Aspettando Game of Thrones. Fuoco e Sangue. George R.R. Martin. 2018

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Stanotte alle 3.00 o domani sera alle 21.15 potremo assistere in lingua originale su sky atlantic al primo dei sei episodi dell’ottava e ultima stagione di Game of Thrones (GOT). La fortunata serie televisiva HBO creata da David Benioff e D.B. Weiss ha esordito il 17 aprile 2011 ed è basata sulla saga scritta e non ancora completata di George R.R. Martin. L’autore statunitense inizia a scrivere le prime pagine di questa storia nel 1991. In Italia la prima parte del romanzo esce fra il 1999 e il 2000 con il titolo Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Nelle intenzioni nasce come trilogia, in perfetto stile tolkieniano. Poi negli anni si amplia fino a raggiungere sette libri, di cui due sono attualmente in corso di scrittura.

Gli eventi raccontati nei romanzi hanno quindi accumulato negli anni un crescente ritardo rispetto a quelli mostrati nella serie televisiva. C’è stata anche qualche critica in particolare verso la settima stagione. Secondo alcuni infatti importanti sviluppi narrativi come la morte di Dito Corto hanno trovato conclusione in modo un po’ affrettato o sbrigativo denotando la mancanza di una base letteraria. Condividiamo sicuramente alcune di queste considerazioni e abbiamo sperato proprio fino all’ultimo che R.R. Martin riuscisse a mettersi al pari con la serie. Sia per dare consistenza letteraria alle ultime stagioni sia per poter leggere tutti i libri prima di vederne la resa televisiva.

Ciò nonostante non possiamo negare di avere comunque amato la settima stagione e di non vedere l’ora di assistere all’ottava. Avendo letto i cinque libri precedenti, nell’attesa dei prossimi e ultimi The Winds of Winter e A Dream of Spring, abbiamo letto Fuoco e Sangue. Si tratta del prequel della saga uscito il 21 novembre 2018 in Italia. Ve ne vogliamo parlare oggi, facendo anche delle considerazioni di natura generale su Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Fuoco e Sangue, il “GRRMarillion”

Fuoco e Sangue è dedicato alla storia dei sovrani Targaryen da Aegon I il Conquistatore alla reggenza di Aegon III e ha un tono completamente diverso rispetto ai romanzi della saga. Non segue i consueti canoni narrativi. La storia è raccontata come un saggio storico, quasi fosse stata scritta da uno dei maestri della cittadella. Il ritmo dinamico e coinvolgente che caratterizza i romanzi cede qui il passo a uno più lento, che potremmo definire forse solenne. Date ed episodi cronologici si susseguono. Ci parlano di come Aegon il Conquistatore conquistò i Sette Regni e dello sviluppo della sua dinastia: i Targaryen

Un po’ come il Silmarillion per Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, Fuoco e Sangue, chiamato da R.R. Martin proprio “GRRMarillion”, mira a creare una carrellata delle figure solenni, più o meno tormentate che hanno seduto sul trono di spade nei 300 anni precedenti alla storia che conosciamo. A differenza del Silmarillion tolkeniano in Fuoco e Sangue R.R. Martin non narra l’intera storia di Westeros a partire dalla sua creazione ma si concentra su quella della dinastia Targaryen.

I Targaryen 

Fuoco e Sangue nel suo complesso può risultare meno diretto e accessibile rispetto alla prosa dei libri precedenti. Eppure per chi ha amato Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è sicuramente una lettura molto interessante. Rivela tanto e ci fa capire molto sulle dinamiche del mondo di Westeros. Già dalle prime pagine scopriamo dettagli che ci fanno vedere Casa Targaryen sotto una diversa luce. Unici superstiti ai disastri di Valyria, durante la lettura impariamo a comprendere le ragioni della loro forza e unicità, che risiede nell’essere allevatori di draghi.

Come tutti i Valyriani, fin da piccoli erano abituati a cavalcarli così come altri popoli cavalcavano i cavalli. Ma essendo tutte le altre famiglie di Valyria morte durante un disatro apocalittico, essi sono diventati gli unici rappresentanti di quell’antica tradizione capace di stabilire e mantenere un legame priviligiato con i draghi. Entriamo così a contatto con questa cultura ormai quasi estinta e che sopravvive solo grazie a questa casata famigliare. I Targaryen per preservare questa loro peculiarità baseranno la propria forza e personalità famigliare prporio su una fusione profonda con questi straordinari animali leggendari. I draghi, terribili e potenti, nella mitologia hanno una forte connessione con il mondo magico ma nella cultura occidentale sono prevalentemente associati a immagini di morte e distruzione. 

“Non appena l’ultima luce del sole si spense, i suoi uomini scrutarono l’oscurità incombente, stringendo lance e balestre. Dato che non compariva alcun drago, qualcuno probabilmente credette che le minacce di Aegon fossero vane. Ma Aegon Targaryen aveva condotto Balerion in alto, attraverso le nubi, sempre più su, finché il drago parve una piccola mosca che volava sullo sfondo della luna. Solo allora discese, gettandosi dentro le mura del castello. Su ali nere come la pece Balerion si tuffò nella notte, e quando le imponenti torri di Harrenhal apparvero sotto di lui, il drago ruggì la sua furia e le sommerse di fuoco nero, percorso da volute scarlatte.”

I draghi: simboli di morte e vita 

Quello che si riferisce all’immagine del drago è un simbolo ambiguo. Come dicevamo in Occidente queste creature hanno un significato legato alla sfera del pericolo e della distruzione, della morte e della rovina. Però in Oriente la loro valenza simbolica è più complessa, richiama la dimensione della forza creativa, nulla si distrugge ma tutto si trasforma e così anche essi acquistano un significato immaginativo diverso e positivo, legato più all’ambito della trasformazione e del cambiamento che a quello della distruzione. Questa doppia valenza semantica ci sembra significativa per comprendere la genialità di questa saga e anche la funzione narrativa del suo prequel Fuoco e Sangue.

Semplificando si potrebbe dire che le storie che circondano il trono di spade hanno come centro tematico il modo in cui il bene, come concetto generale, dopo essere stato sconfitto, sottomesso, umiliato e domato dal male, a seguito di una grande resilienza, trova il modo per ritornare a esistere e prevalere, rafforzandosi ma senza mai corrompersi, riuscendo anzi sempre a mantenere la sua purezza etica. Chiaramente non sappiamo come finirà la storia, quindi questa nostra interpretazione potrebbe essere completamente ribaltata dagli eventi che vedremo sul piccolo schermo nelle prossime settimane, ma finora la sensazione è stata sicuramente questa. 

In questo senso l’ambiguità simbolica dei draghi acquista un grande valore. Questa saga, che dal punto di vista dei riferimenti storici si ispira alla mitologia norreana e alla storia europea medioevale, vede la loro forza inizialmente legata ad ambiti di morte e distruzione. Poi nel corso della storia attraverso il personaggio incorruttibilmente positivo di Daenerys Targaryen essi assumono una valenza positiva, simile a quella che hanno nella cultura orientale. Dai tempi narrati in Fuoco e Sangue a quelli di Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco l’immagine dei draghi subisce un’evoluzione. Essi da essere strumenti di distruzione di monarchi autoritari o folli, divengono forza creativa capace di essere strumento per cambiare il mondo in positivo o, come direbbe Daenerys, di distruggere la ruota che da millenni opprime i deboli. In questo modo diventano uno strumento di trasformazione e non di morte.

Leggendo Fuoco e Sangue 

Si potrebbe ipotizzare che il grande successo de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e della serie televisiva GOT sia legato alla capacità di questa storia di scendere nelle profondità dell’animo umano e di mostrare tutte le sfaccettature della sua natura contraddittoria e la complessità psicologica e ontologica dei suoi dilemmi etici, così come ogni buon fantasy dovrebbe fare. Inoltre la scrittura di R.R.Martin resta sempre accessibile e diretta riuscendo a coinvolgere l’attenzione del lettore con elementi di grande effetto che sanno sempre sucitare una forte risposta emotiva. Questa storia mostra fin all’inizio una catena di ingiustizie così insopportabili che riesce subito ad agganciare l’aspettativa del lettore verso il presentarsi di quel momento in cui tutte quelle terribili prevaricazioni possano finalmente ricevere un giusto ritorno in termini di giustizia. Solo in questo modo possiamo spiegare quella sensazione di grande amore che personaggi come Tyrion Lannister, Arya Stark e sopratutto Daenerys Targaryen e Jon Snow alias Aegon Targaryen, riescono a suscitare. 

La carica rivoluzionaria e il potere di stimolare pensieri di grandezza propri di persanoggi come Daenerys e Jon sono notevoli. Questi, nonostante il grande potere che posseggono e il fatto di essere in un mondo come Westeros dove gli antagonisti abbondano in numero e in malvagità, come monarchi illuminati volteriani si muovono cercando sempre di agire in modo etico e profondamente umano, mai per loro stessi ma sempre per un bene più grande, preservando il maggior numero di vite possibile. Essendo poi circondati da figure che nel corso della storia diventano moralmente maestose come Tyrion Lannister o Ser Jorah Mormont riescono davvero a essere di grande ispirazione. Fuoco e sangue è un testo più arduo da leggere rispetto a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ma pur non parlandone direttamente ci aiuta a comprendere figure complesse e incredibilmente riuscite come quelle di Daenerys Targaryen e Jon Snow. La loro luminosità amplificata dal grande peso simbolico insito nell’immagine dei draghi armonizza perfettamente con il percorso appagante con cui abbiamo finora assistito alla rivalsa del bene che dopo essere stato schiacciato ha ritrovato un modo per tornare a esistere e prevalere. Speriamo la storia prosegua in questa direzione.

Secondo voi come andrà a finire? Chi di voi ama questa saga? Libri e serie? Diteci un po’ cosa ne pensate…

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