Acompassforpoetry. Mattina nella casa bruciata. Margaret Atwood.

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Oggi per la nostra rubrica #acompassforpoetry che teniamo ogni primo martedì del mese vi parliamo di un volumetto di poesie del 1995 di una grande romanziera: Margaret Atwood a cura dei di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, edito dalla casa editrice fiorentina Le Lettere.

Si tratta di una raccolta divisa in cinque parti, con un’introduzione di Biancamaria Rizzardi e un’interessantissima appendice dal titolo Scrivere poesia, dove la Atwood ci spiega le ragioni del suo grande amore nei confronti del linguaggio poetico.

La Atwood non ha bisogno di presentazioni essendo una delle maggiori autrici contemporanee canadesi di narrativa speculativa, autrice dei romanzi La donna da mangiare, Occhio di gatto, L’altra Grace, La donna che rubava i mariti, L’assassino cieco, L’ultimo degli uomini e del famosissimo Diario dell’ancella.

Critica letteraria, femminista e attivista le sue opere testimoniano una profonda preoccupazione per la civiltà occidentale e per la politica, dipinte dalla sua prosa attraverso riflessioni visionarie e tormentate che lasciano però sempre intravedere spiragli di luce e ottimismo. 

Così la sua poetica e questa raccolta fin dal titolo propongono un’immagine profondamente tormentata come quella di una casa bruciata: la casa, quello spazio personale, caldo e protettivo che ci portiamo dentro e proiettiamo fuori tutto intorno a noi, è bruciata, distrutta, scomparsa.

Eppure il mattino richiama un’immagine positiva facendo riferimento all’idea di rinascita e nuovo inizio. La raccolta ispirandosi a questa tensione dicotomica che tende tra vita e morte, distruzione e rinnovamento presenta un’esplorazione lirica dell’umanità che spazia fra la storia, il mito, la scienza. 

Le forme e i toni variano passando dal monologo drammatico, alla riflessione filosofica, dall’elegia, a considerazioni di tipo esistenziale e ci colpiscono subito per la fisicità e la capacità evocativa che i versi sanno assumere e comunicare e che ruotano intorno alla metafora di rogo, pira sacrificale, incendio e rinascita.

In questo modo la Atwood riesce a dipingere in poche pagine intense un paesaggio contemporaneo carico di archetipi e simbolismi. Consigliamo queste bellissime poesie a tutti i cultori del genere e soprattutto a chi ama i versi che sembrano venire da un remoto passato ma sanno parlarci del futuro, della memoria e della realtà, dell’oblio e della nostra dimensione immaginativa. Ecco qui la poesia che dà il titolo alla raccolta, una delle nostre preferite: 

Versione originale in inglese

Nella casa bruciata faccio colazione
Capisci: niente casa, niente colazione, 
eppure eccomi qua. 

Il cucchiaio che si è fuso raschia
la ciotola che pure si è fusa. 
Non c’è nessun altro in giro. 

Dove sono andati, il fratello e la sorella, 
la madre e il padre? Via lungo il lago, 
forse. I loro abiti sono ancora sulle grucce, 

la pila dei loro piatti accanto al lavello, 
accanto al fornello a legna 
con la gratella e il bollitore annerito, 

ogni dettaglio chiaro, 
la tazza di latta e lo specchio distorto. 
Il giorno è luminoso e senza canto, 

Il lago è blu, la foresta vigile
A est un cumulo di nubi 
lievita in silenzio come un pane scuro. 

Vedo i ghirigori sulla tela cerata, 
vedo i difetti nel vetro, 
le vampe dove il sole batte. 

Le mani e le gambe non me le vedo
e non so se è una trappola o un dono, 
ritrovarmi qui, dove ogni cosa

in questa casa si è da tempo estinta, 
bollitore e specchio, cucchiaio e ciotola, 
perfino il mio stesso corpo, 

perfino il corpo che avevo allora, 
perfino il corpo che ho adesso
mentre siedo a tavola al mattino, solo e felice, 

piedi nudi di bimba sulle assi bruciacchiate
(li vedo quasi)
nei miei abiti in fiamme, i calzoncini verdi leggeri

e la maglietta gialla bisunta 
contenente la mia inesistente, cinerina, 
carne radiosa. Incandescente. 

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