemi sembra così abbracciare quella corrente di pensiero secondo cui le dipendenze, sebbene si sviluppino maggiormente in individui particolarmente sensibili resi predisposti ad accoglierle da traumi subiti in passato, siano legate alle più profonde contraddizioni della società moderna occidentale. Qui, citando ancora Bauman, l’insicurezza esistenziale, incertezza circa il proprio destino, la sensazione che la propria persona si trovi costantemente in pericolo costituiscono il contesto nel quale gli individui trascorrono le loro vite, sempre meno capaci di organizzarle e di costruirsi un’identità.

Dietro l’ironia, in questo testo si sente la presenza di un discorso sociologico profondo che ci accompagna dall’individuale al globale. Infatti alla fine del libro più che l’aspetto personale delle dipendenze ci si porta a casa una visione di come esse possano rivelare le storture e le contraddizioni della società nel suo complesso. 

Il ritmo narrativo 

La Marienské riesce a ottenere questo risultato con un ritmo narrativo che inizia in modo pacato e controllato, con la psicologa Clarisse che stila con entusiasmo un piano terapeutico caratterizzato da chiari obiettivi e grandi aspettative ma che poi procede verso un crescente e confuso dinamismo fino ad arrivare a quella che sembra essere una totale perdita di controllo della linea narrativa.

Il caos diegetico, che è chiaramente solo apparente, vede i nostri protagonisti interagire e incastrare le proprie dipendenze sviluppando diversi gradi di polidipendenza. Ed è proprio questa dinamicità combinatoria che riesce a spostare l’attenzione dai comportamenti disadattivi di questi particolari individui a quelli della società occidentale moderna, dando un taglio singolare ed estremamente coinvolgente alle parole di questo testo.  

Leggendo Astenersi Astemi 

Condividendo le proprie dipendenze i nostri protagonisti scoprono che esse non derivano da qualche neurone mancante ma dall’impossibilità di realizzare i propri sogni e la propria volontà nel loro quotidiano. Sviluppando l’idea che le dipendenze siano conseguenza di una società disfunzionale, caratterizzata da solitudine e incertezza esistenziale la Marienské ci propone una versione del mondo che può apparire “scorretta” ma che si rivela divertente e intellettualmente stimolante.

Vediamo infatti le vittime della dipendenza che più che curarsi si organizzano in un team vincente per riuscire a condividere e trarre il massimo profitto dalle proprie dipendenze. Così l’autrice riesce a farci riflettere su noi stessi e sul mondo in cui viviamo, sulle sue contraddizioni, su come agiscono sui nostri sogni e sui nostri lati oscuri. Ci è molto piaciuto, consigliassimo per chi ama ridere e la psicologia. 

Questo era uno dei libri del nostro bottino Bookspride di quest’anno e siamo finalmente riuscite a terminarlo. Voi cosa state leggendo?

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